I Diari Estivi di Torino. Villa della Regina e La Vasca della Sirena Bicaudata
“La Sirena era dotata di una bianchezza, un candore mai visto prima, un bianco che è pura e viva luce”. Jun'ichiro Tanizaki, “Libro d’Ombra” (Cfr: 1, p. 236).
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Come predetto, sabato 14 giugno, io e mio marito abbiamo onorato
il mio desiderio di riprendere un “tour estivo” incentrato sulle Sirene. Come
ogni estate, il richiamo profondo alle sfumature interiori acquatiche e celesti è
irresistibile.
Abbiamo scelto, per questa volta, una gita torinese in due tappe.
La prima ha interessato la Villa della Regina, che si trova in Strada Santa Margherita 79, a Torino. Situata sulla
collina, lontana dal caos del centro città, la bella edera abbracciava le maestose
terrazze e il vento profumava di vigneto.
Si tratta di uno scrigno barocco, voluto dal cardinale Maurizio di Savoia. Dietro le sue geometrie perfette
si cela una eco impalpabile, liquida e sfuggente, ben simboleggiata
dalla Sirena della vasca che soffia l’acqua dalle labbra marmoree…
All'interno della Villa, tra i numerosi affreschi fatati in movimento firmati da Crosato, Giaquinto, Seiter e
Dallamano, sono rimasta affascinata soprattutto da quelli raffiguranti creature liminali dai “tratti sirenici”. Tra le stanze si respirava un estivo incanto, cattedrale sospesa e silenziosa. Non c’era
letteralmente nessuno a parte noi due, pur essendo sabato. Questo, forse, il
dono più grande. Il suo cuore – lo avevo inteso subito, osservando le
grotticelle fresche nascoste tra i primi giardinetti all'ingresso, che lasciavano intendere passaggi sotterranei – è antico e acquatico: gli zampilli delle
fontane marmoree, amplificati dal silenzio, erano voce viva di qualcosa che da
molte e molti è stato dimenticato, ma c’è.
Sottoterra, una antica cavità accoglie acque arcane tra
stalattiti e muschi: lì scorreva un tempo un sistema sotterraneo di canali,
che alimentava i giochi d’acqua delle belle fontane. Fra l’altro, la
caratteristica pietra di Luserna, ruvida e nobile, scolpisce le scale
che portano al Padiglione dei Solinghi: ritrovo di una associazione segreta o
semisegreta firmata Seicento; era cenacolo sapienziale, esoterico e filosofico
immerso tra la vegetazione e simboli per me sacri, dove gli eruditi del
tempo custodivano l'occulto. I membri – anche se non c’è un elenco ufficiale –
si crede meditassero sul linguaggio dell’acqua, delle pietre e delle
costellazioni. La presenza del divino acquatico e luminoso era, del resto,
palpabile: —Tu non senti profumo di salsedine, ovunque? — ha esordito Michele,
interrompendo il silenzio. — Sì, sembra proprio di essere al mare, come se la
Villa nascondesse una vita sotterranea dove nuotano presenze nascoste… — ho
risposto, con grazia silenziosa. — Ma perché sussurriamo? — ho chiesto poi a mio
marito, scherzosamente. — Forse perché qui tutto sembra sacro e si ha la
sensazione di non dover disturbare — ha risposto lui.
La sirena, vera regina dei giardini, posta sotto la scalinata principale della villa, purtroppo era avvolta da fastidiosi ponteggi: tristemente, i danni bellici dei bombardamenti tra il 1942 e il 1943 hanno lasciato un segno indelebile, e nel tempo un progressivo deterioramento ha reso necessario mettere in sicurezza l'area. Le due code attorcigliate, frammentate. L’acqua sprizzante dalla bocca che avevo visto in fotografia? Spenta. Assenza e nostalgia. E paura, per ciò che, ad oggi, non sembra più un incubo lontano, considerato che secondo alcuni siamo alle porte di un ennesimo conflitto mondiale che già si sta rivelando più atroce di quelli precedenti...
Un ammasso di pietra e polvere
impediva persino di fotografarla dignitosamente. E io che mi aspettavo di
vegliare anche il suo zampillo, in quella cocente giornata che è stata un vero bagno di sudore e scottature, per noi che siamo biondi e abbiamo gli occhi e la pelle praticamente trasparenti. Eppure, eppure… La magia c’era, flebile,
ma c’era: a volte bisogna volerla trovare, credere in lei, così facendo si mostra,
se vuole, in una vasca ai piedi di una villa, dove l’acqua non si
vede, ma scorre, invisibile, tra anfratti occulti e memorie sopite.
Senza firma ne nome,
la florida figura femminile in marmo piemontese di Brossasco con base calcarea –
della quale, se non altro, non essendoci acqua abbiamo potuto ammirare le forme
altrimenti immerse – è attribuita a uno scultore sabaudo di fine Seicento,
forse costruita nel laboratorio della Venaria Reale e successivamente spostata
in Villa, chi può saperlo… Anche se le stalattiti attorno alla vasca sono artificiali,
il sistema idraulico segreto attorno alla collina la rendeva viva, reale.
Speriamo che la sua stasi, prima o poi, cessi, e io possa tornare a trovarla,
incontrandola “al suo zenit”. Purtroppo, i marmi locali rispondono del gelo e dell'umidità, nel Dopoguerra non c'erano le possibilità economiche per aggiustarla e gli interventi migliorativi incominciati tra gli anni Sessanta e Ottanta furono interrotti, forse per mancanza di fondi. Attualmente, i lavori sono coordinati dalla Direzione regionale Musei Piemonte con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e sono in fase attiva tra il 2023 e il 2025.
Curiosità di Viaggio. Perché si chiama Villa della Regina? Il nome viene da Anna Maria D'Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II, primo re dello Stato Sabaudo che donò la villa alla moglie nel 1692, diventando la residenza privata delle regine sabaude. Anna Maria, la quale era niente meno che la nipote del famoso Re Sole a cui si devono i principi fondamentali dell'arte della coreografia della danza classica, Luigi XIV di Francia. La donna, trascorreva qui il suo tempo libero...
Il mio Album fotografico
Villa della Regina, Strada Santa Margherita 79, Torino - (TO)
Punti Luce sulla Rotta
Il “Sirenetto”
Fra le varie stanze affrescate in stile chinoiserie, una moda europea del Settecento che imitava l’arte cinese per evocare esotismo e raffinatezza, ecco lui, il “Sirenetto”. Tra le pagine di “Libro d’Ombra”, lo scrittore giapponese del Novecento Jun'ichirō Tanizaki, romanza sul fatto che in Occidente, vedere una Sirena, non era poi una rarità. L'uomo, ossessionato dal candore e della purezza delle donne europee, probabilmente attribuiva i loro tratti diafani alle sue Sirene; eppure, in Oriente non sono mancati esempi di queste creature... Qualche richiamo sia nel folklore cinese che giapponese è presente nel mio breve saggio, intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini...
Il Kirin o Unicorno Giapponese
In secondo luogo, ho notato una creatura – fra l’altro, sellata con un drappo trapunto di stelle dorate – la quale, secondo una interpretazione personale (che non pretende verità) richiama il Kirin giapponese, niente meno una creatura mitica affine all'Unicorno, da cui si credeva derivassero i famosi “geta”, le calzature tipiche (2). Questa creatura, camminando nelle distese d'erba, evitava quanto più possibile di calpestare il verde per non nuocere al suo passaggio... Che bello vederne uno – o credere di vederlo, perché forse è solo un semplice cervo. Lo sguardo si è illuminato e la guida leggiadra degli ultimi viaggi si è rifatta viva. Piò essere che, a volte, sia sufficiente; che lei appaia, a prescindere dalla forma che assume. Punto luce sulla rotta...
Nei Giardini
(2) Il Ciclo dell'Unicorno, Miti d'Oriente e d'Occidente, Marco Restelli, Saggi Marsilio Ed. 1992
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