Madonne del Latte alla Chiesa di Madonna di Campagna di Pallanza
È per mezzo di una curiosa sincronicità di eventi, pensieri e sensazioni che, in un pomeriggio come un altro dell'agosto 2018, mi sono imbattuta nella Chiesa di Madonna di Campagna che sorge a Verbania, sul Lago Maggiore, tra le frazioni di Pallanza e Intra. Un sole cocente imperava nel cielo e io, dopo essermi recata alla caffetteria del solito supermercato ubicato a pochi passi dalla stessa, ho ordinato un cappuccino di latte vegetale. Il barista, però, si è sbagliato, e prima ancora che potessi rendermene conto stavo appoggiando le labbra sulla schiuma di una bevanda preparata con latte vaccino.
A ogni modo, nonostante la lieve intolleranza al lattosio, dopo essermi fatta aggiungere un chilo di cannella in polvere sulla schiuma, ho bevuto tutto il cappuccino, l’ho gustato mentre scendeva caldo nel cuore nonostante il sapore a cui non ero più abituata.

Poco dopo, un raggio di sole che filtrava dalla vetrata principale dell’edificio mi ha colta a sbirciarlo, chiamandomi a sé. Così, del tutto inaspettatamente, ho scelto di acchiappare il timone di Tyche e di virare la rotta. Lasciandomi alle spalle quel luogo caotico ho cominciato a passeggiare, probabilmente col desiderio inconscio di recarmi a quella antica Chiesa che da tempo emanava un languido richiamo e, noncurante che proprio quella costruzione rinascimentale ultimata nel 1527 con campanile romanico, risalente al 1075; custodisse al suo interno un affresco della Madonna del Latte, mi sono avviata silenziosa e fiduciosa verso il parco di maestosi alberi ove è incastonata.
La dolce vecchina e le Madri del Latte
Non ne avevo mai vista una dal vivo, di Madonna del latte; né sapevo che lì ne avrei trovate ben due raffigurazioni; perciò (forse guidata da un’innata consapevolezza) non appena sono giunta al confine del delizioso parco verdeggiante che fa da sfondo al Santuario, mi sono imbattuta in una dolce vecchina che, con fare materno e confidenziale, mi ha chiesto di che cosa stessi andando in cerca. Ancora deglutendo il sapore del latte, le dissi che mi sarebbe tanto piaciuto poter visitare la chiesa che però, mio malgrado, era appena stata chiusa poiché era da poco ultimata la celebrazione della messa serale.
La gentile vecchina dagli occhi colmi di letizia, però, dopo avermi coperta di inaspettati complimenti riguardo al mio curioso modo di portare i capelli (in quel periodo cortissimi, naturalmente tinti di un color biondo veneziano e con un fiocchetto colorato bene in vista) ha chiesto a un ragazzo pratico del luogo di accompagnarmi dal parroco, giovanissimo; il quale, con estrema cordialità, non solo ha riaperto la chiesa apposta per me, ma ha anche concesso che vi rimanessi dieci minuti tutta sola all’interno, dichiarando il suo rispetto per la mia necessità di raccoglimento dinnanzi alla visione della Madonna del Latte; iconografia cristiana oltre la quale si cela, avvolto da salvifica e nutriente magia, l'antico volto delle Matronae, dee nutrici primigenie, nondimento le Madri venerate all'incirca tra il I e il V sec. nelle zone della Gallia Cisalpina e Transalpina, responsabili dell'abbondanza della vegetazione rigogliosa, ed originarie figure di riferimento delle donne, che si affidavano al loro culto come ad una presenza in grado di intercedere fra loro e l'allattamento dei piccoli, che probabilmente veniva propiziato in seno alle madri presso fonti, pietre e grotte discolate nella zona.
La Tavoletta della Madonna del Latte custodita nella Chiesa di Madonna di Campagna, fatta redigere nel 1618 dal vescovo di Novara Monsignor Taverna
Le Madri Campestri e il Culto del Latte e delle Acque
Successivamente, ho scoperto che la provincia del Verbano-Cusio-Ossola ne ospita ben dieci, dislocate nelle varie frazioni circostanti che ho intenzione di visitare quanto prima. Nessuna sorpresa, dunque, nel rendermi conto, confrontando anche i bassorilievi che impreziosivano il massiccio portale del Santuario, della chiara presenza in loco di una eco tutt’altro che velata dell’antica tradizione precristiana delle Madri, nonché del raccolto e dell’abbondanza che, nonostante la cristianizzazione che a partire dal V secolo operò al fine di evangelizzare e depistare le campagne da quelle che erano le tradizioni originarie agresti legate alle messi, è, come detto, sopraggiunta fino a noi, deliziandoci con la delicata espressione che ho incontrato ne Le Vie del Latte di Piero Camporesi, in cui viene citata l' Antica Religione delle Acque, il culto lattifero e acquatico che oggi come allora nutre e scalda le anime di tutte e tutti coloro che sono ancora in grado di sentire e vedere la presenza della Grande Madre in un dipinto dimenticato, in un parco di alberi secolari, o in un semplice cappuccino servito (per sbaglio) da un barista un po' sbadato…
L'Affresco della Madonna del Latte all'Interno della Cappella delle Grazie
Una Madre del Latte e dei Miracoli
La cappella, considerata responsabile di miracoli è per questo soprannominata Cappella delle Grazie, la cui Madonna del Latte è pertanto detta Madonna delle Grazie o Madonna dei Miracoli. Una Antica Madre galattofora, quindi, responsabile del miracolo della vita e non solo. La Chiesa di Madonna di Campagna, ricostruita solo a partire dal 1519 grazie ai lavori affidati all'architetto Giovanni Beretta da Brissago, porta l'epiteto di campestre a causa della sua ubicazione che, ai tempi della ricostruzione (avvenuta su un precedente luogo di culto) era immersa nelle campagne; il cui paesaggio può in parte essere ammirato ancora oggi. Il primo nome attribuitole fu proprio Sancta Maria de Egro, riscontrabile già in un documento del 1341. Egro infatti significa campagna, ma col passare del tempo venne a identificarsi con malato o infermo, poiché la Madre del Latte era considerata capace di guarire le malattie col suo miracolo benefico: ciò dimostra il sincretismo che ha sostituito la Madonna alle madri di un culto pagano preesistente, nondimeno anche la Brigid celtica, (assimilabile alle Matronae e con tutta probabilità venerata in tutta la Gallia Cisalpina) era considerata responsabile di miracoli e guarigioni, similmente a Cristo.
La Tavoletta della Madonna del Latte custodita nella Chiesa di Madonna di Campagna, fatta redigere nel 1618 dal vescovo di Novara Monsignor Taverna
Taccuino di Viaggio “Tutto ciò che non avrei mai pensato di poter trovare là dentro, apparve, incantandomi, e rapendo del tutto la mia coscienza che, per qualche istante, era silenziosamente calata in quello stato aurorale di cui ci narra Ouspensky ne La Quarta Via, lasciando la mia anima tutta sola a fissare i suoi stessi occhi in quell’immagine divina e nutriente che la bionda ed eterea donna del latte davanti a me rappresentava”.
Le Madri Campestri e il Culto del Latte e delle Acque
Successivamente, ho scoperto che la provincia del Verbano-Cusio-Ossola ne ospita ben dieci, dislocate nelle varie frazioni circostanti che ho intenzione di visitare quanto prima. Nessuna sorpresa, dunque, nel rendermi conto, confrontando anche i bassorilievi che impreziosivano il massiccio portale del Santuario, della chiara presenza in loco di una eco tutt’altro che velata dell’antica tradizione precristiana delle Madri, nonché del raccolto e dell’abbondanza che, nonostante la cristianizzazione che a partire dal V secolo operò al fine di evangelizzare e depistare le campagne da quelle che erano le tradizioni originarie agresti legate alle messi, è, come detto, sopraggiunta fino a noi, deliziandoci con la delicata espressione che ho incontrato ne Le Vie del Latte di Piero Camporesi, in cui viene citata l' Antica Religione delle Acque, il culto lattifero e acquatico che oggi come allora nutre e scalda le anime di tutte e tutti coloro che sono ancora in grado di sentire e vedere la presenza della Grande Madre in un dipinto dimenticato, in un parco di alberi secolari, o in un semplice cappuccino servito (per sbaglio) da un barista un po' sbadato…
L'Affresco della Madonna del Latte all'Interno della Cappella delle Grazie
Noncurante che l'affresco della Madonna del Latte (di datazione incerta, ma presumibilmente trecentesca) fosse in verità conservato nella cappella sinistra della Chiesa, sono dovuta tornare in un secondo momento per poterla ammirare negli orari di apertura accompagnata, dall'anziana predetta, che ha gentilmente fornito qualche delucidazione sulla chiesa.
Alcuni dettagli affrescati nella Cappella delle Grazie
Una Madre del Latte e dei Miracoli
La cappella, considerata responsabile di miracoli è per questo soprannominata Cappella delle Grazie, la cui Madonna del Latte è pertanto detta Madonna delle Grazie o Madonna dei Miracoli. Una Antica Madre galattofora, quindi, responsabile del miracolo della vita e non solo. La Chiesa di Madonna di Campagna, ricostruita solo a partire dal 1519 grazie ai lavori affidati all'architetto Giovanni Beretta da Brissago, porta l'epiteto di campestre a causa della sua ubicazione che, ai tempi della ricostruzione (avvenuta su un precedente luogo di culto) era immersa nelle campagne; il cui paesaggio può in parte essere ammirato ancora oggi. Il primo nome attribuitole fu proprio Sancta Maria de Egro, riscontrabile già in un documento del 1341. Egro infatti significa campagna, ma col passare del tempo venne a identificarsi con malato o infermo, poiché la Madre del Latte era considerata capace di guarire le malattie col suo miracolo benefico: ciò dimostra il sincretismo che ha sostituito la Madonna alle madri di un culto pagano preesistente, nondimeno anche la Brigid celtica, (assimilabile alle Matronae e con tutta probabilità venerata in tutta la Gallia Cisalpina) era considerata responsabile di miracoli e guarigioni, similmente a Cristo.
Il Portale della chiesa e il caratteristico tetto a capanna
Tracce di civiltà celtica e l'anno agricolo-pastorale
Se si pensa che il nucleo primitivo della chiesa è sicuramente anteriore all’anno Mille, si comprende anche che il susseguirsi del miracolo del sole, ed il significato che porta con sé, non è un caso, e probabilmente non è stato cercato dalla ricostruzione cinquecentesca, ma affonda le sue radici nella storia più antica e legata ai primi abitanti del Verbano-Cusio-Ossola. Questi ultimi praticavano veri e propri pellegrinaggi verso la Chiesa di Madonna di Campagna, alla ricerca dei miracoli della Madonna del Latte che vi era custodita, e che risaliva al luogo di culto precedente i lavori di ricostruzione. Il villaggio di Cavandone, per esempio, poco distante dalla chiesa; era già un punto di riferimento all’epoca della Civiltà Celtica di Golasecca e tutto il territorio del Monte Rosso (ai cui piedi sorge la chiesa stessa) doveva essere considerato un luogo sacro, dove svolgere i rituali che scandivano il ciclo naturale dell’anno agricolo-pastorale. Non a caso sia il 25 marzo che il 15 agosto sono date importanti, poiché oggi come allora scandiscono la prima l'inizio della primavera e la seconda l'entrata nel periodo del raccolto.
Tracce di una Dea Boschiva e Solare: Diana
La piccola curiosità sopra citata mi ha particolarmente colpita, poiché, in un tempo in cui sembra sempre più difficile far comprendere alle persone l'importanza di sciogliere gli stereotipi che vogliono nella Dea e per diretta conseguenza anche nella donna un'energia prettamente lunare, ctonia e/o tellurica, ecco che l'Antica Madre irrompe con le sue tracce, regalandoci la preziosa consapevolezza di un femminile solare, agreste e boschivo col volto illuminato dalla più alta luce che da secoli veglia su di noi, richiamandoci alla scoperta della donna solare che vive anche dentro noi stesse e noi stessi.
La piccola curiosità sopra citata mi ha particolarmente colpita, poiché, in un tempo in cui sembra sempre più difficile far comprendere alle persone l'importanza di sciogliere gli stereotipi che vogliono nella Dea e per diretta conseguenza anche nella donna un'energia prettamente lunare, ctonia e/o tellurica, ecco che l'Antica Madre irrompe con le sue tracce, regalandoci la preziosa consapevolezza di un femminile solare, agreste e boschivo col volto illuminato dalla più alta luce che da secoli veglia su di noi, richiamandoci alla scoperta della donna solare che vive anche dentro noi stesse e noi stessi.
La stessa Dea Diana, sovente fraintesa, dato che poche e pochi sanno che è una dea preromana, già venerata in loco; era una Dea della Luce, delle montagne e dei boschi, custode degli animali, delle fonti e delle sorgenti e, con tutta probabilità, ab origine, anche una Dea del Sole preindoeuropea. In questo senso, la luce di Diana (che solo più tardi è stata attribuita solo a una natura lunare) incarnernerebbe anche la luce del giorno, nonché la luce che filtra tra i rami nei boschetti, lambendo tutto ciò che sfiora con i suoi caldi e salvifici raggi.
Ancora una volta, una delle mie passeggiate, non solo si era trasformata in una piccola mappa di esplorazione e di ricerca appassionanti, ma aveva fornito alla mia anima quel latte nutriente di cui tanto necessitava. La dea era lì, materna ed accogliente, col seno generosamente scoperto ad allattare il suo bambino. Tutto era stato predisposto affinché un altro incontro con lei avvenisse, e io, con tutto l’amore che provavo e che provo per essa, mi sono donata con fiducia, permettendole di penetrare la mia “polla interiore”, che da tempo rischiava di disseccarsi.
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I Bassorilievi delle Dee sul Portale della Chiesa
Di seguito, i preziosi bassorilievi che ho individuato sul portale della Chiesa, e su cui ho mosso alcune (personalissime) ipotesi.
Il primo rilievo raffigura una bellissima Dea con spiga di grano e timone, mi ha ricordato la greca Tyche, timoniera del destino e protettrice dei naviganti; ma anche la dea del Grano Cerere/Demetra, un'altra delle madri associate alle Matronae della campagna.
Il secondo rilievo evoca una figura femminile antropomorfa che assomiglia a mio avviso le statuette o maschere del periodo Vinča individuate da Marija Gimbutas e rappresentanti la Signora Uccello (la quale, peraltro, è stata una delle prime madri figurate nell'atto di allattare disponibili nelle raccolte della egittologa suddetta); ma potrebbe anche assomigliare ad una dea dei serpenti della Civiltà Minoica per via delle linee sinuose dei suoi fianchi; oppure ad una dea lucertola del periodo mesopotamico protostorico Ubaid, tendenzialmente raffigurata nell'atto di allattare, ed a richiamo del culto lattifero e campestre in cui la zona che ospita la Chiesa di Madonna di Campagna era anticamente immersa.
E per finire, non poteva mancare il vaso, che mi piace chiamare vaso del raccolto, simbolo del sacro femminino incinto di mondi in divenire(1).
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Altre fotografie della Chiesa di Madonna di Campagna
Note
(1) Dal Cosmo alla Cosmesi, Luisella Vèroli, La Divina Seduzione e l'Arte del Trucco dalla Preistoria al Futuro
Sitografia
www.labissa.com
https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com
Bibliografia
Le Dee e gli Dei dell'Antica Europa, Miti e Immagini del Culto,
Marija Gimbutas - Stampa Alternativa, Traduzione a cura di Mariagrazia Pelaia
The Inner Mysteries, Janet Farrar & Gavin Bone - Brigantia Edizioni - Diana, p. 229
Le Vie del Latte, Piero Camporesi - Garzanti Edizioni
Tracce Celtiche, Marco Fulvio Barozzi - Edizioni della Terra di Mezzo
Diritti























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