Estate in Alto Adige. Il Lago di Carezza, la sua Nixie e la leggenda dell'Enrosadira

Il Lago di Carezza (1.534 metri s.l.m) e la sua Nixie sullo scoglio sommerso, Val D'Ega, Nova Levante (BZ), Alto Adige.

Era da molto tempo che desideravo visitare il Lago di Carezza, gioiello altoatesino situato a 1.534 metri di altitudine e incastonato tra fitti boschi di abeti, in particolare l'abete rosso. Avevo raccolto i dettagli della sua leggenda, osservato fotografie bellissime, purtuttavia incapaci di cogliere esattamente l’incanto che lo caratterizza, e che solo vedendolo da vicino è possibile sperimentare, adesso lo so. Eppure alcuni luoghi, prima ancora di essere visitati, sembrano già “appartenere” all’anima, che pur lontana continua a cercarli. In questo caso, per me noi era solo questione di tempo...

Partiti da Cavedine (TN), verso le dieci e mezza del mattino, lasciato quindi alle spalle l'incantevole B&B “La Finestra sul Giardino” dove avevamo pernottato dopo aver percorso la Strada delle Streghe di Balbido, nel Trentino occidentale, io e mio marito abbiamo attraversato Trento, e mentre l’auto correva verso la provincia di Bolzano, il mio sguardo giocava a cogliere i brilli sul fiume Adige, che scorreva dalle montagne per attraversare la città e lambire i piloni dei suoi ponti.
Poco alla volta la valle, tra una meraviglia e l'altra che scorreva velocemente sul finestrino, e che mi sarei voluta fermare a fotografare ma la “tabella di marcia” che mi ero prefissata purtroppo non me lo permetteva, cambiava volto davanti ai nostri occhi. Avevo la sensazione di lasciarmi alle spalle un paesaggio per entrare lentamente in un altro, diverso non soltanto nei colori e nei profumi, ma anche nella sua storia. Le montagne sembravano accompagnarci passo dopo passo, come se sapessero bene dove stavamo andando, e ad ogni curva avevo l'impressione di avvicinarmi un poco di più a quel mondo di leggende che, fino a quel momento, avevo incontrato soltanto fra le pagine di libri ingialliti.
Soltanto più tardi, tornata a casa e svolto le prime ricerche, avrei compreso fino in fondo quella sensazione di distacco e cambiamento; il Lago di Carezza appartiene infatti all'Alto Adige, nella provincia di Bolzano, che insieme al Trentino costituisce la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. Pur condividendo lo stesso territorio regionale, le due province conservano identità storiche, linguistiche e culturali profondamente diverse, e basta percorrere pochi chilometri per accorgersi di quanto anche il paesaggio rifletta questa realtà plurale. 

La nostra meta, il Lago di Carezza, si trova precisamente nel cuore della Val d'Ega, una valle laterale che si apre a nord-est di Bolzano e risale il corso dell'omonimo torrente fino al Passo di Costalunga, naturale collegamento con la Val di Fassa, già in territorio trentino, niente meno quella che abbiamo stabilito come meta futura, dato che anche per questa zona ho già raccolto leggende che mi stanno molto a cuore... 
È proprio questa posizione di confine ad aver intrecciato, nel corso dei secoli, il territorio posto fra il mondo ladino della vicina Val di Fassa (i ladini sono un antico popolo alpino che occupava alcune delle valli storiche fra Trentino, Alto Adige e Veneto), quello germanofono dell’Alto Adige/Südtirol e quello italiano; tre culture che ancora oggi, nonostante periodi di tensione del passato, convivono armoniosamente e riaffiorano nei nomi dei paesi, nelle leggende, nelle tradizioni e perfino nelle insegne che accompagnano il visitatore lungo il cammino, che si sente partecipe di più memorie che camminano fianco a fianco.

Mentre gli abeti si facevano sempre più fitti, e l’aria – escluso il tratto di autostrada vicino Bolzano, che registrava temperature elevatissime – si rinfrescava sempre più, fino ad aprire i polmoni già in auto; il torrente Ega, che dà il nome all'intera valle, accompagnava il nostro percorso, ma anche questo lo avrei scoperto in un secondo momento, ricostruendo la geografia locale sulle cartine gentilmente fornite presso il punto turistico installato vicino al lago.

Etimologia in Viaggio. La Valle dell'Ega e Nova Levante Il nome “Ega” viene generalmente ricondotto dalle fonti ufficiali del territorio alla voce ladina ega, “acqua”. Effettivamente, è difficile immaginare un nome più adatto per una valle nella quale ogni cosa pare prendere forma dall'acqua: il torrente, le sorgenti che affiorano nel bosco, e il piccolo lago che stavamo per raggiungere. La denominazione tedesca, Eggental, significa proprio “Valle dell'Ega”, quindi è La Valle dell'Acqua o delle Acque.
Il paese che ospita il lago è composto da poco meno di duemila abitanti e si chiama altresì Nova Levante, trattenendo nel proprio nome germogli di storia locale: le fonti medievali lo ricordano dapprima come Noue e, successivamente, come Nofalatina, Noua Latina e Welschennofen. Secondo i massimi studiosi della toponomastica dell'Alto Adige, tra cui Egon Kühebacher, il toponimo Nova Levante deriva dal latino nova, ossia “terreno messo a coltura da poco”. Il corrispondente tedesco Welschnofen, invece, è composto da Welsch, antico termine germanico con cui venivano indicate le popolazioni di lingua romanza, in questo caso ladina, e Hof (Hofen), “podere”, “corte rurale” o “insediamento agricolo”, conservando così memoria delle origini linguistiche del primo nucleo abitato.
La componente linguistica ladina nel comune della attuale Nova Levante, in ogni modo, scomparve progressivamente a partire dal XVII secolo per germanizzarsi...

Ma tornando al viaggio verso il Lago di Carezza, gli ultimi tornanti alla nostra meta sono stati i più lenti per via del traffico, ma non ci siamo persi d’animo, nonostante si prospettassero attese, folle di turisti e quasi sicuramente una sosta carissima... In realtà, una volta in cima, ci siamo subito rincuorati, dato che il sistema del parcheggio era organizzato con grande cura, il personale gentile e disponibile oltre ogni immaginazione, e i visitatori, provenienti da ogni parte del mondo, trasmettevano delle ottime vibrazioni. Nonostante ciascuno parlasse la propria lingua, tutti sembravano condividere lo stesso desiderio: raggiungere quel piccolo lago nascosto nel cuore delle Dolomiti, per custodirlo come un ricordo magico dentro di sé.

Una volta attraversato il sottopassaggio che conduce al Lago, niente meno al trekking che è possibile svolgere attorno alla idilliaca conca, emergendo dalle scale la vista si è subito aperta sull'attrazione. Era da tempo, che lo stupore per qualcosa di grandioso non mi attraversava così limpidamente, ero letteralmente estasiata, mio marito altrettanto. Una vera carezza per l’anima, ho pensato, anche se di lì a poco avrei appreso – ma già lo avevo immaginato intuendo i cartelli in lingua locale – che Carezza non deriva affatto dalla parola italiana “carezza” come verrebbe spontaneo pensare...

Etimologia in Viaggio. Carezza Le forme tradizionali sono Karer See in tedesco e Lech de Ciareja in ladino. Gli studi toponomastici attestano già intorno al 1300 la forma medievale Char come denominazione di un alpeggio e riconducono il nome Karer al medio alto tedesco kar, con il significato di “alta valle adibita a pascolo”. Secondo i linguisti, tale termine risalirebbe a sua volta all’antico alto tedesco char, “recipiente”, impiegato anche per indicare una conca naturale a forma di bacino sui pendii montuosi. 

Guardando il lago dall'alto del sentiero, si nota in effetti l’evidenza della originale etimologia. Il Lago di Carezza sembra una coppa scavata nella montagna, calderone dove avviene la magia naturale.

Proseguendo il viaggio geografico, scopriamo che il Lago di Carezza trae vita da sorgenti sotterranee provenienti dal Latemar. Alle sue spalle, si innalza infatti il celebre massiccio dolomitico, custode silenzioso delle acque che affiorano nel lago...

Il massiccio del Latemar

Etimologia in Viaggio. Il massiccio del Latemar e il Latte della Montagna Il nome Latemar risale almeno al 1100, riscontrabile grazie a una descrizione dei confini tra Bressanone e Trento. Le etimologie possibili sono diverse, ma la più avvalorata sostiene che deriverebbe da Lactemara, una forma abbreviata della antica espressione ladina cresta de Lac-te-mara, che presumibilmente potrebbe essere tradotto con cresta montuosa sopra il lago nella conca glaciale”. Un'altra ipotesi che riporto, per me profondamente evocativa, dato che rimanda all'aspetto materno e nutriente della Madre della Montagna, collega la parola al ladino lat-mar (da lat “latte” mar, in tedesco mure “frana” frana o lahn in tedesco  “valanga”), ovvero “Milchmure” “Milchlahn”, con tutta probabilità a descrizione dei coni di detriti luminosi sulle montagne...

Le pareti chiarissime del Latemar sono costituite dalla  “dolomia”, una roccia che deve il proprio nome al geologo e naturalista francese Déodat de Dolomieu. Alla fine del Settecento egli riconobbe infatti che quelle montagne erano costituite da una roccia diversa dal comune calcare; poco dopo, le analisi chimiche di Nicolas-Théodore de Saussure ne confermarono la particolare composizione, costituita da un carbonato doppio di calcio e magnesio. 

Curiosità di Viaggio. Un Tempo era il Mare Pensare che quelle rocce, circa duecentocinquanta milioni di anni fa, durante il Triassico, non fossero ancora montagne, ma il fondale di un caldo mare tropicale, per molti aspetti simile alle odierne Bahamas e popolato da scogliere coralline e organismi marini, rendeva quel paesaggio ancora più magico. “Ecco il luogo dove un amante del mare non può dire: io preferisco la montagna” –  ho detto a Michele scherzosamente. Il lentissimo scontro tra la placca africana e quella europea sollevò infatti gli antichi fondali di quel mare tropicale fino al formarsi delle creste imponenti e diamantitiche che, oggi, chiamiamo semplicemente Dolomiti...

Taccuino di Viaggio Percorrere quei sentieri, significa in un certo senso camminare su un antico fondale marino emerso. È una di quelle verità scientifiche che sono ancora più sorprendenti delle leggende di ninfe, fate o sirene….

Abbiamo quindi incominciato a percorrere il sentiero attorno al laghetto incantato...

Anche se percorrere è forse la parola sbagliata, perché in realtà avanzavamo pochissimo dato che mi fermavo continuamente, ogni volta che il bosco si apriva in uno spiraglio diverso sul panorama di quelle acque, e il Lago di Carezza sembrava mostrarsi diverso da un attimo prima. Bastava cambiare posizione di qualche passo perché mutassero i riflessi delle creste sul fondale, il colore dell'acqua, perfino la luce sembrava liquida, in costante movimento. Era come se il lago non avesse un solo volto, ma molti, e io desiderassi lasciarmene pervadere uno alla volta, camminando a fianco a quella turchese visione senza alcuna fretta. Lasciamo che corrano gli altri – ci siamo detti – così facendo, siamo praticamente riusciti a rimanere quasi soli a osservare quegli angoli di pace.



La superficie turchese danzava in minuscoli brilli, che si estendevano saltellando dovunque appoggiassi lo sguardo. Il Lago di Carezza non è solo un luogo, è una esperienza che non può lasciare identiche a come si era prima...





Eppure, mentre i miei occhi continuavano a rincorrere quei colori impossibili da nominare, dentro le acque cercavo soprattutto lei, quella che che avevo conosciuto fino ad allora come Ninfa del lago, il motivo più grande di quel viaggio organizzato all’ultimo minuto, afferrata da una mano che voleva riportarmi a me stessa e sapeva benissimo dove dovessi essere.
Sapevo che da qualche parte, sotto quella superficie così limpida e surreale, riposava sommersa la statua che da anni veglia silenziosamente il lago, anche se, secondo la leggenda, la fanciulla delle acque che abitava Carezza svanì tanto tempo fa, per non farsi più vedere... 
Lo scultore fassano Rinaldo Reinhold Cigolla, la realizzò in bronzo e fu collocata nel 2005 sopra uno scoglio sommerso, lasciando che fosse il lago stesso a decidere quando mostrarla e quando tornare a custodirla, in base al movimento delle stagioni. Una scelta che ho trovato bellissima, ma che ha recato un pizzico di delusione in una visitatrice come me, che teneva moltissimo a fotografarla...

Riflessioni di Una Strega in Viaggio. Nascondersi per restituirsi Senza saperlo, nel modo in cui la ninfa d'acqua appariva e scompariva, stavo rivedendo un lato di me stessa... In ogni modo, nessuna figura leggendaria, al di là di una entità delle acque, avrebbe potuto trovare dimora più adatta di un luogo capace di nasconderla, e restituirla, a seconda di un ritmo naturale e misterioso quale è quello della natura. Un ritmo che solo imparando a riconoscere in noi stesse, possiamo imparare ad intuire, comprendere e divulgare.

L’abbiamo cercata a lungo, ma anche quando il riflesso subacqueo sembrava quello giusto, lei sembrava non esserci. Ogni ombra sul fondale mi faceva sperare di averla finalmente trovata, ma il suo segreto non voleva emergere, e nel cuore iniziavo a nutrire un po’ di delusione.
Soltanto più tardi, entrando nel piccolo negozio di souvenir, una signora ci avrebbe spiegato il motivo di quella apparente assenza: la settimana precedente un forte temporale aveva innalzato sensibilmente il livello dell'acqua e la piccola donna in bronzo, che tendenzialmente in quel periodo dell'anno già affiora, era tornata quasi completamente nascosta sotto la superficie...
Ma ecco la svolta, l’agognata epifania: Michele si era fermato un attimo, senza dire una parola e, sfiorandomi il polso, ha detto  Chiudi gli occhi e indica col dito  ed io ho fatto subito il gesto indicante della mano, ed ecco dirigendo delicatamente il mio braccio nella direzione del centro del lago, ha detto  Adesso aprili: la vedi? — e subito seguendo il mio indice con lo sguardo, mi sono accorta di un brillio che si stendeva diffusamente sul pelo dell'acqua, forse a causa di una fortuita folata di vento. La ninfa era lì, proprio al centro del lago.



La sua immagine femminile appariva sospesa tra le piccole increspature della superficie che rendevano il bronzo vivo e, per un istante, ho avuto l'impressione che il suo corpo si muovesse dolcemente, come se stesse accarezzandosi i capelli o li stesse lentamente pettinando.
La cosa bella, è che nessun altro sembrava accorgersi della sua presenza; attorno a noi le persone continuavano indisturbate a farsi selfie, a fotografare il lago distrattamente, permettendoci di vivere quella visione in intimità.
Alla fine, osservandola con pazienza, riuscivamo perfino a distinguerne abbastanza bene i lineamenti. Non essendo in possesso di una macchina fotografica adeguata, ahimè, non sono riuscita a immortalarla con chiarezza, poiché i riflessi cancellavano ogni dettaglio e la statua sembrava dissolversi dentro il lago, come se avesse scelto di mostrarsi soltanto a chi fosse davvero disposto a cercarla…

La Leggenda della Nixie del Lago di Carezza Da alcuni chiamata ninfa, da altri sirena, oppure fata dell'acqua (die Wasserfee), a seconda dell' articolo o testimonianza facilmente sfogliabile in rete, in realtà ci siamo accorti che il termine utilizzato localmente, niente meno il più vicino alla natura di coloro che tramandarono la leggenda dell'ondina bionda che un tempo avrebbe abitato le acque del Lago di Carezza, dovrebbe essere “Nixie”, dall'antico alto tedesco nihhussa spirito dell'acqua”, femminile di nihhus, dal proto-germanico nikwiz, forse dal proto-indoeuropeo neigw- lavare”, origine anche del sanscrito nenkti lava greco nizo io lavo”, antico irlandese nigid lava” (1)Con tutta probabilità è così che Karl Felix Wolff, noto per aver raccolto e restituito in forma scritta un corpus di leggende dolomitiche fino ad allora tramandate prevalentemente per via orale, la nomina nelle sue Dolomitensagen, di cui sto aspettando con trepidazione una ristampa in lingua tedesca degli anni Settanta dell'edizione originale del 1913...
In breve, la tradizione narra che, un tempo, nelle acque del Lago di Carezza dimorasse una splendida fanciulla dell'acqua, intenta a pettinare le proprie lunghe chiome bionde e a cantare tra le rive. Il mago di Masaré, rapito dalla sua voce, tentò invano di conquistarla con un arcobaleno steso tra il Catinaccio e il Latemar. Ma la creatura d'acqua, intuito l'inganno, scomparve per sempre nelle profondità del lago. Accecato dalla delusione, il mago infranse l'arcobaleno, e i suoi frammenti si dispersero nell'acqua, donando al Lago di Carezza i riflessi cangianti che ancora oggi gli valsero, in ladino, il nome di Lago dell'Arcobaleno.

Estratti integrali e approfonditi della leggenda, saranno pubblicati nel portale di ricerca Strega in Rosa, che trovate qui.

 

Curiosità di Viaggio. Carezza Occhio delle Dolomiti Forse per la sua forma, o per via del fatto che le sue acque cristalline e cangianti ricordano l'iride, il Lago di Carezza è anche detto dai locali Das Auge der Dolomiten“L'Occhio delle Dolomiti”.

Mentre Michele insisteva sulla somiglianza del lago con i colori cangianti dei miei occhi, io lo ascoltavo un pochino sopita, riflettendo sul valido motivo per cui la leggenda del Lago di Carezza e del suo spirito acquatico, fosse particolarmente legata al fenomeno dell’arcobaleno… I colori delle sue acque, bastano infatti a renderlo comprensibile a chiunque; non credo di aver mai visto uno specchio d’acqua cambiare così tante sfumature nell’arco di pochi istanti. Il blu cedeva il posto al turchese, che si scioglieva in mille riflessi smeraldo...




Curiosità di Viaggio. Il Lech de l'Ercaboam Il nome poetico ladino del Lago di Carezza è Lech de l’ercaboan, “Lago dell’Arcobaleno”, il ché descrive alla perfezione i riflessi iridescenti delle sue acque, niente meno richiama il racconto della nixie...

Avrei potuto restare delle ore lì, a osservare le infinite sfumature dell’acqua, ma ancor di più, se solo avessi potuto, mi ci sarei immersa con una tale gioia che avrei pianto. E, di fatto, ho quasi pianto all’idea di non poterlo fare, poiché vige un ferreo divieto di balneazione – come è giusto che sia.

Giocando con lo sguardo su quello specchio lucente privo di ombre, abbiamo immaginato come sarebbe potuto essere il lago nel cuore della notte, lontano dal vociare dei turisti, quando il silenzio torna a posarsi sul bosco e gli ultimi visitatori sono ormai lontani. Ci è piaciuto immaginare che allora cervi, caprioli, volpi, tassi e tutti gli altri abitanti della foresta scendano lentamente fino alle rive per bere, mentre la nixie si risveglia, emergendo serena, lontana dallo sguardo pericoloso degli uomini...

Curiosità di Viaggio. I salmerini alpini A proposito di animali, tipici abitatori del Lago di Carezza sono i salmerini alpini. Questa specie predilige infatti i laghi montani con acque fredde e ossigenate (la massima annuale del Lago di Carezza è di 13°!) e si riproduce molto lentamente. In autunno, prima che le vasche marginali del lago si prosciughino, i pesci ivi presenti vengono catturati con delle reti e trasferiti nella vasca centrale, dove possono sopravvivere.

Quando finalmente siamo riusciti a tornare alla realtà, staccando lo sguardo a lungo incollato su quell'idillio, si era fatta ora di pranzo.
Allora non ci abbiamo pensato due volte – dato che sapevamo di non essere sazi di quella bellezza – e ci siamo fermati a mangiare all’accogliente “Sea Bistro” affacciato sull’attrazione, così da poter ritornare a guardarla un pochino anche dopo la pausa gustosa… Abbiamo scelto un grande würstel con crauti e patatine, uno di quei piatti semplici che, dopo una passeggiata in montagna, sono d’obbligo, soprattutto se si sa di essere due tedeschi mancati…! Mentre sfogliavo il menù mi ha strappato un sorriso vedere che quello dedicato ai bambini era illustrato con una sirenetta e un tritone. Mi è sembrato un dettaglio sartoriale, forse un piccolo omaggio alle creature leggendarie che, ancora oggi, continuano ad abitare l'immaginario di Carezza, nel territorio che milioni di anni fa era occupato da un mare tropicale, costruito da coralli, spugne, alghe calcaree e altri organismi marini meravigliosi, oggi scomparsi ma vivi nell'anima invisibile del luogo...

Taccuino di Viaggio Anche quando non lo cerco, il mare torna ad abitarmi, per questo non posso che sentirmi già altrove, immersa nel viaggio che a breve verrà...

Seduti a tavola, ci siamo accorti che il nome di di Re Laurino continuava ad accompagnarci, tantoché un cameriere gentilissimo ci ha offerto un assaggio dell'amaro locale lui dedicato, preparato con erbe alpine secondo una ricetta ispirata alla tradizione. Dopo averlo assaggiato, abbiamo deciso di portarne a casa una bottiglia, nonostante l’acquisto fosse fuori budget, ma meritatissimo.

Gusto in Viaggio. L'Amaro di Re Laurino La ricetta storica risale al 1952, ma solo ultimamente è stata rilanciata. Contiene il rabarbaro, la genziana maggiore, achillea, camomilla, finocchio e rosa centifoglia, soprattutto per ricordare il giardino delle rose del Re...

Poco oltre il Latemar, a ovest del Lago di Carezza, si estende infatti il Catinaccio, che il mondo tedesco conosce come Rosengarten, letteralmente il “Giardino delle Rose”. Il nome italiano deriva probabilmente dal ladino Ciadenac, mentre quello tedesco richiama una delle leggende più conosciute e amate delle Dolomiti: quella di Re Laurino e del suo roseto incantato, uno dei personaggi più amati dell’immaginario alpino destinato a vivere ancora oggi nel fenomeno dell'Enrosadira.
Seguendo le tracce della Ninfa, ci siamo quindi ritrovati immersi anche nella leggenda nientemeno del Re dei nani...


La Leggenda di Laurino, Re dei Nani La leggenda narra che, un tempo, il Catinaccio fosse il meraviglioso Giardino delle Rose di Re Laurino, sovrano dei nani. Dopo aver rapito la principessa Similde grazie alla sua cappa dell'invisibilità, Laurino venne sconfitto da Teodorico di Berna e dai suoi cavalieri, giunti per liberarla. Accecato dal dolore per la perdita del suo regno, il re lanciò una maledizione sul suo roseto, trasformandolo in pietra affinché nessuno potesse più ammirarlo, né di giorno né di notte. Ma dimenticò il crepuscolo. Così, ancora oggi, quando il sole tramonta, le pareti del Catinaccio si accendono di sfumature rosate: è l'antico roseto di Re Laurino che, per un istante, torna a fiorire nell'Enrosadira...

Curiosità di Viaggio. Il fenomeno dell'Enrosadira Il termine Enrosadira appartiene alla lingua ladina e deriva dalle forme rosadüra o enrosadöra, che significan “diventare rosa”, “tingersi di rosa”. Con questa parola gli abitanti delle Dolomiti indicano il fenomeno ottico che, all'alba e al tramonto, imporpora le pareti delle Dolomiti di sfumature rosate, arancioni e violacee, dando origine a uno degli spettacoli naturali più celebri dell'arco alpino.

 

Prima di ritornare all’auto, sapendo che ci attendeva la lunga coda alle casse automatiche del parcheggio, abbiamo sentito la già dichiarata necessità a ritornare sui passi lacustri, e siamo rimasti qualche minuto in silenzio, lasciandoci carezzare dal vento fresco, dalla visione d’acqua e dai profumi puliti del bosco. Mentre ci allontanavamo, ho continuato a voltarmi verso il lago, quasi temessi che, proprio nell'istante in cui avessi smesso di guardarlo, la Nixie decidesse finalmente di emergere dalle acque…

Vorrei non lasciare mai questo posto, resterei qui con te per sempre   ha detto Michele, con quella nostalgia sottile di chi sembrava aver trovato, dopo anni di ricerche, finalmente una casa d'anima che fosse sua davvero. Anche sulla strada del ritorno, osservando le imponenti rocce visibili lungo tutto il tratto di autostrada, Michele si sentiva intristito, quasi spento all’idea di ritornare in città, e alle nostre piccole valli che molto poco somigliano alla vastità altoatesina.  Non possiamo andarcene   ripeteva   Tra questi abeti imponenti e le montagne che mi osservano con occhi di troll che si accendono ovunque nella roccia, io mi sento a casa. 

Il Trentino era il suo posto e, in parte, anche il mio. Lo sapevo. Entrambi lo sapevamo. Ma in quel momento, non potevamo farci niente. Il giorno dopo sarebbe ricominciata la settimana lavorativa, con tutti i suoi consueti “drammi”. Ma, del resto, poco dopo avremmo ritrovato il sorriso, riportando la mente alla ristrutturazione della “nostra” – ormai possiamo dirlo legalmente! – nuova casa completamente indipendente...

***

Le creste delle Dolomiti sono depositarie di tante storie, eppure, la più bella, per noi è quella appena scritta...

Note:

1. Harper, Douglas. “Nixie”. Online Etymology Dictionary.

Breve Nota sulle leggende:

Le leggende relative al viaggio in Alto Adige, ovvero sul motivo per cui il Lago di Carezza è chiamato Lago dell'Arcobaleno per le vicende della sua Nixie e ciò che collega il fenomeno dell'enrosadira al Giardino delle Rose del Re Laurino, saranno prossimamente pubblicate in parti integrali originali nel portale di ricerca Strega in Rosa che trovate qui.

Bibliografia e sitografia di riferimento

Christomannos, Theodor. “Die Latemargruppe”. Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins. Bruckmann, 1900.
Comune di Nova Levante. “Note storiche di Nova Levante”. Comune di Nova Levante.
Duden. “Hof”. Duden Online.
Duden. “Tal”. Duden Online.
Duden. “Welsch”. Duden Online.
Eggental. “Escursione circolare Highlight: Lago di Carezza – Labirinto di rocce del Latemar – Eggental Mountain Cinema Prati del Latemar – Passo Costalunga”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “La Val d'Ega tra le Dolomiti”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “Lake Carezza.” Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “Re Laurino e il Giardino delle Rose”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “The Rosengarten.” Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “The Water Nymph of Lake Carezza.” Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Fondazione Dolomiti UNESCO. “An Earth Sciences Laboratory”. Dolomiti UNESCO.
Fondazione Dolomiti UNESCO. “Geology and Geomorphology in the Dolomites”. Dolomiti UNESCO.
Gabrielli, Aldo. Dizionario della lingua italiana. Carlo Signorelli Editore.
Greule, Albrecht. Deutsches Gewässernamenbuch: Etymologie der Gewässernamen und der zugehörigen Gebiets-, Siedlungs- und Flurnamen. De Gruyter, 2014.
Harper, Douglas. “Nixie”. Online Etymology Dictionary.
IDM Südtirol. “La leggenda di Re Laurino.” Suedtirol.info.
IDM Südtirol. “Lago di Carezza.” Suedtirol.info.
Kühebacher, Egon. Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte. Bd. 1: Die geschichtlich gewachsenen Namen der Gemeinden, Fraktionen und Weiler. Verlagsanstalt Athesia, 1995.
Langenscheidt. “Lahn”. Langenscheidt Online Wörterbuch Deutsch–Italienisch.
Langenscheidt. “Mure”. Langenscheidt Online Wörterbuch Deutsch–Italienisch.
Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige. “Karl Felix Wolff e la leggenda di Re Laurino”. News – Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige.
Suedtirolerland. “Karer See”. Suedtirolerland.
Suedtirolerland. “La ninfa del Lago di Carezza”. Suedtirolerland.
Treccani. “Enroṡadira”. Vocabolario Treccani.
UNESCO World Heritage Centre. “The Dolomites”. UNESCO World Heritage Centre.
Visit Trentino. “How Were the Dolomites Formed?” Visit Trentino.

Diritti

Testo e fotografie di proprietà di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.

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