La Chià dul Caplan. Tracciando I Segreti del Prete Viperaio di Croveo e Lo Spettro Acquatico delle Streghe

Introduzione alla Rotta di Viaggio

Dopo lungo tempo, rispetto a quando scrissi le prime riflessioni sul Prete Viperaio, nel gennaio 2023, durante una delle mie numerose visite a Croveo di Baceno, volte a redigere una ricerca il quanto più possibile approfondita sulle Streghe maltrattate nei processi, che hanno viste vittime donne e uomini della Valle Antigorio e Val Formazza dal '500 al '600, sono finalmente riuscita (per caso) a trovare aperta la famigerata “Chià dul Caplan”, la casa del cappellano (1607), motivo di vanto per i locali, per via soprattutto degli accessori tradizionali rimasti conservati al suo interno.
Eravamo di ritorno dalla Val Formazza, dove io, il mio futuro marito e i miei genitori avevamo fatto visita ai mercatini di Natale in località Ponte e sapevamo che una cena succulenta ci attendeva, ben prenotata da settimane, in un luogo di Croveo che è casa..

Arcolaio, presso la Casa-Museo del Cappellano, Don Amedeo Ruscetta, Il Prete Viperaio di Croveo di Baceno (Verbano-Cusio-Ossola)

Don Ruscetta, Il Prete Viperaio davanti alla Chiesa della Natività di Maria, Croveo di Baceno (Verbano-Cusio-Ossola)

“In realtà, Don Ruscetta ci abitò per poco, solo alcuni anni, prima che incominciasse a essere affittata di volta in volta a famiglie locali. Per fortuna che sono capitate sempre persone oneste, dato che fra i paramenti sacri rimasti lì a prendere polvere (alcuni del Seicento e dono delle confraternite di croveesi emigrati a Roma), avevano dei dettagli in vero oro. Forse non se ne sono mai accorti e ciò che di prezioso c’era è rimasto intatto” — queste le parole di Veronica, la cara amica che torno sempre a salutare con gioia in Valle Antigorio, la quale, mi donò tantissimo materiale bibliografico ritenuto introvabile sulle “loro streghe” e che, ogni volta che la incontro, dimostra di saperne sempre più su certe realtà sommerse di quanto non dicesse e dica..

Alcuni scatti, dunque, all'interno della Casa-Museo del Cappellano, con gli abiti della tradizione (frutto di una fusione con i Walser) e altri oggetti d'interesse folklorico.





Processione del Corpus Domini

In effetti, Veronica, la mia mentore in fatto di Streghe Antigorine, gestisce un percorso di natura spirituale, di esplorazione dei luoghi sacri e antichi della Valle Antigorio, incentrato soprattutto sulla radiestesia, conosciuto come “Il Cammino delle Dee”. Oltre a lavorare come cameriera al Ristorante Cistella (che ha ereditato il suo nome dal ghiacciaio che nelle leggende è famoso per essere meta del Sabba delle Streghe) è una guida escursionistica e una vera esploratrice. Spesso ha tentato di rendermi partecipe delle sue pratiche e giri segreti, tuttavia la mia natura solitaria supera quasi sempre il desiderio latente di condivisione, anche se certe volte questo scudo mi porta a soffrire e ad allontanare anche chi apprezzerei, ma mai dire mai.

Intanto, le vie di Croveo, per la prima volta viste con gli addobbi natalizi..


Appunti di Viaggio, gennaio 2023 Davanti alla Chiesa della Natività di Maria, a Croveo di Baceno, è conservata la statua di Don Amedeo Ruscetta (1876 - 1961), vissuto negli anni cinquanta e sessanta, meglio ricordato come prete viperaro” o viperaio” per via della sua passione per le vipere. Molte sono le leggende sul parroco che per sessant'anni esercitò a Croveo: alcuni locali riferivano che praticasse «la fisica» e che fosse, in qualche modo, egli stesso un conoscitore di segreti e misteri; forse perché era considerato un maestro di fede e scienza, che insegnava ai giovani l'arte di «catturare le vipere» che poi consegnava all'istituto Sieroterapico di Milano dove si produceva l'antidoto al veleno. Evitando di crogiolarmi nelle mie impressioni, senz'altro imprecise e poco oggettive, sul millantato personaggio, riferisco a ogni modo che si narra che i metodi di cattura e insegnamento utilizzati dal Ruscetta, erano a dir poco cruenti, e del tutto irrispettosi di quella natura di cui il viperaro si definiva – e tutt'oggi così viene descritto – «amante». Per quanto ne so, amare la natura, nel piccolo delle proprie possibilità, s'intende, significa quantomeno evitare di interferirne gli equilibri, lasciano tutto come è, esattamente come è. D'altro canto è pur vero che ognuno è figlio del proprio tempo e io stessa, che vivo una vita agiata con tutte le comodità inquinanti della città, non posso certo erigermi a qualsivoglia posizione di incondizionato rispetto del creato: spetta a me giudicare? A ogni modo, il monumento dedicato a Don Amedeo Ruscetta, visitabile solo su richiesta, si trova affianco alla Chiesa Della Natività di Maria di Croveo. Personalmente ho scelto di non visitarlo, ma ammetto che la curiosità mi spinge ad approfondire...

Curiosità di Viaggio, I Libri Murati Forse la parte più preziosa e interessante è, come quasi sempre accade, quella che non può essere vista, ciò che sfugge e invece conta moltissimo. “Il signore che vi ha aperto e che si cura della casa-museo del cappellano fu un suo allievo e preferisce non condividere i segreti che il Ruscetta gli ha trasmesso. Dice che è meglio così, che non si sappiano. Dopotutto il Prete Viperaio fece murare dei libri, lì dentro...” — queste, ancora, le parole di Veronica, tra una ordinazione e l'altra durante la cena al Cistella, per noi diventata un rito quasi mensile. C'è da dire che certe cronologie sono sospettabili: perché l'edificio misterioso è stato costruito nel 1607, ovvero intorno agli anni in cui una disumana caccia incominciata (anche se velata) già nel 1519 andava a incancrenirsi in quelli che poi avrebbero caratterizzato il maxiprocesso delle Streghe Antigorine, di Formazza e Novaresi (1609-1611)?

Nella fotografia qui sotto, il luogo della presunta prigione delle Streghe che ho fotografato io stessa sulla via per il Croppo di Croveo, ovvero la parte più antica dell'insediamento, di origine glaciale. Alcuni locali dicono che lo fosse, altri negano, le fonti sono incerte. Rimane il fatto che da qualche parte queste donne e uomini venivano “tenute” e tenuti, prima di essere deportate e deportati alla curia vescovile di Novara, sotto il vescovato del Bascapè, nel periodo tra il 1593 e il 1615, per morire quasi sempre di stenti nelle lunghe attese della prigionia (solo alcune, delle inquisite, finirono sul rogo, poiché le donne, spesso anziane, morivano prima di fame o malattia).


In effetti, salendo la stretta scala di legno nella casa, che si estendeva su più piani, io e il mio compagno di rotta avevamo notato subito una porta murata (uno dei tanti, inspiegabili, misteri della nostra adorata Croveo stregata!) e la nostra amica non ha fatto che confermarci, con la sua competenza, quanto avevamo intuito poco prima, precedendo la nostra stessa domanda sul caso. Purtroppo non ho fatto una fotografia, non me la sentivo, in quel momento stavo pensando a tutto fuorché a far vedere quello che stavo sentendo.

Al di là dei punti luce del museonei quali ho riconosciuto parti di me – perché, trovare gli arcolai della tradizione antigorina, proprio mentre stai allestendo con la Wedding Planner un matrimonio ispirato a “Rosaspina”, non può che essere un chiaro trabocco d’anima – le sensazioni nella casa del cappellano sono state potenti e dissonanti e chiaramente confermavano le mie originarie impressioni su quel paladino tanto adorato; la traccia sottile di cui mura e pavimenti in legno erano pregni, assomigliava al mio disgusto iniziale, senza contare la bella collezione di animali – tutti imbalsamati da lui  all'ultimo piano, che per me emanava un puzzo assordante.

Il letto è originale e fu un dono a Don Ruscetta da parte del padre, Carlo

Dalla finestrella della sua camera da letto (o di quella che era stata allestita come tale), un breve sollievo con vista su tutta Croveo, che ho scrutato attraverso le trasparenze del vetro di una vecchia lampada a olio: un istante di respiro che interrompeva la sorda apnea che avevo sentito durante tutta la visita, rivelatasi a dir poco claustrofobica.



I Miei Doni sulla Rotta

Seguono i miei punti luce, ovvero ciò che in particolare mi ha colpita e in cui mi sono riconosciuta, in alcuni casi inspiegabilmente.
Utensili, attrezzi e vesti sono tutti originali e frutto della memoria e della tradizione antigorina/ossolana.





Santa Giulia, il nome di una cara amica a cui tengo molto


Non so se è nota la mia macabra passione per bambole, damine e oggettini con sembiante femminile, in generale. Ma qui non c'entra: a distrarmi è stata la fattura dell'abito della damina. Doveva essere bellissima, colei che lo indossava, purtroppo costretta dalla forza di una tradizione al tempo troppo rigida, non saprei. Da bambina snobbavo qualunque tipo di capo d'abbigliamento da “brava signorina”, solo di recente, durante le prove d'abiti da sposa, ho scoperto un trasporto per pizzi, tulle e...sbuffi!



Evidente è che il cappellano era affascinato dalla morte, tanto da volerla toccare a mani nude, costantemente. Nulla di male, se gli animali si trovano già morti, prelevare le loro ossa dalla carcassa per scopi rituali e nobili, tuttavia non apprezzo che ultimamente della necromanzia con l'uso di ossa, per esempio, se ne sia fatto un trend, un modo per distinguersi e fare le dure e i duri sui Social media, men che meno promuovo la caccia e l'uccisione se vissute come un diletto, magari per la passione di riempire una parete di cadaveri. Chissà.. A ogni modo questi teschi e i palchi mi hanno sedotta: hanno parlato a qualcosa che mi vive dentro e forse non sempre riconosco, poiché è latente. 
— Di sicuro l'anno prossimo andremo a vedere i Krampus — ripeto spesso a Michele. La necessità di entrare nel cuore pulsante di certe tradizioni di natura pagana è sempre più forte, così il legame con la dea delle montagne dal cui vagito antico si sono generate..

Notevole anche la collezione di minerali e cristalli, nella fattispecie donazione di Angelo Roncalli (1942 - 2015): “Se potessi portarne uno con me!” – ho pensato, purtuttavia sapendo che mai mi sarei portata in casa qualcosa che fosse là dentro, pregno di quella energia vetusta e discordante. Poco dopo, proprio mentre quella connessione sopraffina con la Madre delle Bestie dentro di me aumentava, abbandonando il Museo e scendendo sul sentiero notturno verso le Marmitte di Croveo, ho trovato un frammento di quarzo cristallino e un sassolino spolverato d’argento. Nelle loro inflessioni brillanti, ho riconosciuto la mia stessa aura, una roccia dentro, forse plasmata nella stessa materia. A volte basta chiedere: se qualcuno deve sentire, sente; se deve rispondere e se è meritato, lo fa. E i doni sono immensi.

Infine, soprattutto per farli vedere a mio padre, ormai incuriosito dai miei viaggi sul tema, l'imperdibile giro sul Ponte di Osso delle Streghe e le Caldaie del Diavolo, ovvero le già citate Marmitte (niente meno che tra i più probabili luoghi di raduno della Coven Antigorina), con la loro natura magica ed evocativa.

Sotto il castagno, dove ho trovato il quarzo e il sassolino argenteo, tra la bella Edera e i funghetti

Citazione di Viaggio “Io non credo vi sia nelle Alpi una regione più classica, per ammirare e studiare le marmitte delle cascate della valle del Devero nell’Ossola. Le caldaie di Croveo rappresentano più marmitte consociate, della profondità di forse trenta metri, mirabilmente lisciate dall’acqua che si precipita nel vuoto sotto un arco naturale, formato da due enormi macigni che si sorreggono a vicenda, al di sopra dell’abisso...”.
(Alessandro Malladra, in Il bel Paese, di Antonio Stoppani, 1908; citazione raccolta da www.lagomaggiore.it)

Magia di Viaggio Al centro della cascata, niente meno figlia del Devero, la sera di domenica 8 dicembre brillava una bianca luce.
Come uno spettro, sposa in algidi veli, squarciava la cascata il bosco all'imbrunire, col suo canto gelido.
Così alitava la Valle su di noi, sprizzando gocce ghiacciate trascinate da un vento geloso delle sue terre.



Più la osservavo, più la forma dell'acqua mi sembrava assumesse le sembianze di una viva fantasma. Forse la protettrice di questi luoghi che, a differenza di altri, sento miei completamente. Lo sono? O forse sono io ad appartenere loro e agli elementi volatili di cui sono pregni. Forse è in forma di roccia, acqua o chissà che altro che, un giorno, ritornerò, come una cometa che, ultimata la sua rotta attorno al sole, prima o poi  perde la sua coda dorata, ritorna ghiaccio, aria, polvere informe ma eterna.


L'ultimo scatto, prima di voltarmi e correre a scaldarmi al ristorante, ritrae una Luna quasi impercettibile, con la quale ho stretto un accordo di non divulgazione di altri segreti lì trovati, che lì restano.

Seguono alcune fotografie della parte golosa, il vero motivo per cui avevo portato la mia famiglia a Croveo, a dire il vero. Qui, già, eravamo di casa. Adesso di più.

Ristorante Cistella, Croveo di Baceno

Risotto “in forma”

Crema di mascarpone fresca con amaretti, la nostra preferita

Ringrazio di cuore Mirella e Veronica.
Senza il loro supporto, le mie ricerche, qui, non sarebbero state del tutto possibili. Per quanto riguarda le pietanze, qui il cibo è divino, cucinato dalle donne (persino la pizzaiola, è una donna!) nelle cui vene scorre il sangue delle donne di conoscenza della Valle, le Streghe.

Qui il collegamento all'Etichetta di Viaggio intitolata “Sul Sentiero delle Streghe di Croveo, Parti I, II, III, IV” e di seguito la mia ricerca Le Streghe di Croveo: fatti e prospettive sulla Triora Antigorina e cenni sulle Valli dell'Ossola, Formazza e sul Novarese

Contatti Museo: Via Buglio, 21 - Croveo 28861 Baceno - VB Tel: +39 0324 62018

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Simone vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.

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