Processus Strigiarium. Seguendo le Sette Streghe di Venegono all'Imbrunire

Ieri pomeriggio, domenica 22 dicembre, io e il mio compagno di viaggio, abbiamo compiuto una piccola “fuga lombarda” – posta tra Varese e Como – che ci eravamo ripromessi di fare prima delle feste di Natale. Desideravamo cambiare aria da tanto tempo e, d'altra parte, questa rotta era scritta sulla mappa già da un annetto, fin da quando scoprimmo una sorta di somiglianza tra le Streghe di Venegono e quelle della Valle Antigorio, da noi tanto amata e battuta.

Il pomeriggio è incominciato con una breve sosta per fare il carico di zuccheri a “La Pasticceria” di Venegono Superiore, poco distante dall'inizio del percorso che avremmo compiuto..
Qui, inaspettatamente, il giorno dopo aver scritto qualche riga sul mio incontro con i cigni di Orta San Giulio, abbiamo trovato dei pasticcini della soave forma di questi volatili.
È bello quando la realtà fuori assomiglia a ciò che si ha dentro, tutto scorre piacevolmente. (In fondo al testo, potrete vedere le fotografie).

Ma ora, si parte.

Il “Sentiero delle Streghe” è un percorso tematico inaugurato a Venegono Superiore pochi anni fa, presso il Parco Pineta e il vicino Villaggio del Sole. Due chilometri di cammino, all’interno del fitto del bosco tra abeti, querce, castagni, noccioli e piccole betulle, raccontano la storia del processo dell’Inquisizione del 1520 con l’ausilio di statue, installazioni e il supporto del sistema QR Code, grazie al quale è possibile ascoltare la storia durante il tragitto. Il progetto, è stato lanciato per il cinquecentesimo anniversario del Rogo di Monterosso ed è – questa la voce del sindaco che lo ha ideato – “solo l’inizio di un piano più ampio per espandere il sentiero e offrire ai visitatori un modo per connettersi con la natura e la storia locale”.

Appena il viaggio incomincia, sembra di trovarsi in un parco giochi, un luogo come Gardaland, eppure ascoltare la storia agghiaccia, spezza l'incanto e trascina in una voragine di emozioni pesanti e non semplici da gestire, soprattutto se certe “grida” risuonano con quelle provate dentro per tanto tempo.


Era il martedì 20 marzo del 1520, quando la primavera stava per esplodere, che la calma di Venegono venne trafitta dal boato della folla inferocita, la quale si era riunita al Castello di Venegono per assistere al processo per Stregoneria ai danni delle prime cinque donne, originarie di quelle terre.
Gli insulti della gente credula contro le presunte malefiche, si alzavano forti davanti a quelle membra legate, trascinate con violenza ai piedi dell'allora inquisitore Battista di Pavia..



Non tutte le Streghe hanno avuto modo di essere raccontate, non integralmente, quantomeno; ciò che rende unica nel suo genere questa narrazione è che qualche anno fa, praticamente per caso, è riemerso da un passato creduto perduto un fascicolo dimenticato, che narrava dettagliatamente il processo di stregoneria locale.
Quasi tutti gli atti di questo genere, vennero infatti fatti bruciare verso la fine del Settecento dalla Chiesa Cattolica, con tutta probabilità per sotterrare gli orrori commessi dal tribunale della Santa Inquisizione.
Eppure, la storia di Elisabetta Oleari, Margherita Fornasari, Caterina Fornasari, Antonina (Tognina) del Cilla, Maddalena Ravizzina del Merlo, Mainetta Codera e Giovannina Vanoni, è giunta a noi intatta.


All'interno del rarissimo documento, sono narrate vicende di stregoneria (o di quella che era ritenuta tale) che portarono alla morte sette donne.


Le foglie di rame, tremanti sui ramoscelli rinsecchiti, raccontavano da sole i fatti. Le spoglie delle streghe, adagiate sui rami, sussurravano la loro storia, con voce fatua e rotta.


Era da tanto tempo, che un luogo non mi cantava la sua storia così spontaneamente: confesso di aver fatto ascoltare e leggere il più a Michele; avevo bisogno di sentire da sola e non di farmi dire cosa avrei dovuto sentire, lì, in balia del vento freddo e della pioggerellina guizzante.

Al processo era presente anche il Conte Fioramonte Castiglioni, nondimeno il proprietario del castello di Venegono Superiore. I suoi occhi traboccavano disprezzo e orrore per le cinque malcapitate, che vennero interrogate una ad una, singolarmente, affinché l'estorsione dei fatti potesse essere incondizionata e, magari, per nascondere ciò che loro venne inflitto davvero!






Caterina, Maddalena e Tognina subirono torture e detenzione estreme, tantoché, stremate dal dolore, fra una promessa di perdono e l'altra, incominciarono la confessione dei loro “atti contro il Signore Dio”.
Solo Elisabetta insisteva a dichiararsi innocente, ma quanto sostenuto dalle altre la faceva apparire addirittura come la iniziatrice dell'intera Coven.


Tra i boschi e le abitazioni locali, gli atti di stregoneria commessi, a quanto pare furono copiosi e poco a poco, Frate Battista, riusciva ad estorcere quante più confessioni possibili. 
La debilitazione fisica e mentale erano senz'altro un deterrente: come ho scritto spesso, nelle numerose ricerche sull'argomento, chiunque, sotto tortura o pressione psicologica costante, sarebbe in grado di dichiarare il falso, solo per salvarsi la vita e al costo di sembrare “colpevole”.




Secondo le suggestioni del tempo, incrementate dall'Inquisizione e dal terrore che spargeva e, senz'altro, dall'ignoranza della gente credula, era il diavolo stesso a guidare “la setta del male”. Come spesso detto, però, il diavolo è una credenza cattolica che nulla ha a che fare con le donne di saggezza e anima di un tempo, che la loro verità, frutto di una intima natura lucifera, la vivono dentro e nella comunione con ciò che in natura nasce, cresce, muore.
Tutte le confessioni che, a Venegono come altrove, seguivano il tema del demonio come amante e frutto del piacere e del peccato della Strega, erano quasi certamente il risultato della macabra tortura, una verità che, a mio parere, veniva rivelata per sfinimento, oppure per istinto di autoconservazione.
Quale che sia la verità, i soli ad aver ceduto il proprio arbitrio al demonio (presunto o esistente) sono coloro che hanno compiuto questi atti di coercizione e maltrattamento aberranti. In loro viveva e vive il male, non  certo nelle Streghe – vere o ritenute tali che fossero.



Queste immagini, ritraggono (nel piccolo delle mie capacità) i luoghi dove le streghe, secondo le verità estorte, si radunavano per incontrare Martino: era così che veniva chiamato il diavolo, da queste parti e non solo. Ho riscontrato, del resto, una analogia con una pista che ho scelto di seguire nel cuneese, non appena ne avrò la possibilità.


I boschi erano bui, freddi e umidi, ma con me sono stati gentili. L'energia mi sembrava alta, nonostante tutto luminosa, e una delicata nebbiolina verde di tanto in tanto mi infatuava in lontananza, tanto da spingermi a camminare più veloce, per vedere dove il sentiero mi avrebbe condotta.




Nel bosco di Venegono, sembrava di essersi fermate all'autunno.. Il sole, che era già pallido prima ancora di penetrarvi, calava la palpebra, lasciando posto alla notte, che è arrivata prima ancora che potessimo completare tutte e quindici le tappe del cammino.



Ovunque l'Edera raccontava la sua storia di bellezza e magia, di forza e caparbietà: in lei c'è molto di una Strega e una strega lo sa.


Qui le Streghe Volanti si muovevano rapide, cavalcando nel cuore della notte verghe rese magiche da uno speciale unguento e potevano persino attraversare porte chiuse. Una pratica che tutt'oggi è possibile svolgere, dopotutto, ma solo se si è in grado di coglierne l'aspetto metaforico...



Il bosco profumava di muschio e l'aria era gelida e pulita, un lieve odore di braci proveniva dai caminetti che si vedevano fumare in lontananza, attraverso gli alberi.



Sulle quercette, forse c'era del vischio, troppo in alto perché riuscissimo a scrutarlo bene, però.



Le trame disegnate da tronchi e rami, evocavano forme antropomorfe e croci formatesi naturalmente: le immagini di quelle donne appese per le braccia e torturate a morte non facevano che disturbarmi nel profondo, mentre cercavo di concentrarmi sulla bellezza, per allontanare quel dolore, frutto di un passato inaudito che Comuni come quello di Venegono hanno avuto il coraggio di riportare in vita, correndo non pochi pericoli, dato che l'inquisitore è sempre dietro l'angolo e per molte e molti non c'è speranza di salvezza. da loro stessi, e dalla loro propria ristrettezza d'animo.


A un certo punto, l'imbocco per un sentiero sconosciuto mi ha incuriosita.
— Che ci sarà, di là? — ho detto a Michele.
— Non lo so, ma tu torna sul sentiero.. — ha ammonito lui, spaventato che potessi perdermi, dato che il cielo si stava incupendo e la notte era già lì.

Sarà, ma è proprio dove il sentiero non è tracciato che a volte la magia si cela, lontana dalla vista dei passanti..



Alcune delle donne perseguitate a Venegono, dove le vie di fuga erano sempre più strette e quasi impercorribili, si aggiunsero solo più tardi, rispetto alla data di inizio dei processi, insieme a Badono, il fratello di Caterina Fornasari.
In  particolare finirono incarcerate Majnetta Codera e Giovannina Vanoni: a quel punto, pochi giorni dopo dall'inizio degli atti inquisitori, delle Cinque Streghe inizialmente incriminate, considerate capaci di imporre il loro sortilegio a bestie e fanciulli, ne erano rimaste quattro.
Lo stesso figlio del Conte Fioramonte Castiglioni, si diceva fosse morto per mano loro: fu proprio l'uomo più potente del paese a comandare che le torture fossero ancora più spietate, presumibilmente per vendicare la perdita del figlio. 


Il processo durò circa tre mesi e a inizio giugno, quando ormai Battista da Pavia era stato sostituito da Frate Michele d'Aragona, nominato dalle Superiori Autorità della Curia di Milano come nuovo inquisitore, ogni promessa di perdono venne chiaramente infranta e insieme la speranza di vita di ogni strega.


Venerdì 8 giugno 1520, nella pubblica piazza di Venegono, di fronte alla Chiesa di Santa Maria, la sentenza fu rivelata.
Tutte le streghe vennero giudicate colpevoli e condannate al rogo.
L'immagine delle croci, per quanto sapevo si trattasse di un allestimento e non di vere e proprie tombe, mi ha impressionata. Non capita tutti i giorni di trovarsele davanti, passeggiando in un bosco.
Margherita Fornasari, la più anziana delle Sette Streghe di Venegono, morì in carcere, senza mai pentirsi, eppure il suo corpo venne recuperato dal terreno per essere dato alle fiamme insieme a quello delle altre: Margherita non venne ritenuta degna di sepoltura cristiana e bruciò, insieme agli altri sei corpi vivi, tutti legati a una catasta di legna sulla collina al centro del paese, niente meno che il Monte Rosso da cui tutte e tutti avrebbero potuto vedere le fiamme della carneficina e coglierla come monito a non fare come le altre. Alla integrità di Margherita, unica non rea confessa, ho elevato una sincera preghiera e un desiderio di pace assoluta, ovunque lei sia...
Solo l'uomo, Badono Fornasari, ottava strega, fratello e figlio di Streghe, poté osservare quella danza macabra da lontano, ormai condannato all'esilio.






In questo bosco, forse non riposano i resti delle Streghe, ma il loro spirito sì e io spero, attraverso questo breve Quaderno di Rotta, reso possibile soprattutto grazie alle informazioni colte sul luogo, di aver donato loro un nuovo frammento di vita.

Note

Nel 1788 nel cortile della basilica di Santa Maria delle Grazie i Padri della Chiesa distrussero tutto l'archivio dell'Inquisizione dello Stato di Milano. Dei centootto fogli che finirono nell'Archivio di Stato e vi rimasero sepolti dal 1788 al 1900, fu una donna, la ricercatrice Anna Marcaccioli Castiglioni, sul finire del 1900 a notare proprio quel fascicolo, per miracolo rimasto intatto, che si chiamava “Processus Strigiarium”.  A quel punto lo rese noto nel libro Streghe e Roghi nel Ducato di Milano (Thélema Edizioni). L'ambizioso progetto connesso alle Streghe, basato sui fatti pubblicati nel libro, è stato avanzato nel 2021 dall'allora sindaco Ambrogio Crespi e dal Presidente del Parco Pineta Mario Clerici e inaugurato a maggio del 2022. Non si sa cosa ne sarà in futuro, dato il cambio di sindaco e alcun segnale di ripresa di ciò che è stato cominciato. A ogni modo, quanto è stato fatto, è già abbastanza e forse è così che deve restare.


La Sosta Golosa a La Pasticceria


Il cigno, ormai un chiaro segno di una natura nascosta che, purtuttavia, guida e narra..


A presto, Streghe di Venegono, forse verrò a trovarvi sul Monte Rosso, rosso vivo di sangue e passione sincera.

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Simone vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.

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