I Diari Estivi di Torino. Villa della Regina e La Vasca della Sirena Bicaudata

 
La Vasca della Sirena, Villa della Regina, Torino - (TO), (1677 - inizio XVIII sec)

“La Sirena era dotata di una bianchezza, un candore mai visto prima, un bianco che è pura e viva luce”. Jun'ichiro Tanizaki, “Libro d’Ombra” (Cfr: 1, p. 236).

Come predetto, sabato 14 giugno, io e mio marito abbiamo onorato il mio desiderio di riprendere un “tour estivo” incentrato sulle Sirene. Come ogni estate, il richiamo profondo alle sfumature interiori acquatiche e celesti è irresistibile. 
Abbiamo scelto, per questa volta, una gita torinese in due tappe. La prima ha interessato la Villa della Regina, che si trova in Strada Santa Margherita 79, a Torino.  Situata sulla collina, lontana dal caos del centro città, la bella edera abbracciava le maestose terrazze e il vento profumava di vigneto. 
Si tratta di uno scrigno barocco, voluto dal cardinale Maurizio di Savoia. Dietro le sue geometrie perfette si cela una eco impalpabile, liquida e sfuggente, ben simboleggiata dalla Sirena della vasca che soffia l’acqua dalle labbra marmoree…
All'interno della Villa, tra i numerosi affreschi fatati in movimento firmati da Crosato, Giaquinto, Seiter e Dallamano, sono rimasta affascinata soprattutto da quelli raffiguranti creature liminali dai “tratti sirenici”. Tra le stanze si respirava un estivo incanto, cattedrale sospesa e silenziosa.  Non c’era letteralmente nessuno a parte noi due, pur essendo sabato. Questo, forse, il dono più grande. Il suo cuore – lo avevo inteso subito, osservando le grotticelle fresche nascoste tra i primi giardinetti all'ingresso, che lasciavano intendere passaggi sotterranei – è antico e acquatico: gli zampilli delle fontane marmoree, amplificati dal silenzio, erano voce viva di qualcosa che da molte e molti è stato dimenticato, ma c’è.
Sottoterra, una antica cavità accoglie acque arcane tra stalattiti e muschi: lì scorreva un tempo un sistema sotterraneo di canali, che alimentava i giochi d’acqua delle belle fontane. Fra l’altro, la caratteristica pietra di Luserna, ruvida e nobile, scolpisce le scale che portano al Padiglione dei Solinghi: ritrovo di una associazione segreta o semisegreta firmata Seicento; era cenacolo sapienziale, esoterico e filosofico immerso tra la vegetazione e simboli per me sacri, dove gli eruditi del tempo custodivano l'occulto. I membri – anche se non c’è un elenco ufficiale – si crede meditassero sul linguaggio dell’acqua, delle pietre e delle costellazioni. La presenza del divino acquatico e luminoso era, del resto, palpabile: —Tu non senti profumo di salsedine, ovunque? — ha esordito Michele, interrompendo il silenzio. — Sì, sembra proprio di essere al mare, come se la Villa nascondesse una vita sotterranea dove nuotano presenze nascoste… — ho risposto, con grazia silenziosa.  
— Ma perché sussurriamo? — ho chiesto poi a mio marito, scherzosamente. — Forse perché qui tutto sembra sacro e si ha la sensazione di non dover disturbare — ha risposto lui.

La sirena, vera regina dei giardini, posta sotto la scalinata principale della villa, purtroppo era avvolta da fastidiosi ponteggi: tristemente, i danni bellici dei bombardamenti tra il 1942 e il 1943 hanno lasciato un segno indelebile, e nel tempo un progressivo deterioramento ha reso necessario mettere in sicurezza l'area. Le due code attorcigliate, frammentate. L’acqua sprizzante dalla bocca che avevo visto in fotografia? Spenta. Assenza e nostalgia. E paura, per ciò che, ad oggi, non sembra più un incubo lontano, considerato che secondo alcuni siamo alle porte di un ennesimo conflitto mondiale che già si sta rivelando più atroce di quelli precedenti...

Un ammasso di pietra e polvere impediva persino di fotografarla dignitosamente. E io che mi aspettavo di vegliare anche il suo zampillo, in quella cocente giornata che è stata un vero bagno di sudore e scottature, per noi che siamo biondi e abbiamo gli occhi e la pelle praticamente trasparenti. Eppure, eppure… La magia c’era, flebile, ma c’era: a volte bisogna volerla trovare, credere in lei, così facendo si mostra, se vuole, in una vasca ai piedi di una villa, dove l’acqua non si vede, ma scorre, invisibile, tra anfratti occulti e memorie sopite.
Senza firma ne nome, la florida figura femminile in marmo piemontese di Brossasco con base calcarea – della quale, se non altro, non essendoci acqua abbiamo potuto ammirare le forme altrimenti immerse – è attribuita a uno scultore sabaudo di fine Seicento, forse costruita nel laboratorio della Venaria Reale e successivamente spostata in Villa, chi può saperlo… Anche se le stalattiti attorno alla vasca sono artificiali, il sistema idraulico segreto attorno alla collina la rendeva viva, reale. Speriamo che la sua stasi, prima o poi, cessi, e io possa tornare a trovarla, incontrandola “al suo zenit”. Purtroppo, i marmi locali rispondono del gelo e dell'umidità, nel Dopoguerra non c'erano le possibilità economiche per aggiustarla e gli interventi migliorativi incominciati tra gli anni Sessanta e Ottanta furono interrotti, forse per mancanza di fondi. Attualmente, i lavori sono coordinati dalla Direzione regionale Musei Piemonte con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e sono in fase attiva tra il 2023 e il 2025.

Curiosità di Viaggio. Perché si chiama Villa della Regina? Il nome viene da Anna Maria D'Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II, primo re dello Stato Sabaudo che donò la villa alla moglie nel 1692, diventando la residenza privata delle regine sabaude. Anna Maria, la quale era niente meno che la nipote del famoso Re Sole a cui si devono i principi fondamentali dell'arte della coreografia della danza classica, Luigi XIV di Francia. La donna, trascorreva qui il suo tempo libero...

Il mio Album fotografico
Villa della Regina, Strada Santa Margherita 79, Torino - (TO)

Fonti nascoste tra i giardini interni della Villa

Gli Interni


Tribuna del salone, sala da ballo con orchestra. Ridipinta nel 1733 da Giuseppe Dallamano

Salone centrale ridipinto da Filippo Juvarra - 1733

Apollo e Dafne, Corrado Giaquinto - 1733 con Cupido e Gea, la dea della terra accovacciata fra le rocce...


Veduta del castello di Saint Cloud, vicino a Parigi, dove la duchessa Anna Maria d'Orléans cui è titolata la Villa viveva da bambina

Veduta del castello di Saint Cloud, vicino a Parigi, dove la duchessa Anna Maria d'Orléans cui è titolata la Villa viveva da bambina

Ritratto di Maria Adelaide d'Asburgo, Paolo Emilio Morgari - 1874

Ritratto di Vittorio Emanuele II di Savoia, Paolo Emilio Morgari - 1874




Appartamento del Re, camera da letto verso Ponente con ritratto della Regina Margherita di Savoia

Dono della Associazione Amici Villa della Regina

Gabinetto attiguo della Guardaroba

Nei gabinetti si beveva il caffè, si leggeva o si conversava con persone della corte...

Dal salottino del Re - 1733 ca. Il motivo dell'accerchiamento, tipico del ciclo dell'Unicorno, qui vede interessato il felino.

Carro di Apollo di Beaumont Claudio Francesco (sec. XVIII)

Punti Luce sulla Rotta. La Bambina con la Torcia

La bellissima bimba con la torcia, una visione magica e per me sacra...






Altre allusioni ad animali presenti nell'immaginario orientale dell'Unicorno (bisonti, rinoceronti...)


Tavolo in scagliola, XVIII sec.

La conchiglia dorata



Dettagli chinoiserie, il drago



Segue il tripudio di piccole Sirene...






Scrittoio del 1700


Un'altra conchiglia...

Punti Luce sulla Rotta
Il “Sirenetto”

Fra le varie stanze affrescate in stile chinoiserie, una moda europea del Settecento che imitava l’arte cinese per evocare esotismo e raffinatezza, ecco lui, il “Sirenetto”. Tra le pagine di “Libro d’Ombra”, lo scrittore giapponese del Novecento Jun'ichirō Tanizaki, romanza sul fatto che in Occidente, vedere una Sirena, non era poi una rarità. L'uomo, ossessionato dal candore e della purezza delle donne europee, probabilmente attribuiva i loro tratti diafani alle sue Sirene; eppure, in Oriente non sono mancati esempi di queste creature... Qualche richiamo sia nel folklore cinese che giapponese è presente nel mio breve saggio, intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini...


Il Kirin o Unicorno Giapponese

In secondo luogo, ho notato una creatura – fra l’altro, sellata con un drappo trapunto di stelle dorate – la quale, secondo una interpretazione personale (che non pretende verità) richiama il Kirin giapponese, niente meno una creatura mitica affine all'Unicorno, da cui si credeva derivassero i famosi “geta, le calzature tipiche (2). Questa creatura, camminando nelle distese d'erba, evitava quanto più possibile di calpestare il verde per non nuocere al suo passaggio... Che bello vederne uno – o credere di vederlo, perché forse è solo un semplice cervo. Lo sguardo si è illuminato e la guida leggiadra degli ultimi viaggi si è rifatta viva. Piò essere che, a volte, sia sufficiente; che lei appaia, a prescindere dalla forma che assume. Punto luce sulla rotta...

Dalla Finestra
La Vasca della Sirena Bicaudata







Lo sguardo sulla Mole Antonelliana, ricordando i pensieri che le avevo lasciato solo alcuni anni fa. Non avevo idea di ciò che mi attendesse, ogni cosa è cambiata – in meglio – e non potrei essere più grata, per ciò che sono e per ciò che ho ricevuto. La mia amata Torino, città natale e d'infanzia, mi ha vista nascere una seconda volta...

Nei Giardini


La Villa

Nicchia decorata a mosaico, pietre e conchiglie all'interno dei Giardini della Villa

Le quattro Sirene alate, mosaico decorato con vere conchiglie


Lo splendido laghetto coi pesciolini rossi e le ninfee


Mi sono incantata a osservare i loro movimenti repentini, proprio come una bambina che, per la prima volta, scopre minuscoli gioielli attorno a sé.




Il Padiglione dei Solinghi realizzato da Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano

Padiglione dei Solinghi, conchiglia marmorea dalla quale, un tempo, sgorgava l'acqua...


Padiglione dei Solinghi



Il Vigneto di Villa della Regina e la bellissima Mole Antonelliana

Riflessioni di Una Strega in Viaggio. Solenne Non-disponibilità

Forse è del regno della non-disponibilità, che le Sirene sono indiscusse regine. Non farsi trovare, talvolta è il solo modo possibile per ritornare agli abissi che appartengono, dove, di tanto in tanto, può essere che un raggio di sole penetri, cielo e mare luccichino all'unisono, e un tripudio di goccioline scintillanti si versi nel cosmo e nello sguardo di chi, paziente, ha scoperto come incontrarsi di nuovo...

A presto, Torino, con la seconda tappa sprizzante d'acqua e bollicine auree...

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Bibliografia

(1) Atlante delle Sirene, Viaggio Sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni; Agnese Grieco, Casa Editrice il Saggiatore, Milano 2017
(2) Il Ciclo dell'Unicorno, Miti d'Oriente e d'Occidente, Marco Restelli, Saggi Marsilio Ed. 1992

Sitografia

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Lucina Simone. Tutti i Diritti Riservati

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