I Diari Estivi di Monza. La Sirenetta Irriverente della Fontana delle Rane

 
La Fontana delle Rane - Monza(MB) - Piazza Roma - LOMBARDIA

Lo scorso sabato, il 28 giugno, sotto un sole incandescente, io e il mio amato compagno di via – mio marito – ci siamo avventurati nel centro di Monza, ben consapevoli che il caldo eccessivo di questo fine giugno avrebbe potuto essere un ostacolo al pieno godimento della nostra nuova rotta...
Nonostante i disagi iniziali, soprattutto durante gli spostamenti tra il parcheggio e le vie del centro, personalmente mi sono resa conto di quanto certi luoghi “sirenici” richiedano di essere vissuti sotto la loro stella, il Sole del Mezzogiorno – non la sola né l’unica possibile, ma quella che personalmente vivo come un legame conclamato con certe creature dacché ne ho memoria. Anche perché, ciò che è della luna, per ora voglio che lì resti...

Venendo al dunque, nel cuore di Monza, precisamente in Piazza Roma, c’è quella che i monzesi considerano la loro “Sirenetta” – proprio così, paese che vai, sirena che trovi!. Si tratta della fanciulla con irriverente caschetto che svetta al centro della “Fontana delle Rane”, scolpita nel 1932 da Aurelio Mistruzzi, al quale valse una medaglia d'oro alla Biennale di Monza in Arti Decorative. Inizialmente, il medaglista fu succube della opinione bigotta, la quale tentò di intralciare il suo lavoro per via della nudità della statua, ritenuta inopportuna. Nonostante ciò, la giovane donna dallo sguardo colmo di gaudio che solleva tra le mani una rana da cui un tempo sgorgava un sottilissimo getto d’acqua, resistette per arrivare a noi, non priva di crepe: 
— Sembra che, dovunque, gli zampilli delle sirene stiano spegnendo — ho detto a Michele, considerato che non è la prima volta che scopriamo una “sirena spenta” lungo il nostro tour estivo dedicato a fontane e vasche delle adorate “melusine” italiane.

Attorno alla statua, altre rane sembrano danzare, sia perché raffigurate nel pavimento a mosaico della fontana, sia perché quelle da cui sprizza lo zampillo – diretto alla dolce Sirenetta – raccontano la gioia della comunione con l’acqua e la natura. Un mistero che Monza, nonostante il generale decadimento (le vie, erano troppo sporche, alcuni angoli, degenerati), ancora conserva nel suo più intimo cuore.

Leggenda di Viaggio. Amira, La Principessa Rana 
(Rinarrata nella forma, senza essere alterata nei dettagli)

Nel verde abbraccio dei boschi intorno alla Monza longobarda, il giovane Dagoberto, nipote di Teodorico il Grande, amava portare il suo cavallo ad abbeverarsi alla Roggia Pelucca. Un giorno, una rana di un verde intenso gli balzò sul palmo e lo fissò con occhi enigmatici, poi si tuffò di nuovo tra le acque scintillanti. Pochi giorni dopo, in una notte di plenilunio, un coro di gracidii lo richiamò alla finestra. Là, in un cerchio di rane, quella stessa ranocchia brillava sotto il chiarore lunare. Davanti ai suoi occhi, la creatura mutò: le piccole zampette diventarono membra eleganti, il corpo morbido si scolpì in forme umane, e le acque rivelarono una giovane donna dai capelli a caschetto. La giovane lo salutò con un lieve inchino e svanì tra i bagliori della luna, dissolvendosi, come una sirena, nel silenzio notturno. Nei mesi seguenti, mentre l’estate portava una siccità ostinata alla roggia, Dagoberto non smise di cercarla. Un giorno, la vide in fin di vita sulla riva. Con delicatezza, la avvolse in una foglia verde e la seppellì sotto l’azzurro opaco del cielo. Improvvisamente, scoppiò un temporale violento, e la roggia si riempì d’acqua. Quando la luna brillò di nuovo, illuminò il punto dove la rana era stata sotterrata: l’acqua si mosse lievemente, e da essa emerse la fanciulla, più splendente che mai.
Si avvicinò a Dagoberto e disse con voce dolce: — Grazie per avermi salvata: io sono Amira, principessa delle rane. Ora devo tornare al mio regno.
Lo baciò, ma poi, silenziosa, scomparve tra le acque, lasciando solo il ricordo di un amore nato sotto la luna, fragile come il sogno che l'aveva generato...

Cenni Storici. Oltre la Leggenda

Teodorico il Grande (455–526 ca.), re degli Ostrogoti, fu effettivamente uno dei sovrani più potenti del tardo Impero Romano. Governò l’Italia dal 493, mantenendo in equilibrio la cultura latina e quella gotica, favorendo l’arte, i ponti, i mosaici... I Goti, popolo germanico, avevano viaggiato dalle steppe danubiane fino a Roma, portando con sé miti e visioni che si fusero con l’eredità classica e che, a quanto pare, affluirono nella età moderna.

Le Radici della Leggenda

La favola della principessa‑rana di Monza, da ricercatrice mi urge dirlo, non è una leggenda storica né medievale, ma una narrazione poetica nata nel Novecento, con tutta probabilità ispirata alla fontana; risponde di una contaminatio urbana e non accertata in fonti scritte, ma potrebbe avere altresì radici lontane: nella fiaba dei Fratelli Grimm, Il Principe Ranocchio (1812) spiccano i medesimi motivi popolari germanici della trasformazione; nel Satyricon di Petronio (I sec. d.C.) appare un motto latino: “qui fuit rana nunc est rex”, ovvero “chi fu rana ora è re”, forse rivelatorio di un immaginario antico e potente. In Russia, la fiaba della “Tsarevna Rana” – raccolta da Afanasyev, XIX sec. – narra di una donna-rana sposa di un principe, simbolo della nobiltà naturale...

Cenno di Strega. Rane e Rospi Nella tradizione magico‑popolare, rane e rospi erano – e sono, parlo per esperienza personale, prova il fitto album di fotografie raccolto tra rane e rospi che vengono insistentemente a trovarmi ogni primavera/estate al primo piano del mio condominio – fidati compagni delle streghe, i cui poteri, sia sottili che fisici, forse potrebbero ancora essere utilizzati in riti segreti… In alcune leggende, similmente ad altri anfibi o rettili, si ha ritenuto che le Streghe traessero da questi animali le loro abilità. Ma, questo, è solo un breve flusso di idee che, forse, troverà un nuovo letto in cui immettersi, non appena le mie streghe riemergeranno, in autunno...

Il mio Album fotografico
La Fontana 
delle Rane - Monza(MB) - Piazza Roma - LOMBARDIA














Punti Luce sulla Rotta. Bolle in Volo

Le dolcissime bolle in volo: sono stata così felice di immortalarle. Bolle e schiuma, una delle mie magie più potenti e radicate nella natura profonda che mi abita, che si dispiega tra vasche, immersioni e lunghissimi bagni incantati. Proprio dalla suggestione del bagno di una certa fata-sirena medievale, tanti anni fa, è nato il mio progetto più grande, quello che attende un volo da tanto tempo ma che in parte si sente ancora timido e incompleto, o forse no, forse è il momento che le sue bolle prendano il loro legittimo spazio nel mondo...


Curiosità di Viaggio. Il Pavimento Mosaicato della Fontana delle Rane Il fondo della vasca è rivestito da un mosaico policromo che raffigura altre rane e pesci immersi in una rigogliosa vegetazione palustre, quasi a richiamare un fondale di stagno reale. Il “tappeto musivo”, realizzato con vivaci tessere dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, fu progettato nel 1923 per la Biennale di Arti Decorative a Villa Reale e completato nello stesso anno. Un’opera di rara eleganza, dove ogni ranocchio e pesce sprizza in un gioco corallino e gioioso, omaggio alla leggenda di metamorfosi femminile che la le storie circa le origini della Fontana celano...

Appena lo abbiamo visto, abbiamo creduto che i pesci fossero veri!


Punti Luce sulla Rotta. Sussurro Rosa

Un tocco di rosa, oltre la Fontana. Amo i palazzi rosa, nelle grandi città desidero sempre incontrarli per fotografarli. Un altro sussurro luminoso sulla rotta che a Monza mi ha riportata a desiderare di abitare un luogo dentro, e fuori...



L’Arengario di Monza del 1293




Il Ponte dei Leoni sul Fiume Lambro

L'evocativo Ponte dei Leoni, costruito tra il 1838 e il 1840 sui resti del Ponte d’Arena romano, è un monumentale ponte a tre arcate in granito, abbellito – o forse custodito – dalle quattro statue in marmo di Carrara scolpiti da Giuseppe Tantardini (1820–1890), scultore lombardo attivo nel XIX secolo. Sotto all'opera, scorre il principale corso d’acqua di Monza, niente meno che il fiume Lambro. I leoni, si annoverano fra le bestie raffigurate su capitelli e porte i quali, spesso, potrebbero aver avuto presso pievi, santuari o monumenti dedicati le stesse funzioni delle Sirene, guardiane, psicopompe o apotropaiche; in effetti, la credenza popolare monzese, vuole che toccare i leoni scolpiti dal Tantardini porti fortuna o protezione a chi attraversa il ponte...






Riflessioni di Una Strega in Viaggio. Di tempo, leoni ed eternità Ultimamente, il leone è venuto spesso a trovarmi, come, più in generale, i grossi felini che sono da sempre i miei animali preferiti. Similmente ad alcuni di loro – mi viene in mente il ghepardo, al quale sentivo un forte richiamo, da bambina – sono molto brava sulle brevi distanze, per via della mia precisione, velocità e forza, sia fisica che caratteriale, eppure a volte perdo terreno sul lungo termine, dimenticando di tracciare punti lontani, sicuri, eterni. Ciò che creo, talvolta sparisce, lasciando intendere ad alcune di non essere mai esistito. Da un lato, questa capacità di distruggere o far distruggere anche ciò che amo di più, mi classifica tra coloro che sono in grado di vivere senza alcun attaccamento alle cose – una qualità rara che, non lo nego, credo mi faccia onore, anche perché prima o poi ogni luogo (tangibile o intangibile) è destinato a morire e lasciarci sole e soli con ciò che siamo, senza alcuna prova a supporto della nostra esistenza e partecipazione nel mondo. Dall'altro, forse, è giunto il momento di incominciare ad agire su questo aspetto carente nel mio carattere. Dopotutto, sono giovane e il tempo mi è amico, compagno d'incanto e rotta: “una bambina, mi ha definita la responsabile della biglietteria di Villa della Regina che voleva farmi pagare il biglietto ridotto, a Torino, durante l'ultimo viaggetto sulla Via delle Sirene...





Dopo aver attraversato il ponte, siamo scesi lungo il corso acquatico che attraversa Monza, osservando gli impercettibili pesciolini da fondo, tra i miei preferiti...


Una famiglia di paperelle ci ha deliziati con buffe piroette, mentre un ragazzino di dubbia provenienza minacciava di lanciare una lattina su una delle poverette: sono intervenuta rammentandogli che, se un solo oggetto avesse oltrepassato il ponte e fosse finito per mano sua nell'acqua, io stessa ci avrei gettato dentro lui e i suoi simpatici amici bulletti al seguito. Naturalmente, tutti insieme sono scappati a gambe levate, impietriti come se avessero incontrato lo sguardo di Medusa. Mi domando dove fossero i genitori, e dove sia finita l'umanità, od anche solo il cervello. Monza era così bella, ma così lasciata andare. Perché, mi domando...? A deludere, come sempre, non sono i luoghi, ma la gente che li abita e deturpa. Ce ne vorrebbe molta di meno, in giro, di gente. Altro che pace e amore...


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Il Viaggio in Versi
di Claudia Simone

Di rane lucenti
e volo leggero
svetta la Sirena di Monza
con sguardo sincero.

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Sitografia

it.wikipedia.org - Aurelio Mistruzzi
it.wikipedia.org - L'Arengario
it.wikipedia.org - Il Ponte dei Leoni

(La Leggenda)

en.wikipedia.org - The Frog Prince
en.wikipedia.org - The Frog Princess

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Lucina Simone. Tutti i Diritti Riservati.

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