Da Sestri Levante a Deiva Marina e Il Mistero della Lastra delle Streghe di Piazza
Durante la mia luna di miele di agosto a Sestri Levante, spinta da alcune letture su una leggenda legata alle Streghe di Deiva Marina, ho lasciato per un giorno Segesta e le sorelle sirene, per addentrarmi con mio marito nei boschi dell’entroterra spezzino. Oltre il Golfo del Tigullio, abbiamo allora raggiunto la frazione denominata “Piazza”, nella graziosa località Piani della Madonna, dove sorge isolata la chiesa millenaria di Santa Maria Assunta. Fondata attorno all’anno 1002 dai Longobardi, con molta probabilità su un più antico luogo di culto, ha custodito fino a oggi preziose memorie medievali del Levante ligure. Trovarla aperta è stato un piccolo miracolo: i lavori di restauro avevano lasciato uno spiraglio che mi ha concesso l’ingresso, quasi fosse un varco che in qualche modo ero destinata ad attraversare; del resto, sapevo bene che cosa stessi cercando... Accanto all’altare, il mio sguardo è stato catturato da una lastra epigrafica che gli abitanti chiamano “Lettera caduta dal cielo”. Essa rappresenta una testimonianza ritenuta straordinaria dagli studiosi locali, niente meno un documento epigrafico attribuito ai monaci bobbiesi (continuatori della dottrina di San Colombano) che hanno evangelizzato la Liguria del Levante tra il VII e VIII secolo. A differenza delle numerose “epistole di Gesù Cristo” circolanti in quel periodo, che, va detto, sono praticamente dei falsi, quella di Piazza – anche se non è scesa né dal cielo e men che meno da Cristo – è l’unica giunta fino a noi scolpita nel marmo, per questo ha attirato l’attenzione di storici, linguisti e giuristi che tutt'ora dibattono sulla sua natura.
Curiosità di Viaggio. La Lettera dal Cielo di Piazza La lapide, alta un metro e venti e larga quarantatré centimetri, presenta quarantanove righe incise divise da un rigo orizzontale. Nella parte superiore, più evidente, si ricorda la dedicazione della chiesa a santi come Michele, Martino e Giorgio martire, fissata al ventinove maggio. La parte inferiore contiene, invece, la presunta “lettera celeste”, presumibilmente un testo apocrifo che ammonisce a rispettare la sacralità della domenica. Vi si legge persino che anche i dannati, nel giorno del Signore, trovino tregua dalle loro pene: un dettaglio che richiama l’Apocalisse greca attribuita a Paolo, e che lascia supporre un’origine antichissima della stessa, forse anteriore alla stessa Visio Pauli...
Storia di una iscrizione apocrifa
La mano che ha inciso il marmo, attribuita interamente allo stesso monaco lapicida, mostra un raro sapere scrittorio, dedotto dagli studiosi per via della particolare alternanza alfabetica e in particolare dallo studio delle onciali. L'apparente disordine alfabetico, ricorda in tutto e per tutti i codici bobbiesi del VII-VIII secolo, insieme alle alterazioni vocaliche e consonantiche che rimandano a un latino arcaico affine a quello dei monaci insulari, poi in gran parte scomparso con la rinascita carolingia... Mentre alcuni studiosi hanno smentito l'origine orientale della lettera, che in realtà sarebbe in tutto e per tutto occidentali, altri hanno contribuito a notare analogie con altre
falsificazioni medievali – spesso utilizzate come mezzo per ammansire la gente credula, sia in ambito religioso che politico – come certi testi attribuiti all'ultimo imperatore longobardo Desiderio e
databili all’XI secolo, che imitavano la forma dei decreti conciliari. L’epigrafe di Piazza,
più antica, appare anch’essa non come legge civile, ma come un canone
pseudo-sinodale, destinato a guidare la rotta della vita comunitaria dell'entroterra, già Genova, ora provincia di La Spezia.
L’iscrizione, datata con buona sicurezza alla seconda metà del VII o all’inizio dell’VIII secolo, riflette un tempo di transizione dai culti locali precristiani all'insorgenza cristiana, quando nelle campagne liguri, non troppo nascosti, resistevano ancora forti culti pagani: non a caso, la lettera vieta espressamente i lavori agricoli nei giorni festivi...
L'accurato esame paleografico ha frattanto confermato una somiglianza nelle iscrizioni cristiane della Gallia tra VI e
VII secolo, diverse da quelle di Britannia. Questi dettagli, uniti ad altre particolarità, confermano l'appartenenza all’area franco-ligure.
Per finire, anche se il titolo “Incipit epistola Salvatoris Domini nostri” che appare nel manoscritto Vaticano Reg. lat. 852 del X secolo si accorda bene con il principio dell'iscrizione ligure della lapide, a differenza di ciò che alcuni hanno sostenuto potrebbe trattarsi di un apocrifo diverso o semplicemente parallelo, segno della vasta diffusione di simili testi tradotti sia in lingue europee che orientali.
Dove porta l'intuito
Davanti alla copia della lastra – l’originale è conserva nel Museo di Brugnato(SP) – illuminata da un raggio obliquo che filtrava da una finestrella, avvertivo la severità di una voce che, purtuttavia, voleva condurmi altrove. Una volta incominciato ad approfondire i dettagli (solo dopo aver scartato una serie di articoletti approssimativi trovati in rete, tutti ricopiati da una fonte che ho impiegato un mese a individuare) mi è parso che la lastra non fosse solo un monito, ma un ponte tra il cristianesimo dei monaci bobbiesi e le più antiche Madri di Neve e Gelo, niente meno divinità del riposo di origine sabina sulle quali mi ero soffermata appena prima di partire. Fra l'altro, non mi ha stupita l'influenza di San Colombano, che, come ho scritto altrove in articoli legati alle sirene locali in Piemonte, cela il respiro di antiche divinità celtiche delle acque e del viaggio, ad oggi nascoste anche nei culti mariani locali del Tigullio.
Così, mentre ripensavo alle feste della Madonna del Buon Viaggio a Riva Trigoso del 15 agosto, della Madonna del Carmine del 15 luglio a Sestri Levante, evidentemente intrecciate con riti di agosto di preesistenza pagana e con le antiche pause sacre, ho sentito che la “lettera caduta dal cielo” non fosse in tutto e per tutto un inganno medievale, ma la eco, più antica e forse vera, di un ritmo agricolo primordiale.
Riflessioni di Una Strega in Viaggio Non c'è fatica senza riposo, né viaggio senza stasi; questo, anche una strega moderna deve saperlo...
Il vero “miracolo” non è fatto di messaggi divini che discendono da chissà quale nube nel cielo, bensì dalla forza che per generazioni, nonostante tutto, ha continuato a perpetrare reminiscenze di una saggezza atavica, probabilmente risalente alle nostre Madri, nel tempo storpiata da chi l'ha fatta propria e l'ha incisa nella pietra facendo appello a codici diversi da quelli che originariamente l'avevano concepita.
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Se ancora non sapevo nulla di quella lastra e del suo messaggio, duro e solenne, che nei secoli passati aveva terrorizzato la valle, nel bene o nel male, mi era chiaro il legame tra ciò che io e mio marito stavamo cercando, e la copia della lapide appena conosciuta: a Piazza, presso la Chiesa dell'Assunta, in effetti le leggende parlano di un’altra, lastra, ritenuta ubicata nei pressi dello stesso edificio, detta guarda caso “delle Streghe”...
Citazione di Viaggio “Nel 1868 il rettore della Chiesa di Piazza, Pietro Merzarolus, rimuove la lastra dal suo luogo antico – esso ci rimane oscuro e solo un attento studio architettonico potrebbe svelarlo – e provvede a murarla nella stessa chiesa” . Tratto da Tosi, M. La Dedicazione e l’Apocrifo della Lapide di Piazza. Santa Maria di Piazza. Culto, territorio e popolamento: crocevia di una chiesa millenaria, a cura di Fabrizio Benente, Quaderni della Tigullia, vol. 2, Chiavari, 2002, p. 25.
Che l'originaria ubicazione della lastra abbia a che vedere con una forma di verità sepolta sotto strati di polvere cristiana?
Leggenda di Viaggio. Le Impronte delle Streghe
Secondo la leggenda – che purtroppo ho reperito in modo frammentario, poiché di essa non sono rimaste che voci locali e (fino a prova contraria) alcuna fonte letteraria attendibile – presso la frazione Piazza a Piani della Madonna (SP), le streghe si riunivano di notte per i loro sabba e sulla leggendaria pietra piatta cui si fa cenno nel racconto popolare sarebbero rimaste impresse le loro orme: le streghe ballavano tutta la notte, ma se all’alba non riuscivano a fuggire, avrebbero danzato sulla lastra fino a morire, se invece si pentivano, “la Madonna” le avrebbe trasformate in formiche volanti, permettendo loro di salvarsi...
Mentre passeggiavo attorno alla chiesetta, cercando di capire dove fosse la famigerata pietra piatta con le impronte, una formica volante mi ha infastidita sbattendo ripetutamente sul mio petto: difficile non lasciarsi suggestionare!
In ogni modo, inevitabile, per me, è stato porre in relazione le due presenze: la
lastra sacra, e la lastra leggendaria. Forse nel tempo si è compiuto un
sincretismo? La pietra cristiana, con il suo ammonimento epigrafico, e la
pietra popolare, frutto di una superstizione che ha diffuso la storia che la lastra su cui ballavano le streghe esistesse per davvero, hanno con tutta probabilità finito per confondersi nella memoria
collettiva. Un intreccio di fede e suggestione, di religione e magia che mi
avevano illusa che, sul posto – come riferito da chi ne ha scritto – avrei
trovato una vera lastra con reali impronte di donne del passato. D’altra
parte, per me non sarebbe stata la prima volta che qualcosa di profondamente
leggendario prendesse vita – e forma – nella esplorazione del territorio sulle tracce delle streghe locali. Può
essere che, come altrove, solo poche e pochi conoscano l'effettivo posizionamento di certi oggetti magici e semplicemente non era il momento, per me, di farne la
conoscenza.
Inoltre, fra le altre presenze connesse alla memoria delle streghe di Piazza, là vicino, era segnalato in alcuni blog un torrentello dove le presunte streghe che partecipavano al Sabba della lastra,
si diceva facessero il bagno, niente meno che la “Fossa delle Strie” nei pressi della chiesa dell'Assunta...
Curiosità di Viaggio. Il Bucato delle Streghe Il Legame tra streghe, acque ed entità precristiane di origine antichissima, un tempo preposte alla sorveglianza delle fonti e della natura, è in verità antichissimo e nel Levante Ligure come altrove, ad esempio nell'entroterra ingauno, come ricorda Aldo Rossi in “Liguria Magica”, vi sono leggende a proposito del “bucato delle streghe” le quali, come ho scritto nel mio breve saggio intitolato Fatae. Excursus, nel tempo sono andate a sostituirsi nella memoria e nel racconto orale a figure folkloriche preesistenti che hanno finito per essere demonizzate nel processo, quali fate, anguane e ninfe...
Alla ricerca dell'acqua
Non avendo identificato né pietre con impronte né torrentelli nelle immediate vicinanze come predetto, abbiamo chiesto informazioni agli operai che stavano svolgendo i lavoretti in chiesa . Nessuno era impreparato, tutt’altro: uno di loro, il più
giovane, riteneva di aver sentito dire che proprio sotto al cimitero “un
tempo scorresse l’acqua”. — Se andate in giù verso il cimitero per Deiva, lo
trovate (il torrente), però non si vede — ha detto, con tono risoluto.
Costeggiando a piedi per qualche centinaia di metri la strada
che dalla frazione Piazza scende a Deiva, pareva altresì di sentire scorrere
dell’acqua ma nulla più di uno scolo che dalle mura del cimitero riversava acqua all'esterno; niente che assomigliasse alla fossa d'acqua della leggenda, che avrebbe dovuto essere in prossimità della chiesa (e della lastra!), sembrava apparire. Frattanto, ho appreso solo dopo la visita, svolgendo le mie ricerche, che nell'entroterra di Deiva Marina e quindi nei pressi della località scorre il fiume Vara che sorge nella Val di Vara, niente meno ramo orientale dell' Appennino Ligure dove nei dintorni i nascono i torrenti Gravegnola e Chiocciola... D'altra parte non sarebbe una novità, che un cimitero o un luogo di culto venissero costruiti
su preesistenze pagane legate a suggestioni ed entità attribuite alle acque locali, soprattutto se si voleva nascondere qualcosa che si riteneva potente o minaccioso, ma se non possiamo sapere cosa c’è
sotto la terra che camminiamo, né in un passato andato evidentemente dimenticato, ogni tanto possiamo permettere alla leggenda di restare
così come è: nascosta.
Monito di Viaggio — L’acqua c’è, ma non si vede — ha detto quel tale. Un monito che avrei portato con me e che sono certa non aver ancora compreso del tutto.
A ogni modo, può essere che la lastra delle streghe, da qualche parte, ci
sia. La suggestione della sovrapposizione con la lapide di Piazza (molto probabile, secondo me) è puramente personale e non
pretende verità; d’altra parte, è vero che la magia popolare italiana ha spesso condiviso tratti con il cattolicesimo, incorporando santi e sante e figure mariane nei
propri rituali. I racconti di streghe e sabba, dalla mia esperienza di studio e pratica, nascondono altresì la eco di antichi culti sciamanici, poi demonizzati, sommersi o fatti propri dalle religioni che si sono stanziate dopo. La leggenda della pietra di Deiva Marina potrebbe essere uno di questi casi: un
antico rito trasformato in ammonimento, assorbito dalla pietra sacra e
tramandato sotto forma di leggenda.
Due voci, entrambe vive nella stessa
pietra, testimonianza di un confine labile tra storia, “magia” e leggenda.
Curiosità di Viaggio. Tra Santi, Eroi norreni e Demoni Nella prima parte della lastra, ovvero l'incisione frontale (si trovano altre iscrizioni dedicatarie lateralmente) sono riportati nomi di santi quali Michele, caro ai longobardi che hanno fondato la chiesa di Piazza – secondo le mie ricerche niente meno che il continuatore del mito di Sigurd e il drago delle leggende norrene quali la Volsunga Saga, ossia una presenza molto più pagana che cristiana di cui ho fatto cenno nel testo intitolato Rosaspina e Brunilde, alle Origini di una Valchiria Celeste – affianco ad altri come San Martino, che avrebbe sostituito divinità liguri locali legate a sorgenti, boschi e aree liminari “di passaggio” e San Giorgio che, come San Michele, cela la presenza di Sigurd/Sigfrido uccisore di Fafnir, il ché identificherebbe la dedicazione della chiesa come una unione fra preesistenza pagana e tradizione cristiana, a indicare la pacificazione tra vecchi e nuovi culti; ma ciò che più mi colpisce è una intuizione avuta mentre redigevo la prima bozza del brano : mi sono sempre chiesta, nel lungo periodo che ho dedicato alle ricerche sulle streghe locali piemontesi, lombarde e liguri, come mai i famigerati demoni attribuiti alle eretiche incriminate durante i processi per stregoneria come riscattatori, amanti o compagni del sabba, o ancora donatori di bastoni magici atti al volo o al camuffamento, si chiamassero, nei documenti d'accusa che sono pervenuti dagli archivi, quasi sempre “Martino” o “Giorgio”. Premesso che è chiaro a tutti che sia i racconti sui demoni che le confessioni delle vittime della Caccia alle Streghe furono sovente indotte da pressioni psicologiche o torture fisiche, e quindi di vero c'è ben poco, senonché sappiamo bene cosa gli interroganti volevano sentirsi dire e scrivere su quelle deposizioni per trarre vantaggio soprattutto economico, è possibile che le poverette ricorressero ai nomi dei Santi che più erano stati coinvolti nei sincretismi che nel Medioevo erano andati a crearsi fra antiche presenze e le nuove imposizioni del cristianesimo. Perché proprio quei nomi, altrimenti? Si tratta solo di alcuni spunti intuitivi e spontanei, che non entrano nel merito della ricerca la quale, forse, verrà riapprofondita altrove, dato che, finché non trovo la mia visione delle cose e non la giustifico con fonti alla mano, tendenzialmente divento inarrestabile...
Il mio Album fotografico
(…) “Ma non vi siete convertiti al rispetto del santo
giorno della domenica (…) Perciò vi trascinerò nel mare”. (A)
“In verità vi dico: riposate dall’ora nona (le tre del
pomeriggio) del sabato fino all’alba del successivo terzo giorno” (lunedì). (J)
(…) “Mi sono riposato dopo aver compiuto tutte le opere
con le quali ho creato il cielo e la terra, e ho santificato questo giorno
affinché tutti abbiano riposo, sia nel cielo che nell’inferno”. (K)
Traduzione di Fiore, P. Mennella, G., Santa Maria di Piazza. Culto, territorio e popolamento: crocevia di una chiesa millenaria, a cura di Fabrizio Benente, Quaderni della Tigullia, vol. 2, Chiavari, 2002, p. 32
Curiosità di Viaggio. Il sacro ozio e il divieto di lavorare Il tema del riposo sacro è molto antico: affonda nel Neolitico, quando si credeva che l’Antenata celeste – niente meno la Berchta, la Frau Holle dei fratelli Grimm, conosciuta sotto molti nomi in Europa non solo alpina e germanica – passasse a controllare, in una sola notte all’anno (quella che oggi riconosciamo nell’edulcorato “tempo di Epifania”), che le case fossero pulite e il filato completato. In alcune notti particolari, il sonno era d'obbligo e i lavori domestici vietati. La vicenda della lastra richiama anche i motivi delle leggende dolomitiche sulla Madonna della Neve: un volto cristianizzato delle più antiche Madri di agosto, di Neve e di Gelo, tra cui la dea sabina del viaggio e del riposo, Vacùna. Lì, un pastore che non rispettò il riposo imposto morì sotto una nevicata estiva improvvisa. Approfondimento in La Madre di Agosto, della Neve e del Gelo dalle Dolomiti all'Appennino.

Attualmente, l'unico riferimento bibliografico trovato nella sitografia (si ringrazia Italia Parallela) è Rangoni, Laura. Liguria stregata: streghe, maliarde e fattucchiere di Liguria. Milano: Servizi Editoriali, 2006, che purtuttavia non considero una fonte definitiva poiché in altri libri della defunta autrice ho notato discrepanze rispetto a testi più autorevoli (Centini) e in molti casi la assenza di una bibliografia chiara e trasparente.









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