Castello di Albano Vercellese, appartenente agli Arborio di Gattinara. 1400 ca.
Il giorno di Pasquetta, durante la tradizionale grigliata in famiglia, io e mio marito abbiamo sentito parlare del Parco Naturale delle Lame del Sesia, che pur essendo a due passi da casa non avevamo mai visitato. Così, cogliendo la bella giornata, abbiamo deciso di fare “due passi”, che due passi alla fine non erano, dato che si è trasformata in una vera e propria gita fuori porta, con un tempo di percorrenza di quasi tre ore tra i boschi della bella Sesia; il parco, si estende per circa 900 ettari su un tratto di quasi otto chilometri del fiume Sesia, a cavallo del confine tra le province di Novara e Vercelli. Noi, lo abbiamo raggiunto dal tratto vercellese, passando per Villata.
Sul tragitto in auto, come sempre dacché ne ho memoria, mi sono lasciata affascinare da torri e castelli, che sembravano apparire davanti agli occhi, come per incanto...
Il primo è stato il Castello in Villata del 1400, una fortezza-ricetto, per essere precise. Il secondo, sito dove c'è il parcheggio per imboccare il percorso botanico delle Lame, il Castello di Albano Vercellese – paese dal quale si accede al parco – che un tempo fu di Federico Barbarossa, attualmente abitato dai discendenti degli Arborio di Gattinara, ai quali l'edificio passò nel 1621. Non resta che procedere con gli scatti fotografici...
Il mio Album fotografico
Primo incontro: Castello in Villata (1400) – Vercelli – PIEMONTE
Parte del comune di Villata, sito nella provincia di Borgovercelli, è compresa nel territorio riconosciuto come Parco Naturale delle Lame del Sesia. Proprio lì, sorge il bel castello con la suggestiva torretta. La struttura quadrilatera, edificata tra fine 300' e inizio 1400, dotata di un ingresso con una unica torre con porta e postierla, era originariamente dotata di ponte levatoio, per varcare un fossato ormai scomparso. La fortezza, aveva con tutta probabilità uno scopo difensivo, delle famiglie e dei raccolti.

Punti Luce sulla rotta. I simboli solari e lunari sulla “Fortezza Ricetto” di Villata
Incisi sulle mura del castello, rivolti all'ingresso del cortile, mi hanno colpita i simboli che ho subito inteso in quanto mezzaluna calante, sole e biscia. Senza contare i due piccoli triangoli equilateri con la punta rivolta al cielo, che a livello esoterico rappresentano l'elemento terra; con tutta probabilità, nel contesto, un legame con le radici che si voleva proteggere e rivendicare: fu solo nel 1368, infatti, che la località identificata con l’antica “Villanova” di Casalvolone acquisì una propria autonomia e la fortezza- ricetto, costruita per difendere i doni della terra e le famiglie, doveva aver giocato un ruolo socio-politico davvero importante. Nel dubbio che l'immagine serpentina potesse essere una runa, più precisamente la runa Sowilo, legata al fuoco attivo e all'elemento solare, mi sono rivolta al mio amico e scrittore Eugenio Chionaky, esperto di rune, il quale – come sempre affascinato dalla mia capacità di incontrare l'introvabile – ha però escluso l'interpretatio runica e intuito ciò che sia io che mio marito avevamo già supposto, ovvero la possibilità di una araldica solare e lunare a difesa della casa che potesse tenere lontane le invasioni, stanchi com'erano delle continue scorrerie a cui erano soggetti i villatesi per via della contesa di quel
territorio tra Vercelli e Novara... Del resto, nel periodo tra il 1335 e il 1427, Vercelli e le aree circostanti, inclusa Villata, furono sotto il controllo dei Visconti di Milano, il cui simbolo era in effetti il biscione araldico... Il dominio, successivamente, passò alla famiglia Sforza, che ereditò molti simboli e territori viscontei.

Da bambina, tendevo a divinizzare e ritenere dispensatrici di energie materne e paterne sia il sole che la luna. Fin dai primi passi, mi sono nutrita di entrambi, ritenendoli spesso guida e speranza. Se con il tempo è giunto il disincanto, dato che, spesso, più razionalmente si conosce e meno intuitivamente si sa e crede, ammetto di non aver mai smesso di foraggiare questa visione fanciullesca, a volte con fatica. Tutt'oggi, per me, sole e luna parlano. Soprattutto il sole, stella delle stelle dal quale ultimamente mi sento profondamente guidata.

Taccuino di Viaggio Sono passati mesi, dall'ultima volta che ho sognato di calare la mia chioma da una torre, quando fantasticai davanti a quella che sorgeva a Castelvecchio di Rocca Barbena, in provincia di Savona. Questa volta, non avrei più la mia treccia da sciogliere, come Raperonzolo, poiché qualche giorno fa ho tagliato i capelli a caschetto, che amarezza – ho pensato. Ma ogni cosa ha un limite e i miei capelli avevano toccato il loro, negli ultimi tempi... Dopotutto – mi sono detta – anche Rapunzel, una volta incontrato il suo vero amore, perde la sua bella chioma d'oro, per ritornare alle radici naturali. Una sventura dalla quale, ben presto, sarebbe risorta la luce...
Citazioni di Viaggio. Raperonzolo “Così prese i bei capelli di Raperonzolo, se li avvolse un paio di volte intorno alla mano sinistra, afferrò le forbici con la destra e zac zac, li tagliò. Poi scacciò Raperonzolo in un deserto…”. “Raperonzolo, Raperonzolo, la lunga chioma lascia che penzoli!” – ma fu la fata che la teneva prigioniera, a calarla dalla torre. Gettandosi per il dolore incolmabile della scomparsa della sua amata, il principe si salvò la vita, ma nel trauma perse la vista, la quale gli sarebbe stata restituita dalla dolce Raperonzolo incontrata nel deserto, per mezzo delle sue lacrime magiche. “Ed ecco tornare la luce, e la vista, e tutto fu come un tempo…”(1).
Sono sempre stata legata a questa fiaba, e anche al film d'animazione della Disney, lo ammetto! Ultimamente ho desiderato rivederlo insieme a Michele, nei giorni che hanno preceduto le vacanze di Pasqua. Nel racconto originale vivono, fra l'altro, i tratti di Santa Lucia e del suo doppio oscuro (intuizione profonda sulla quale vorrei ritornare con un brano a parte...). La luce è ciò a cui fin dall’inizio del mio cammino verso le porte dell’invisibile, mi sono consacrata. La luce è ciò che dentro non mente, mai. A nessuno è dato il diritto di minacciarla e condannarla ad affievolire, forse, talvolta è a questo che serve la propria torre, a permetterle di rimanere pura, per non spegnersi.
Secondo incontro: Castello degli Arborio di Gattinara (1152) – Albano Vercellese – PIEMONTE
Non contenti del primo incontro, volevamo forse sottrarci alla bellezza di un altro castello di cui sono state conservate alcune sembianze del 1400? Secondo gli storici, quando Albano si trovava sotto la dominazione del Comune di Vercelli, era circondato solo da uno spalto e da un fossato, lungo il quale venivano piantati cespugli spinosi, fu nel XIV – XV secolo che venne edificato un vero e proprio castello, e la torre quadrata venne rialzata con l'inserimento di quella cilindrica.
In prossimità del castello, siamo stati sorpresi da uno dei suoi residenti mentre fotografavamo gli interni. L'anziano uomo, di poche parole ma cordiale, ci ha tenuto a raccontare qualche suggestione riguardo alla famiglia di appartenenza. Nulla che verrà scritto qui...
Ho goduto a lungo della bellezza del paesaggio, lasciandomi rapire dal profumo del glicine e pervadere da fantasie fiabesche.
Riflessioni di Una Strega in Viaggio Ci sono luoghi dove all'anima non serve sapere, ma solo sentire, vedere ciò che in poche e pochi vedono.
—
Il Parco Naturale della Lame del Sesia. Percorso Botanico da Albano Vercellese(VC) – PIEMONTE
Il bosco del Parco della Lame del Sesia è un tipico esempio di bosco planiziale, ovvero ciò che un tempo era buona parte della Pianura Padana, infatti lo storico greco Polibio (II secolo a.C.) descriveva già le silvae glandariae, ossia i boschi di querce, che qui sono abbondanti. Il nostro bosco è altresì un bosco da seme regionale, ove è possibile raccogliere semi e frutti delle specie d'interesse per la vivaistica forestale. Il percorso qui brevemente presentato, rappresenta una delle azioni previste dal progetto Radici del Paesaggio promosso dall'ente di Gestione aree protette Ticino e Lago Maggiore e mette in luce il “Sentiero degli Alberi parlanti”: “gli alberi non parlano, ovviamente, non nel modo che
intendiamo noi… ma studi scientifici dimostrano che sono in grado non solo di
percepire e rispondere attivamente ai cambiamenti dell’ambiente che li circonda,
ma anche di comunicare tra loro!”. Le piante sentono gli odori, vedono la luce e con tutta probabilità ascoltano i suoni...
Curiosità di viaggio. La Treccia della Sesia La Sesia, che sorge alle falde del Monte Rosa per confluire nel Po, percorre la Pianura Padana seguendo un andamento “a treccia”. Alla luce delle suggestioni su Rapunzel che, alla vista dei castelli, sono sopraggiunte, ciò mi ha colpita profondamente. Sicuramente si tratta di una sincronicità e non di un caso... La leggenda della Bella Sesia è inoltre disponibile qui.
Il termine “lame” indica una serie di rami secondari della Sesia, braccia che raramente risultano in piena e tendono nel tempo a interrarsi. In effetti, non abbiamo trovato acqua nel letto del fiume, che non ho fotografato poiché era inaccessibile a causa del pavimento estremamente fangoso. Non a caso, il terreno dell'area è definito dagli studiosi “gerbido”, ossia più rilevato rispetto all'area circostante, dove la vegetazione ha maggiore difficoltà a reperire l'acqua necessaria. Il terreno del parco è estremamente permeabile e non trattiene l'acqua meteorica, la risalita della falda è altresì impedita da grossi ciottoli che non consentono il fenomeno della capillarità.
Spina di Biancospino. Crataegus Monogyna
Biancospino, infiorescenza. Crataegus Monogyna
Fiore di Biancospino. Crataegus Monogyna
Curiosità di viaggio. Il Moscardino Nel Parco delle Lame del Sesia il moscardino, Muscardinus avellanarius, roditore anche detto “nocciolino” è una specie protetta e molto amata.
Quando sul tragitto incontro scalette o ponticelli in legno, mi trasformo in una bambina e il cuore è in festa!
Il verde era saturo, ornato di brillii ovunque, pura materia fatata che si dispiega allo sguardo...
Ortica. Urtica dioica L.
Sanguinella. Cornus Sanguinea L.
Sanguinella. Cornus Sanguinea L.
Curiosità di viaggio. Il Nocciolo di Cenerentola “Il nocciolo su cui svolazzava il bianco uccellino che esaudiva i desideri di Cenerentola, non è soltanto una pianta, ma la vegetale presenza di una dea, come conferma la fiaba il ruolo delle colombe che intervengono più volte per smascherare i raggiri delle sorellastre e infine per punirle”(2).
Betulla bianca. Betulla alba L.
Betulla bianca. Betulla alba L.
La betulla bianca, guardiana del parco, penetrava l'anima coi suoi occhi attenti, che ricordavano quelli dei faggi conosciuti al Pianel dal Strii di Fobello, in Valsesia..
Ontano. Alnus
Curiosità di viaggio. Simbolismo dell'Ontano Secondo una antica tradizione l'ontano rappresentava la personificazione di uno spirito maligno il quale, insediatosi nell'albero, causava la colorazione arancio sanguinea del suo legno al momento del taglio. Per questo legame con il regno infero e la morte, Omero lo definì albero della resurrezione, collocandolo nell'Odissea vicino alla caverna della ninfa Calipso. Il brano sulla ninfa disponibile qui.
Biancospino, Crataegus Monogyna. L'albero delle Fate
Biancospino. Crataegus Monogyna
Tiglio selvatico. Tilia cordata Miller
Ginestra. Genisteae

Una incantevole piantina che non sono sicura di aver identificato correttamente...
Una incantevole piantina che non sono sicura di aver identificato correttamente...
L'ambiente paludoso del Parco Naturale delle Lame del Sesia offre dimora alla piccola fauna, tra cui la raganella, il tritone crestato, la biscia dal collare e la testuggine palustre. Anche la libellula, specie a rischio di estinzione, qui è protetta e incoraggiata.



Quercia rossa. Quercus rubra L.
Sambuco. Sambucus nigra L.
Euforbia cipressina. Euphorbia cyparissias L.
Punti Luce sulla rotta. Il Fascio di Luce
Ringrazio di cuore mio marito, Michele, per aver immortalato un momento di particolare e delicata connessione con la luce del sole e i suoi riflessi caldi, avvolta nei magici ori del bosco...
Soffione. Infruttescenza del Tarassaco. Taraxacum officinale
*****
Note
Prossimamente, forse approfondirò simbolismi ed utilizzi sottili e terapeutici di alcune delle forme di vita vegetali incontrate, alcune venefiche. Nel frattempo, è disponibile sul portale L'Antro di Luce la sezione Erbario e Arborologia Magica.
Sitografia
Ente di gestione Padana e Terre d'Acqua
Bibliografia
(1) Raperonzolo contenuta in Jacob e Wilhelm Grimm, Tutte le Fiabe, Prima Edizione Integrale 1812 – 1815, a cura di Camilla Miglio, Illustrazioni di Fabian Negrin. Titolo originale Kinder-und Hausmärchen. Ed. 2015, Donzelli Editore, Roma, pp. 52-55
(2) Alfredo Cattabiani, Florario, Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, Edizione 1996
Testo e fotografie di Claudia Simone. Tutti i Diritti Riservati.
Ciao,molto bello questo articolo!Ho trovato molto interessante il collegamento al blog sulla dama bianca,sotto latua descrizione dell albero di sambuco..grazie per essere sempre fonte di ispirazione!!!
RispondiEliminaCiao Martina! Come sempre, arrivo in ritardo perché non vedo le notifiche. Grazie, immensamente, per il tuo apprezzamento. Il bello che vediamo in uno scritto o nelle altre, è solo un riflesso del bello che c'è in noi, che risuona e si espande. Un abbraccio!
Eliminati seguo sempre con piacere! :-)
Elimina