Estate in Trentino. Balbido, la Strega più grande del mondo e Le Strie della Val Marcia

 

(...) “Spero, molto presto, di poter tornare a ripararmi sotto la sua grezza veste, di quelle cui aggrapparsi quando in lacrime ci si sente un po' bambine, confidando che si verrà prese in braccio e tra i profumi che si levano in aria dal paiolo e una pacca di conforto, si ritornerà a sé stesse, alla rotta destinata, alla magia”. 


Lo scorso fine settimana, come prima tappa estiva in montagna, abbiamo scelto il Trentino occidentale. Nello specifico io e mio marito siamo stati a Balbido, situata a circa 760 metri sul livello del mare;
 piccola frazione di Bleggio Superiore, nelle Giudicarie Esteriori, dove il Lago di Garda si nasconde per cedere lo sguardo alle Dolomiti di Brenta, che ospitano anche le famose Terme di Comano, già apprezzate dai romani. Gemma circondata da prati, boschi e montagne, conserva il volto dell'antico mondo contadino, riconoscibile passeggiando tra le case in pietra e i fienili, testimoni di una comunità viva grazie alla memoria di coloro che ancora conservano le storie. Dal 1987 il patrimonio locale è stato sublimato grazie alle decine di murales in arte naif-naive-nativa che hanno trasformato il piccolo paese nel cuore del Trentino in una meta ambita dai turisiti, tanto da essere ormai conosciuto come “il paese dipinto”.

Etimologia in viaggio. Balbido Secondo il Dizionario Toponomastico Trentino, la forma dialettale storica di Balbido è Balbì. Al momento della stesura di questo diario, tuttavia, non sembra essere disponibile una scheda etimologica ufficiale dedicata al toponimo ma, in assenza di studi specifici, ho lasciato scorrere l'ispirazione... Osservando il legame tra Balbido e la strega e tenendo a mente le antiche “entità volanti” alpine, non ho potuto fare a meno di domandarmi se il nome possa conservare una remota affinità con il latino balbus, “balbuziente”, in nome di quella stortura che notoriamente è stata attribuita alle donne accusate per stregoneria. È soltanto una intuizione, priva di riscontri nella bibliografia consultata, ma mi riporta inevitabilmente alla celebre “femmina balba” descritta da Dante nel Purgatorio (XIX, vv. 7–15), la quale, pochi versi più avanti (vv. 19–24), si rivela come una “dolce serena”, ovvero una sirena. Nella lettura allegorica medievale di stampo cristiano e decisamente patriarcale, dove si diffusero anche i cosiddetti bestiari, la sirena – parallelamente alla strega, l'ho scritto spesse volte  divenne immagine della donna ingannatrice, della seduttrice e peccatrice, nel caso di Dante in netto contrasto con la figura angelicata di Beatrice, guida verso completezza e la verità del Paradiso...
Forse si tratta soltanto di una suggestione linguistica, o di una digressione fantasiosa puramente personale, oppure, alcune parole sono lì per aiutarci a ripescare memorie sopite che, insieme allo studio, aiutano a ricostruire arazzi altrimenti incompleti. Ebbene è proprio così che Balbido si presenta: incompleta. Una signora balbuziente che tace parti di sé ai visitatori, interrogando chi la osserva piuttosto che rispondergli.

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Il nostro viaggio – il primo assieme a mio marito in Trentino, anche se da adolescente era meta abituale con la mia famiglia – è incominciato dal parcheggio situato tra Balbido e Rango. 

La storica fontana quadrata di Rango nel comune di Bleggio Superiore (TN), borgo da cui si accede alla Strada delle Streghe. Un tempo era un lavatoio, ritrovo delle donne.

Ovviamente, mi sono subito innamorata delle acque cristalline della fontana, e se non fosse stato totalmente antiigienico e chiaramente vietato, mi ci sarei immersa: dopo qualche metro di salita verso il centro, ero fin troppo accaldata per i miei gusti.


Rango profumava già di stregoneria, nulla da aggiungere...!


Le vie acciottolate richiamavano gli antichi mestieri della gente di paese,  umile e semplice. Questo naturalmente ha reso felice mio marito, che vive della sua professione di falegname fin dalla giovanissima età.


Alcuni angoli, poi, chiamano senza un motivo preciso. Sappiamo che sono lì per noi e non abbiamo bisogno di giustificarlo, come i piccoli anfratti al limitare del bosco che di lì a poco avremmo varcato, decorati da conchiglie sussurranti misteri d'acqua.



Attraversato Rango, classificato tra i borghi storici più caratteristici del Trentino, abbiamo quindi raggiunto, riempiendoci gli occhi delle prime meraviglie, l’imbocco della “Strada delle Streghe”, accolti dalla installazione che ci ha indicato il sentiero, niente meno la piccola Cappuccetto Rosso…



Da quel momento, il bosco ha iniziato lentamente a “cambiare volto”, assorbendoci in una camminata fuori dal tempo, sospesi tra apparizioni suggestive, sia visibili che invisibili... 
Le raffigurazioni che guidano tra una tappa e l’altra, sono dedicate a noti personaggi delle fiabe, rendendo ancora più piacevole l'itinerario ad anello di circa tre chilometri che intreccia la natura alla fiaba e alla tradizione popolare.

Hansel e Gretel



Mentre mi riempivo gli occhi di dolcezza, una farfalla si posava sopra uno spallaccio dello zainetto. Ce ne siamo accorti solo una volta rientrati a casa, riguardando le fotografie con tanta nostalgia...

Sebbene la salita non fosse particolarmente lunga o ripida, a meno di non essere delle camminatrici esperte,  potrebbe richiedere più fiato di  quanto si pensi, ma nel mio caso ne è valsa la pena. Forse è proprio di quella lentezza che avevo bisogno di nutrirmi, la stessa che di tanto in tanto obbliga a fermarsi a posare lo sguardo su piccoli dettagli altrimenti ignorati.
Campanule, fiori selvatici, cespugli di ribes e farfalle dai toni bruni cangianti, sembravano stare al nostro passo, danzandoci insistentemente attorno lungo il tragitto; tantoché sono riuscita a realizzare loro qualche scatto e video, mentre il bosco diffondeva profumo di resina, terra umida ed erbe di montagna che mi ricordava la stessa genziana pungente dell'infanzia in montagna.



Strada delle Streghe  Balbido (TN)

Curiosità di Viaggio. La Strada della Strega Il sentiero denominato La Strada delle Streghe di Balbido, fa parte di un progetto  promosso dall'Ecomuseo della Judicaria e dall'Azienda per il Turismo Terme di Comano – Dolomiti di Brenta. In occasione dell'iniziativa, lo scrittore per l'infanzia Stefano Bordiglioni ha realizzato un racconto ispirato al percorso, successivamente pubblicato nel volume Sentieri da favola per piccoli camminatori (Carthusia, 2015).

Sulle Tracce delle Streghe della Val Marcia 

Il nostro obiettivo di viaggio, era soprattutto raggiungere la località Le Cros, “Le Croci” : sapevo che, una volta individuata, il sentiero avrebbe cessato di riguardare la fiaba e avrebbe incontrato la storia locale, forse meno idilliaca, ma più vera. Sopra Balbido si apre infatti la “Val Marcia”, che la tradizione popolare indica come dimora delle Strie, così dette – anche – nel dialetto trentino. Le fonti locali raccontano che queste creature amassero nascondersi fra gli alberi, tendendo scherzi ai contadini che salivano nella valle per raccogliere legna o fieno. Si diceva che le streghe potessero scavare magicamente buche lungo quel sentiero, e che si divertissero a lanciare pietre contro i carri in corsa danneggiando le ruote, o che possedessero l’abilità storica attribuita alle streghe di molte regioni di causare improvvisi temporali e grandinate capaci di compromettere il raccolto...

Curiosità di Viaggio. Le Cros di Balbido Secondo la leggenda, per proteggersi da questi attacchi, attorno al 1656 gli abitanti decisero di innalzare cinque croci all'ingresso della valle, per impedire alle Strie di oltrepassare quel passaggio tra i boschi e scendere nella valle. Va precisato che la tradizione colloca questa vicenda nel Seicento e racconta che gli abitanti decisero di proteggere la valle con cinque croci, tuttavia le fonti storiche più recenti precisano che le croci oggi ricordate dalla tradizione furono collocate soltanto verso la metà dell'Ottocento, in un periodo di particolare rinascita della devozione alla Santa Croce nel territorio del Bleggio. Originariamente erano in legno e solo in seguito vennero sostituite da croci in ferro, ancora oggi visibili lungo il sentiero.




Tra gli scatti, le croci ci sono tutte e cinque, ma essendo molto ripida la salita e fuori sentiero, non ci siamo addentrati per fotografarle da vicino, eppure un occhio attento le noterà salendo con lo sguardo sul passaggio che, evidentemente, doveva essere stato il luogo dove le strie si nascondevano a lanciare i loro sassolini...
Non ho potuto fare a meno di notare, fra l'altro, che il tutto avvenne su un crocicchio, un luogo liminare che tendenzialmente segna una soglia, non necessariamente ecatea ma che immediatamente ha portato la Dea alla mia mente.

Località Le Cros – Balbido (TN)

A differenza di altrove, a Balbido le streghe non assunsero quel volto diabolico, disumanizzato e violento che finirono per incarnare altrove – ne ho portato memoria nei numerosi sentieri tracciati sui miei Quaderni di Rotta, nel corso degli ultimi anni – ma impersonarono la voce misteriosa e temibile della montagna come materia mitica vivente. D'altra parte le Strie della Val Marcia offrirono una spiegazione plausibile agli imprevisti della vita quotidiana di quei luoghi, che da attraversare come turisti sono incantevoli, ma viverli nella quotidianità nasconde sempre delle insidie con cui non tutti sarebbero capaci di convivere.

In ogni modo, completato l'anello nel bosco e giunti a Le Cros, abbiamo subito notato una  strega lignea all'ombra del grande acero. Che freschezza lì sotto!




La strega aveva due volti: uno minaccioso, l'altro mite e saggio. Ed è esattamente così che una vera strega è: mai identica a se stessa, pronta ad accogliere una tempesta d'ira tanto di lasciarla andare facendosi pervadere da un mare calmo.

Ammetto che, abituata a ricalcare le tracce di donne accusate per stregoneria realmente vissute e perseguitate nei luoghi in cui viaggio, inizialmente apprendere la natura “fatata” di queste strie mi ha un pochino delusa, sebbene questo non ha impedito alla Val Marcia di essere conosciuta, nel tempo, proprio come Valle delle Streghe… Eppure, lo scopo del viaggio oltre i limiti geografici raggiunti finora, forse era proprio questo: rompere le catene dell’ordinario affinché abbassassi la guardia e mi lasciassi camminare dalla magia locale, senza dirmi che cosa, come e dove avrei “dovuto sentire”.
Le ricerche storiche oggi disponibili non documentano infatti processi inquisitoriali o roghi effettivamente avvenuti nella Val Marcia, la memoria delle strie appartiene soprattutto al patrimonio del folklore locale. Diversamente, altre aree del Trentino 
 la Val di Fiemme, la Val di Non ecc...  conservarono autentici processi per stregoneria fra il XVI e il XVII secolo, dei quali sono ancora noti documenti, deposizioni e sentenze. A Balbido, invece, la strega è rimasta soprattutto un personaggio della tradizione orale, simbolo ben accolto dai locali, che nella sua figura forse riconoscono le proprie identità e memoria.

Streghe o Fate? A Balbido, niente meno nella Val Marcia, le Streghe sono evidentemente rimaste fedeli alle loro più strette antenate, le Fate: sappiamo dalle ricerche del portale Strega in Rosa, niente meno grazie al florilegio di materiale attestato dalle fonti, di come i connotati della antica Dea si siano scissi in figure simili tra loro come la fata, la strega e la sirena, tutte frutto di una “contaminazione” culturale e sincretica che ha permesso al complesso corredo magico di un passato remoto di restare in vita... 
Per approfondire, invito a leggere il saggio intitolato “Fatae, Excursus” che trovate qui.

Etimologia in viaggio. La Val Marcia Secondo la linguista Giulia Mastrelli Anzilotti, l'antica forma dialettale del toponimo è Valmarcia (Val Marza). Il nome è attestato già nel 1454, nella forma ad rigum de Val Marza. La studiosa propone che il toponimo possa derivare dal latino marcidus, collegandolo probabilmente alla friabilità del terreno. In ogni modo, non posso fare a meno di intrecciare la parola Marcia con l'atto del “marciare”, questo ancora perché ripenso alla marcia selvaggia tipica delle Signore della Montagna, ancora antenate delle streghe, anche se il folklore attorno a Berchta è più tipicamente attestato nelle Dolomiti altoatesine che in quelle trentine, e dunque preciso nuovamente che si tratta di una sensibilità personale legata più alle percezioni che ho avuto attraversando quei boschi che da una qualche attestazione filologica. 

Riflessioni di Una Strega in Viaggio. Echi Per una ricercatrice sulle tracce delle Streghe, a volte può essere doloroso sentirsi costretta a distinguere ciò che è propriamente attestato dalle fonti, dagli echi che il proprio intuito suggerisce e in alcuni casi rivela. Ma le cose vanno chiamate col proprio nome, almeno questo, alle streghe, fatate, vere o presunte, glielo dobbiamo.

Salutata la strega dell'acero, e dopo aver gettato un ultimo sguardo sulle croci disposte lungo il ripido passaggio verso il bosco alto, abbiamo incominciato la discesa lungo la strada asfaltata. Lì si sono aperte davanti a noi le coltivazioni della celebre Noce del Bleggio, varietà storica profondamente legata all'economia agricola locale e ancora oggi fra i prodotti più rappresentativi del territorio. Naturalmente, durante una delle pause ristoro lungo il viaggio in auto verso Rango e Balbido, avevamo già assaggiato una fetta di torta preparata con le famigerate noci: squisita!  


Noce del Bleggio

Poco oltre abbiamo scattato altre fotografie a ciò che ci ha incuriosito.


E come non citare La Signora del Gioco, se si incontra un “Agritur maso” lei dedicato? La domina ludi“la signora del gioco tradizionalmente adorata dai partecipanti al convegno come una dea che conserva il carattere benefico proprio dell’antica credenza” (1), niente meno colei che presiedeva il banchetto del famigerato Sabba prima che, gradualmente, venisse demonizzata, affiancata o del tutto sostituita a poco a poco con il diavolo...

Curiosità di Viaggio. La Donna del bon zogo Nella già citata val di Fiemme attorno al 1505, tra le Dolomiti del Trentino orientale, nelle confessioni delle accusate di stregoneria c'era la affine Donna del bon zogo ormai assieme al demonio a presiedere al Sabba... (2).

Proseguendo sulla rotta, avremmo incontrato un'altra statua lignea raffigurante una strega a cavallo della sua scopa...



Taccuino di Viaggio Mi piace immaginare che la notte, quando la valle si addormenta e gli animali del bosco sono più attivi, anche le “streghe di legno” si risveglino, spiccando il volo e sfrecciando attraverso il cielo stellato...

A quel punto, il sentiero ci avrebbe quasi condotti nel cuore di Balbido, tantoché dalle alture si incominciava a intravedere la gigantesca Stria...


Alta 10,77 metri, riconosciuta come la strega più grande del mondo e insignita del Guinness World Record, fu inaugurata nel 2019 su progetto dell'artista Liberio Furlini, grazie al lavoro del Gruppo Giovanile di Balbido e alla collaborazione di numerosi volontari. La struttura portante in acciaio è rivestita da canne di bambù, mentre le mani, la testa e gli scarponi in larice furono scolpite dall'artista Ilio Buffa. L'opera nacque come tentativo di realizzare la strega più alta del mondo, ma in primis come omaggio alla leggenda delle strie che da secoli accompagna la Val Marcia. 

Proseguendo nella discesa, prima ancora di arrivare ai piedi  della vera e propria attrazione, siamo allora entrati nel centro di Balbido, ed ecco qualche fotografia del borgo tra sculture lignee realizzate da artisti locali e i famosi murales nello stile naif-naive-nativa.









La Leggenda delle Streghe – La Nonna racconta. Balbido (TN) Via delle Croci. Autrice Bianca Bertazzioni (MN). Suggestiva interpretazione della leggenda delle streghe ripresa dal luogo ed ambientata nella Val Marcia solcata dal Rio Duina. Evidenzia il modo vecchio come il mondo per trasmettere la vera cultura popolare. Tratto da Francescotti, Fausto. “La leggenda delle streghe: La nonna racconta”. Judicaria, no. 5, 1987, p. 47.

Murale Le Streghe della Val Marcia”. Balbido (TN) Via Piano Durone. Autore Franco Mora di Viadana (MN).

Citazione di Viaggio. Le Streghe della Val Marcia Le Streghe di Val Marcia costituiscono una delle leggende più tipiche tramandate di nonna in nonna presso i giovani e gli adulti e una genuina freschezza”. Francescotti, Fausto. “Le Streghe di Val Marcia”. Judicaria, no. 5, 1987, p. 46.

Per una segreta amante dei draghi come me, poi, non poteva mancare un draghetto intagliato nel legno che emerge dall'uovo appena dischiuso, sembrava proprio la Furia Buia di Dragon Trainer! Affianco, c'era un'altra fontana di paese, simile a quella di Rango.



E infine, eccola là: La Stria Gigante. Ho sentito qualcuno dire che dovrebbe incutere timore, mentre noi, nella sua figura, abbiamo trovato soltanto dolcezza, e una Grande Madre sotto la quale fermarsi a prendere un po' d'ombra e il venticello fresco, dopo una giornata passata in cammino coi polpacci che bruciavano...

La Stria Gigante, Balbido (TN). Inaugurata nel 2019. Opera di Liberio Furlini (Riva del Garda, 1950)


Scarponi, testa e mani della Stria Gigante sono scolpiti da Ilio Buffa di Castel Tesino (TN).








Non lo nascondo, ciò che più abbiamo amato della enorme Stria, sono i suoi scarponi. Tanto è vero che è lì che abbiamo deciso di toccarla per ricevere la fortuna promessa dalla targa esplicativa, che dice: “Tocca la Stria porta fortuna”.


Riflessioni di Una Strega in Viaggio Abituate a innalzarci sopra le cose, inseguendo rotte brillanti e celesti, certi viaggi invece mettono in ginocchio e chiedono di farsi piccole, un po' più simili a radici e terreno...




Come una grande Mamma, la Stria del Furlini resta lì, impera sulla Valle, vede e sente tutto, anche ciò che si vorrebbe tenerle segreto. Ma lei – ne sono sicura – ciò che le ho confessato con un po' di vergogna lo terrà per sé. Perché è questo che fa una madre, mentre riprende edifica e mai sminuisce; e per me, lei, una madre lo è diventata a tutti gli effetti. 
Spero, molto presto, di poter tornare a ripararmi sotto la sua grezza veste, di quelle cui aggrapparsi quando in lacrime ci si sente un po' bambine, confidando che si verrà prese in braccio e tra i profumi che si levano in aria dal paiolo e una pacca di conforto, si ritornerà a sé stesse, alla rotta destinata, alla magia. Per sempre.


Tra i dettagli della figura che ci hanno toccato il cuore, abbiamo notato la buffa tasca con i canovacci sbadatamente tenuti al suo interno. Un chiaro segno di quanto la strega incarni una natura umana (non necessariamente femminile) vicina alla vita quotidiana delle persone normali, affaccendate tra casa, famiglia e lavoro.


Riflessioni di Una Strega in Viaggio Ancora una volta, animata dal desiderio di trovare qualcosa che fosse “solo mio”, e che magari potesse restare segreto, ho sorriso riflettendo sul fatto che quella strega fosse così grande per contenere lo spirito di tutte quante noi. Nessuna esclusa. E ammetto di aver pensato anche a una cara amica, alla quale ho dedicato una sincera preghiera, dopo aver toccato il calderone anche per lei.

Mentre il cielo iniziava ad annuvolarsi e la minaccia di un imprevisto temporale si avvicinava sempre più alla valle, come inseguendoci, io e mio marito siamo riusciti a fermarci ancora qualche minuto ai piedi della Stria, e abbiamo consumato il nostro pranzo al sacco sui tavoli da pic-nic nel piccolo parco giochi che la ospita. In quel momento ho pensato che forse la vera magia di Balbido non fosse tanto la presenza di una gigantesca strega, quanto la straordinaria capacità dei suoi abitanti di trasformare un'antica leggenda in memoria condivisa, in onore delle proprie radici. La Stria Gigante non incarna una sola strega, ma le streghe tutte. A differenza di altrove, le strie della Val Marcia non appartengono più alla paura, ma alla gioia viva dei locali; e proprio per questo continuano, ancora oggi, ad accompagnare il cammino di chi attraversa quel bosco dove le pietre lanciate per dispetto si sono lentamente tramutate in sciami di farfalle vellutate...

Ed ecco le ultime fotografie di Balbido, prima di tornare all'auto e spostarci in località Cavedine, all'incantevole Bed and Breakfast “La Finestra sul Giardino” dove finalmente ci saremmo rinfrescati e preparati per uscire a cena...










La strega è di spalle, perché il viaggio, continua...

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Note:

1. Corsi, Dinora. Diaboliche maledette e disperate: Le donne nei processi per stregoneria (secoli XIV–XVI). Firenze University Press, 2013. Biblioteca di Storia, no. 20.
2. Ibidem.

Bibliografia e sitografia

Arcidiocesi di Trento, Area Cultura. La caccia alle streghe nel Principato vescovile di Trento.
Bonn, Cesare. Balbido era... Balbido è... Gruppo Culturale “La Ceppaia”, 2006.
Bordiglioni, Stefano. “La Strada della Strega”. In Sentieri da favola per piccoli camminatori. Illustrazioni di Paolo D'Altan, Carthusia, 2015.
Comunità delle Giudicarie. “Giudicarie Esteriori”. Comunità delle Giudicarie.
Corsi, Dinora. Diaboliche maledette e disperate: Le donne nei processi per stregoneria (secoli XIV–XVI). Firenze University Press, 2013. Biblioteca di Storia.
Dante Alighieri. “Purgatorio. Canto XIX”. Divina Commedia. Wikisource.
Garda Trentino. “I Sentieri dei Piccoli Camminatori – La Strada delle Streghe”. Garda Trentino.
Garda Trentino. “Murales di Balbido”. Garda Trentino.
Garda Trentino. “Val Marcia – La valle delle streghe”. Garda Trentino.
Giordani, Italo. Processi per stregoneria in Val di Fiemme (1501, 1504–1506). Fondazione Museo Storico del Trentino.
Istituto della Enciclopedia Italiana. “Balbo”. Treccani, Vocabolario on line
Judicaria. No. 5, Centro Studi Judicaria, 1987.
Mastrelli Anzilotti, Giulia. “Appunti toponomastici sulla Val del Chiese”. Studi Trentini di Scienze Storiche, vol. 72, 1993, pp. 257–292.
Panizza, Augusto. Processi contro le streghe nel Trentino: cavati dai documenti e pubblicati con introduzione e note. Marietti, 1888. Wikisource.
Riccadonna, Graziano. “La “Stria” di Balbido è davvero da Guinness”. Trentino, 8 Settembre 2019.
Riserva della Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria. “Balbido Paese Dipinto”. Riserva della Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria.
Rocca, Denise. “Bleggio, iniziata l'operazione dei giovani per la ‘Strega da Guinness’”. L'Adige, 28 Luglio 2019.
Turazza, Silvia. “La strega più grande del mondo, a mezz'ora da Riva del Garda”. Garda Outdoors, Garda Outdoors
Vernaccini, Silvia. “Gli itinerari dell'Autonomia. Giudicarie Esteriori: Bleggio Inferiore”. Il Trentino, anno XLVI, no. 304, dicembre 2010, pp. 40–41.

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.

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