Due Mari, due Mondi, due Me. Luna di Miele e Memorie Sireniche a Sestri Levante
“Che sera incantevolmente fiabesca a Sestri di Levante!
L’osteria si trovava vicino al mare, che si agitava in grandi onde, il cielo
splendeva di nuvole rosso fuoco, le montagne si alternavano in colori intensi.
Gli alberi stessi sembravano grandi cesti di frutta, stracolmi di potenti e
pesanti grappoli d’uva, che la vite sollevava lassù”. Andersen, Hans
Christian. Mit Livs Eventyr (Il racconto della mia vita). C. A. Reitzel, 1855. Arkiv for Dansk
Litteratur, p. 154
Introduzione al Viaggio
A volte i viaggi più lunghi – e intensi – sono quelli su cui
si ha meno da raccontare. Non perché il vissuto e l'incanto siano
meno che in altri, ma ci si è immerse così appieno in quelle acque da
aver lasciato indietro, a casa, pensieri, preoccupazioni e schemi attraverso i
quali si aveva sempre creduto di dover “creare” e scrivere.
Taccuino di Viaggio “Questo sarà un viaggio dentro, durante il quale non mi preoccuperò di memorizzare, appuntare e ricercare, mi limiterò a far respirare l’anima e il cuore”, mi sono detta fin dalla partenza.
Nella assenza della mente, una “pienezza d'anima” è allora giunta: ciò accade quando è lì, che si nuota, non sul pelo dell’acqua, ma dove il blu è più
profondo e la voce del mare non mente.
Ho vissuto tutta la vita sapendo di essere “speciale”: non
mi sarei mai accontentata – e nemmeno avrei potuto, neanche se lo avessi voluto
– di vivere “a una sola dimensione”. Ho sempre saputo che un unico mondo, per me, non sarebbe stato abbastanza. Così ho nutrito appieno l’altro, quello che – almeno fino ai tempi più recenti –
mi aveva dato più soddisfazioni di quello tangibile, per così dire. Eppure, nella
ricchezza che ha caratterizzato questo nuovo salto, di materiale (nel senso comune e impoverente del termine) c’era ben poco. Dove c’erano bellezza e opulenza fuori, esse fiorivano e rispecchiavano dentro. I miei due mondi –
quello magico e quello non-magico – questa volta più di altre erano fusi, entrambi incantati dalla magia sospesa delle vacanze di agosto. È come
se, quest’anno, di matrimoni ne fossero avvenuti due: quello di sei mesi fa tra me e mio marito, e
quello dentro e fuori me stessa, nella realizzazione di una completezza mai
esperita prima. A Sestri Levante (GE) – in particolare nei momenti vissuti tra l’Hotel
Due Mari e i tradizionali Bagni Segesta, entrambi Eccellenza Italiana – ho compreso che, nel viaggio che
attende, non avrei più dovuto scegliere tra materia e spirito, tra
ricchezza e spiritualità: entrambe impregnati la materia del sogno, un sogno
divenuto realtà, che meritavamo di riconoscerci e concederci, dopo tante fatiche.
All’Hotel Due Mari, situato precisamente in mezzo alle due famose baie, che sono attrazione turistica internazionale – la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio – ho potuto vivere, nutrirmi
e riposare “tra due mondi incarnati”: l’essenza che da sempre avevo avuto
dentro, adesso era reale, potevo stare con un piede in un mare ed uno nell’altro.
A leggersi è difficile comprendere – almeno per alcune/i – e avrei tanto
voluto salire a Punta Manara per mostrare con una fotografia l’esatta posizione
dell’albergo, al centro della penisola divisa e bagnata da due mari
gemelli, ma sapevo che quella lunga salita, in piena estate, con
un sole così rovente che di più non si poteva, non sarei mai riuscita a superarla – a meno di non essere scortata
in volo, s'intende, ma purtroppo non ho ali, non più. L’estate sì, ma solo se a meno di due metri c’è una qualsiasi pozza d’acqua nella quale rinfrescarmi! Le passeggiate in montagna e gli scarponcini,
per me, sono concepibili solo da autunno inoltrato fino alla fine dell’inverno: “Un ottimo motivo per ritornare all’Hotel Due Mari molto presto!”, ci siamo detti
io e mio marito, pregustando felici quel nuovo viaggio.
Cenni Storici
Segesta Tigulliorum, le misteriose Origini di Sestri Levante
I cenni riguardanti insediamenti umani sul territorio di Sestri Levante, sono reperibili fin dall’antichità classica. Tutto farebbe pensare che Segesta fosse un insediamento a mare del popolo dei “Tigulli”– tribù ligure preromana – mentre l'area denominata Tigullia potrebbe essere stata situata più verso l’interno, anche se stabilire una collocazione precisa non è possibile. L’epoca della formazione di questi popoli rimane oscura, dato che Segesta Tigulliorum è menzionata unicamente da Plinio nel pieno dell’età romana mentre Tigullia è ricordata, oltre che da Plinio, da Pomponio Mela fra Luni (colonia romana fondata nel 177 a.C., un tempo parte del territorio della Lunigiana) e da Tolomeo tra la foce del fiume Entella e Portovenere; ipoteticamente, si ritiene che Sestri Levante fosse toccata dall’antico sentiero romano che connetteva l’alta Val di Vara all’approdo di Genua. Non essendoci però reperti di terra a testimoniarlo, si ha supposto che la strada basolata di epoca medievale che dalla chiesetta di San Sebastiano conduce alla cappella di Sant'Anna (oggi diroccata, sulla altura che divide Sestri da Cavi di Lavagna, località detta “Pietracalante”) possa aver avuto radici in una preesistenza, il ché evoca le tracce pagane disseminate nella zona: Sant'Anna, protettrice dei marinai, nasconde in sé una serie di figure misteriose legate ad antichi culti precristiani di acque e cielo. Il ceppo di una ancora databile tra il I sec. A.C. e il I sec. d.C. al largo della località di Punta Manara – località d'attrazione turistica, dalla quale è possibile scorgere l’intero panorama della penisola con le due baie – testimonia altresì traffici marittimi dell’epoca romana, niente meno che la reminiscenza di una cultura legata al mare, ai naviganti e al legame dell’uomo con i corpi celesti, che erano guida imprescindibile per chi si avventurava in nave fin dalla prima storia israelita, egizia e cananea fra le altre, dove gli elementi di culto celeste sono, nel tempo, stati inglobati dalla culture greca e romana fino a giungere a noi. Non mancano a Sestri Levante reperti databili all’età del Rame e del Ferro, rivelando che il gioiello sestrese fosse abitato già nel corso della preistoria...
Solo dalla occupazione longobarda del VII secolo, a ogni modo, Sestri avrebbe assunto una posizione chiave di difesa: conquistata dalla famiglia dei Fieschi, Conti di Lavagna, poi resi feudatari, nel 1139 passò alla Repubblica di Genova, la quale nel XII secolo tolse il possesso dell'isola ai monaci di San Fruttuoso per edificare, nel 1145, un munito castello e delle mura sulle rupi dominanti i due porti naturali della penisola (o isola) innalzando la definitiva difesa dei luoghi che costellavano la costa sestrese e stabilendo il definitivo dominio genovese sul borgo, con il mantenimento dell'esercizio fieschese tra il territorio di Trigoso e il castello: oggi, del complesso, non resta granché di originale: intorno al 1950 fu trasformato in un lussuoso albergo che ne ricorda il fascino, con la Torre Marconi del tredicesimo secolo rimasta intatta. Fatto sta che Sestri divenne teatro delle scorrerie piratesche, ma ciò non intaccò la pace ormai formatasi. In seguito, i mercati marittimi con la Sardegna e la Corsica fiorirono e il consueto traffico di cabotaggio con la riviera procedeva, per non parlare delle colline di Loto che erano già occupate da oliveti e castagneti, simbolo di Sestri. Anche il sale fu importante, tantoché Sestri rispondeva di un monopolio genovese su di esso, con un volume quasi pari a quello di Spezia. Giunsero allora gli Sforza, cacciati però dai già citati Fieschi e nel Cinquecento i Doria, dove Sestri fu coinvolta nelle lotte coi genovesi e gran parte dei possedimenti finirono nelle mani di Andrea Doria. Gli stessi, nei secoli successivi conquistarono il tratto litorale di Riva Trigoso. Fu allora che Sestri Levante subì le incursioni turche, che nel marzo 1632 vennero definitivamente interrotte dalle galee di Gian Vincenzo Imperiale, comandante della flotta genovese che spazzò via i pirati dalle coste liguri. A quel punto altre famiglie si domiciliarono lì: i Brignole, i Gentile, i Durazzo. Molti si trasferirono a Sestri anche per sfuggire alla peste nella prima metà del Seicento, anche se le epidemie non risparmiarono le Riviere. Le condizioni economiche di Sestri, allora, erano a ogni modo floride, commerciavano con l'Isola d'Elba, la Toscana e la Grecia e divennero note le importazioni di vini e formaggi mentre un terzo della popolazione si occupava di pesca. Molte vie, tutt'oggi conservano la memoria delle attività che venivano svolte nell'entroterra, tra cui via delle Olive. Dalla località “Sara” era altresì la cosiddetta Via del Sale che collegava le valli sestresi a Parma e Piacenza. Dagli inizi della metà dell'Ottocento lo sviluppo, per via della diminuzione delle relazioni con l'entroterra dovuta alla amministrazione francese, iniziò a cessare e le fortificazioni perdevano la loro funzione militare, anche se il Duca di Richelieu e altre potenze straniere quali quelle spagnole aiutarono nel controllo dei movimenti austriaci durante la guerra franco-austriaca.
Curiosità di Viaggio. Il “Leudo” Sestri si concentrò sempre più sul commercio via mare passando alla vela latina a triangolo che era in uso da migliaia di anni in Oriente e dagli arabi nel Seicento: i maestri d'ascia della riviera sestrese ricavarono allora un gioiello che per secoli caratterizzò la magnificenza ligure, creando Il “Leudo”, una imbarcazione che per la sua capacità di utilizzare molta vela anche con forte vento imperò fino agli anni Sessanta circa.
Nel 1860 venne altresì aperta la ferrovia Genova-La Spezia e altre iniziative industriali. L'importanza del porto, nel corso del Novecento di certo diminuì, dato che le comunicazioni terrestri, lì come altrove, cessarono quel rapporto di interdipendenza dal mare, dalle sue suggestioni ed entità, ma a ogni modo la sistemazione del porto mantenne la sua importanza dati i numerosi insabbiamenti ai quali bisognava far fronte, senza contare che si dovette provvedere alla ricostruzione dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, dato che nel 1943 Sestri Levante fu occupata da tedeschi e le bombe americane di “im-precisione” distrussero luoghi di culto tra cui l'oratorio di Santa Caterina. Liberatasi dall'occupazione – alla quale i sestresi si opposero con profonda resistenza – fu l'incremento delle attività del settore turistico e terziario a incominciare la sua ascesa, tutt'oggi splendidamente in atto...
Cenni geografici e religiosi
La Insula Segestri e gli Antichi Culti Sororali
L'antica Sestri Levante era costituita da un isolotto, caratterizzato da un promontorio che nel versante sud era a strapiombo sul mare. In età moderna – ciò è probabilmente la causa della rivelazione di numerose suggestioni e leggende popolari legate al territorio – l'area si unì alla terraferma con la naturale formazione di un sottile istmo dovuto dalle costanti alluvioni dei torrenti provenienti dalle valli, il Gromolo e il Petronio che generarono ingenti depositi di detriti dovuti alla azione del mare. Attualmente, l'istmo è con tutta probabilità molto più spesso di allora: in passato il mare si inoltrava nella piana sestrese e dove oggi sorge la città, con i suoi lussuosi alberghi e vicoli che affacciano su panorami mozzafiato, in principio era l'acqua... Ci troviamo davanti alla “ennesima” isola mitica – un argomento che può essere approfondito leggendo l'articolo di Strega in Rosa, intitolato L'Isola di Nebbia – dove non manca la reminiscenza di culti femminili sororali: fra le altre memorie, tra cui il più antico insediamento religioso della zona dedicato a San Michele Arcangelo, ubicato con tutta probabilità sul Monte Castello, nell'interno della già nominata panoramica Punta Manara e devastato dalla furia longobarda, vi furono le “Turchine”, ordine fondato da Maria Vittoria de Fornari Strata (1562 – 1617) a Genova al fine di venerare ed osservare “il verbo incarnato”, il cui nome, ispirato al loro scapolare o mantello azzurro, rievoca un contatto con le Fate e coi regni celesti d'aria. Le sorelle, alla fine del XVIII secolo, con la secolarizzazione dei beni ecclesiastici e il fiorire della Repubblica Ligure, dovettero abbandonare i loro conventi per non ritornare più. Forse, tracce di loro hanno rivissuto, un ventennio dopo, con la venuta a Sestri Levante delle “Maestre Pie della Presentazione di Maria al tempio o dell’Isola”, come sono popolarmente conosciute, sostituendo la presenza delle Turchine nel medesimo convento femminile. L’edificio, sito sulla sommità del promontorio della “Penisola” (nei pressi dell’antica porta orientale dell’Isola), risale al 1658, è stato soppresso alla fine del XVIII secolo per ordine napoleonico e, nel 1829, divenne sede delle Pie.
In particolare, si ipotizza che proprio la zona alta della Penisola fosse un luogo di culto ligure-romano, poi cristianizzato con la chiesa di San Nicolò del XI sec., perciò è molto probabile che le Turchine abbiano abitato un complesso edificato su un’area che aveva avuto in precedenza funzioni sacre anche pagane… La veste delle Turchine era ipoteticamente legata al blu del mare e del cielo, risvegliando la possibilità di un sincretismo con antiche dee celesti, di mare e stelle, d'altra parte, il parallelo pagano più vicino alle Maestre Pie della Presentazione di Maria al Tempio o dell'Isola, potrebbe essere quello delle Vestali e, in generale, non è escluso che possedesse un contatto con le sorellanze iniziate al Tempio di preesistenza antichissima, di cui spesso ho fatto cenno sia nel contesto orientale che occidentale nelle ricerche legate a Iside Stella Maris e Astarte e alle Sirene, nel breve saggio intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini od anche nella ricerca intitolata La Madre di Agosto, della Neve e del Gelo dalle Dolomiti all'Appennino. Il tempo ha d'altra parte rafforzato il legame dei sestresi con la terra, lasciando alla memoria di pochi l'antica isola e i suoi misteri sommersi, acquatici e celesti, se non per il ricordo di resti di ancore e anelli e ciò che riguarda il mare dal punto di vista commerciale. “Insula Segestri” – così è ricordata nei documenti di epoca medievale del XII secolo quella magica landa ligure la quale oggi, come allora, suggerisce che un tempo lì vi furono cultuate le Madri, le Stelle, i raccolti, le Sirene...
I Bagni Segesta – balneazione “sartoriale”, niente meno metafora di un soggiorno cucito su misura dal 1917 – sono ispirati all’antico nome di Sestri Levante e, con tutta probabilità, alla leggenda della sua adorata Sirena… Sorgono sulla Baia delle Favole e a due passi dalla Baia del Silenzio, come opulento giardino che rifiorisce ogni estate, promessa di una memoria storica, bellezza e incanto che ormai si tramandano di generazione in generazione con la coltivazione del Vermentino i cui vigneti costellano la spiaggia. Frutto di un lavoro genuino e inconfondibile, nel 2025 il ristorante locale si è riconfermato come Eccellenza Italiana vista mare. I Bagni Segesta, con la loro architettura in legno naturale, le uve autoctone e il programma salvataggio tartarughe che ogni anno vede la reintroduzione degli esemplari protetti nelle acque sestresi, è un luogo per pochi: a scapito di chi sostiene che la Liguria sia ormai un luogo “per snob”, è grazie a questi luoghi esclusivi che la cultura locale, con la sua storia e le sue peculiarità, vengono conservate e continuano a prosperare nel tempo come realtà uniche da preservare, soprattutto per il bene delle spiagge e dei Mari che altrove, presso i bagni liberi, spesso riflettono i tipici segnali di quando la gente è lasciata “libera” di comportarsi come vuole... La nostra esperienza, qui, ci ha ricordato ciò che abbiamo scelto di meritarci e riservarci anche per la prossima stagione estiva, dove lusso ed esclusività sono, in realtà, sinonimo di un relax e di una pace incontaminata senza eguali, che siamo felici non essere per tutti, se “per tutti” significa che a tutti tutto è concesso...
Inaugurato nel 1965 come meublé dalla signora Angela Zolezzi, l’Hotel incastonato come un raro gioiello tra la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio divenne albergo nel novembre 1973, rilevato da Carlo Ceruti, che lo riaprì ufficialmente il 9 aprile 1974 insieme all’annesso ristorante. La sede della nostra Luna di Miele, non avrebbe potuto essere più perfetta: me ne sono innamorata da subito, in fotografia, della torre di colore rosa che svetta tra vicoli d'alba e tramonto, i quali evocavano la presenza di una dimensione duplice, crepuscolare: vicendevole incanto...
La statua in bronzo del “Sirenetto” – come l’abbiamo giocosamente chiamata io e Michele – situata nella Baia del Silenzio a Sestri Levante,
niente meno che ai piedi del nostro albergo, è una scultura in bronzo
realizzata dallo scultore Leonardo Lustig. L'opera ispirata ai modelli classici, che rappresenta un giovane pescatore accosciato sulla riva, intento a calare la sua rete in mare, in realtà si chiama “Il Pescatorello” ed è evocativa delle entità sottili del luogo, tanto è vero che la sua figura è stata paragonata alla famosa “Sirenetta” di Copenaghen dello scultore Edward Eriksen,
anch'essa di piccole dimensioni, simbolo inequivocabile della città danese.
L’opera è stata donata a Sestri Levante dal rispettivo
proprietario, Gianfranco Traverso, che ne ha curato l’installazione del 23
settembre 2013, vestendo la Baia del Silenzio di una nuova magia, tanto è vero
che “la sirena” è diventata un simbolo tanto amato della città. Purtroppo, non
ho potuto fotografarla dal mare, e ogni volta che provavo ad avvicinarla c’era
sempre tantissima gente attorno, per cui, non restano che due scatti, amati,
frutto di una intima contemplazione che non ha bisogno di eccessive testimonianze.
La preesistenza a Sestri Levante di culti locali legati alle acque e ai raccolti è lampante, considerata la memoria delle dee di raccolto e abbondanza che si conserva ad esempio nella Madonna del Carmine – per i sestresi la “gran madre delle vigne e dei frutteti” che ogni 16 luglio viene trasportata fino alla riva del mare e celebrata con il gesto del “triplice inchino dell'arca di Nostra Signora” – e nella “Madonna del Buon Viaggio”, di cui nella storica via XXV Aprile di Sestri Levante è ospitata una architrave dove la Madre figura in quello che sembra un trono di grappoli succosi e navi di marinai la accerchiano in solenne preghiera, festeggiata nel giorno di Ferragosto, in concomitanza dell'Assunta, il cui culto è riscontrabile nella frazione sestrese di Riva Trigoso a partire dal 1868. A entrambe, sono tradizionalmente attribuiti motivi vegetali e marini, tanto è vero che Riva è una località “dal forte carattere marinaro” e gli scambi con l'Oriente potrebbero aver dato vita a un sincretismo con antichissime dee guida dei marinari, Madri Stelle perfettamente in linea con Iside Sopedet nella quale coesistono etimologicamente e nel simbolismo antico sia le messi che la stella guida. A prova del sincretismo – se si esclude la suggestione legata alla sirena Segesta per cui in latino, seges, segetis significa “messi, raccolto, campi coltivati” – nei pressi dell'albergo abbiamo notato subito un affresco dedicato alla Stella Maris (che aveva incominciato ad apparirmi fin dai viaggi degli ultimi tre anni in Liguria) e, nel centro storico, c'è una piccola edicola contenente la Madonna col Bambino che con tutta probabilità, rappresenta un altro culto locale fortemente sentito, niente meno quello della “Madonna del Soccorso” che riporta la scritta “O Salvezza indicasti e Vie in Terra e in Mare...”. Quest'ultima, generalmente rappresentata con corone di stelle o come Madonna Nera, evoca altresì le stesse deità oltre il volto della Madonna della Stella, la quale, similmente alla Madonna del Carmelo che va in processione via mare, viene trasportata sull'acqua del Ticino intorno al 2 giugno...
Affresco “Ave Maris Stella”
Edicola “Madonna del Soccorso”: “O Salvezza indicasti e Vie in Terra e in Mare...”

Il nome “Antico Tannino” è nato facendo riferimento all’attività che sorgeva sul piazzale antistante. Infatti, anticamente era stato occupato dalla fabbrica per l’estrazione del Tannino direttamente dal legno di castagno e di rovere. Ancora oggi è in uso tra i residenti chiamare la zona col nome Tannino. Di questo passato esiste memoria storica fotografica all’interno del locale, Eccellenza Italiana che sorge nella periferia di Sestri Levante, a pochissimi chilometri dal nostro albergo.
Curiosità di Viaggio. Il Tannino Un tannino è una sostanza organica naturale appartenente alla famiglia
dei polifenoli, presente in molte piante, semi, corteccia, foglie e frutti – come
uva, tè o castagno. È responsabile della sensazione di “astringenza” tipica di
vino rosso e tè; la parole deriva dal francese tannin col significato di
“sostanza usata per conciare le pelli”, a sua volta dal celtico “tanno” che
significa quercia, da tan “corteccia di quercia o castagno ridotta in
polvere per la concia”.
Taccuino di Viaggio “Il viaggio è durato abbastanza da farmi desiderare di ritornare a casa, ma non abbastanza da esserne sazia. Ogni paese, ha la sua storia, ma è quando siamo disposte ad aprirci al nuovo capitolo della nostra, che un luogo può entrarci veramente dentro, affinché le due si intreccino, e piccoli e grandi miracoli restino nella memoria e nel desiderio di futuri nuovi incontri...”
Il Quaderno di Rotta prosegue con la Parte II: Verso Deiva Marina e Il Mistero della Lastra delle Streghe
Sitografia
Segesta Sestri Levante
Due Mari Hotel Sestri Levante
Segesta Sirena dei Due Mari – Ottiche Parallele Magazine
Sito ufficiale Sestri Levante
La Voce di Genova – Sestri Levante e l'origine dei nomi delle due baie
Ordine della Santissima Annunziata
Congregazione Suore della Presentazione di Santissima Maria al Tempio – Storia della Congregazione
Dizionario Latino Olivetti a cura di Enrico Olivetti – Olivetti Media Communication
Zignaigo, Claudio “Il pescatorello” della Baia del Silenzio di Leonardo Lustig. Artigullia. Tratto da Artigullia Blog
Anche Sestri Levante ha la sua Sirenetta. Il Secolo XIX
Sestri Levante come Copenaghen: alla Baia del Silenzio arriva il Pescatorello. Genova24
GenovaToday, “La statua è l’alter ego, al maschile, della Sirenetta di Eriksen a Copenhagen”
Trattoria Antico Tannino Sestri Levante – Sito Ufficiale
Treccani Vocabolario – Tannino
Trattoria Turin– Sito Ufficiale
Bibliografia
Baratta, Francesco & Lavaggi, Andrea, Da Segesta Tigulliorum a Sestri Levante, storia arte fede, Ed. Internòs, Genova 2009, pp. 11 - 49
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro III, cap.V p. 68 tradotta per M. Lodovico Domenichi, Ed. Gabriel Giolito de' Ferrari, 1561, National Central Library of Rome
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia in Pliny the Elder, Natural History, Book III, cap. 47, trans. H. Rackham, Loeb Classical Library, Harvard University Press, 1938
Pomponius Mela, De Chorographia, II, par. 72, p. 44, ed. A. Riese, Lipsiae,Teubner, 1878
Ptolemy, Claudius. La Geografia di Claudio Tolomeo Alessandrino. Translated by Girolamo Ruscelli, with commentaries by Giuseppe Rosaccio, In Venetia: Appresso gli heredi di Melchior Sessa, 1599; Libro III, p. 37, Tavola sesta d'Europa
Andersen, Hans Christian. Mit Livs Eventyr. C. A. Reitzel, 1855. Arkiv for Dansk Litteratur, p. 154
Diritti
Testo e fotografie di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.


































































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