Corsa Ligure, I Doni di Albissola Marina
Queste pagine di diario di bordo, che riguardano un breve viaggio svolto sabato 11 Maggio, potrebbero sembrare una finestra su un fine settimana di
piacere, ma in realtà mi trovavo in Liguria per lavoro, con il mio principe a donarmi
supporto e coraggio. Quando ogni passo lo hai compiuto da sola, è ancora più
corroborante ripercorrere le tracce del cammino svolto fino a quel momento
rendendoti conto che adesso le impronte sulla sabbia bagnata sono doppie. Non
ho mai amato il pensiero omologato che ci ha portate a credere di dover fare
una scelta; ovvero la ben nota spaccatura che si è creata fra quelle donne che, a
tutti costi, tendono a ostentare la volontà della assenza di un cavaliere nelle loro vite che “le
salvi”; e quelle che, invece, sentono, purtroppo, la necessità di vivere
all'ombra di un uomo, fosse anche il peggiore, come unica scelta possibile.
Dal
canto mio, ho vissuto gli ultimi dieci anni della mia esistenza sia come donna indipendente e profondamente solitaria – oltre che sola, sola per davvero – che come donna inombrata da coloro che
tentavano di spegnerne la luce. Adesso provo finalmente una esperienza nuova,
nel permettere a chi mi ama e sostiene con forza e al contempo con delicatezza,
di aiutarmi a girare le maniglie di quelle porte che conducono ai risultati
tanto attesi. Nell'accettare di non essere sola, beneficiando cioè del sostegno
sincero di chi a tutti i costi voleva e vuole esserci, ci si accorge che la
propria lanterna non impallidisce, semai la sua fiamma sfavilla, preziosa,
insieme ad un'altra altrettanto lucente.
Ultimato l'incontro anelato, ed atteso per oltre un anno; ove l'identità della collega, scrittrice e editrice, rimarrà cullata nella discrezione per un po' di tempo ancora, descriverò altresì la serata meravigliosa che abbiamo trascorso, terminate le
peripezie che ci hanno fatto rischiare di non trovare alcun luogo disponibile a
sfamarci – dato che noi siamo quelli dell'ultimo momento, che prenotano una
cena in una osteria, per poi virare la rotta spinti da un impulso comune improvviso a fuggire dal caos genovese per ritrarci in un piccolo paese
turistico nei pressi di Savona, nondimeno Albissola Marina, città natia dello scultore della sirenetta sita in Vecchia Darsena; che avevo visitato e di cui avevo già scritto qui. “Se non patite il vento, possiamo farvi
accomodare fuori, tanto ci sono le nostre copertine di pile ad attendervi”. –
Andata! – ci siamo detti. Per fortuna, ho potuto ordinare gli unici piatti
privi di pesce che erano sul menù, salvo poi assicurarmi di sottrarre tutti i calamaretti
fritti dalla sperlunga che ha ordinato il principe.
Ho voluto recensire la Trattoria “La
Familiare”, condividendo solo alcune delle fotografie scattate durante la cena; dato che si è creata una bella amicizia sia con Pietro, nondimeno
“il vecchio che avanza” – risate – e le cameriere, gentili e disponibili ma
discrete e di poche parole – come piace a noi! – . Tra l'apertura di una
bottiglia sbagliata di champagne che ci è stata praticamente offerta, la
disquisizione sul fatto che un temerario piemontese come Michele sarebbe o meno stato in
grado di ordinare tre portate di pesce senza abdicare, e la simpatica
derisione di una donna di origini pugliesi che preferirebbe digiunare piuttosto che mangiare cibo di mare; abbiamo
completato la serata in bellezza, per poi concludere, passeggiando sulla
spiaggia, osservando all'orizzonte una nave da crociera che si allontanava
verso una rotta sconosciuta, sotto un cielo trapunto di fulgide stelle.
“Ma i segreti non sono finiti” – mi sono ripetuta – e i doni sono
stati molti, la maggior parte inaspettati. Alla fine della nostra “corsa
ligure” abbiamo trovato una sorpresa sulla spiaggia. Un oggetto, per me sacro,
che è stato portato dalla marea. Non sapevamo di chi fosse, né da dove provenisse,
ma una campana con l'impugnatura in legno scuro sbirciava tra le dune di sabbia scura, forse per essere raccolta. “Libri e candele ne avevamo già” – ci
siamo detti – “ma la campana ci mancava”. L'abbiamo impugnata, e portata con
noi, posizionata sul caminetto delle antenate, nondimeno il luogo di
culto principale della casa, ove portiamo avanti la nostra tradizione misterica. Sappiamo già quando e come la utilizzeremo,
l'acqua salata e le sue fragorose onde si erano già portate via, con tutta
probabilità, ciò che la campana portava con sé, e che doveva rimanere ancorato
al passato di chi l'aveva perduta od abbandonata. Non avevamo bisogno di fare
nulla se non darle posto dove sentivamo volesse stare. Michele, poi – raccoglitore seriale di sassi e conchiglie –
ha trovato una caratteristica pietra bianca e piatta che ricordava un ossicino. Domenica, per sorprendermi,
l'ha forata nel piccolo laboratorio che si è ricavato in terrazza, vi ha inciso
le nostre iniziali con un inchiostro dorato e glitterato, e l'ha legata al vaso che ospita la rosa che mi ha donato per lo scorso San Valentino. Dopo l'ultima potatura pensavamo
che non stesse bene e l'avevamo data per spacciata, anche dopo aver ascoltato
il parere di alcuni amici ed amiche dal pollice verde. Durante la notte, però,
forse grazie all'influsso dalla pietra, sono spuntate le vergini foglioline e
si sono gonfiate le piccole gemme, pronte a schiudersi alla bellezza di maggio.
Anche il mio corpo, grazie al respiro dell'aria algida della riviera, ha
prodotto un piccolo miracolo femminile che ha tinto di rosso anima e cuore, e di cui mi sono sentita profondamente grata.
Ogni dono,
restituito al rispettivo ospite.
Amo la capacità che tutte le cose possiedono di sistemarsi da sole.
Amo chi sono,
chi mi è affianco,


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