Esplorazione alchemica tra Sirene, Angeli e altre creature di potere a Pavia
Lo scorso sabato, il 24 Febbraio 2024; io e il mio compagno di esplorazione ci siamo avventurati sulle tracce delle sirene pavesi. Era da un po' di tempo, che la chiamata sirenica, gemellare e celeste; era rimasta inascoltata sul mio percorso verso me stessa; così, spinta da una forza sconosciuta ma non estranea, ho deciso di riprendere il filo di ciò che avevo incominciato; forse già da prima che ne avessi memoria...
Sapevo che la Basilica di San Michele Maggiore, risalente al VII secolo e edificata dai Longobardi; nonchè ricostruita tra il XI e XII secolo; era una importante gemma di potere e suggestione, per via della sirena scolpita sul capitello del portale principale della facciata, a indicare che lì scorre una energia particolarmente magica; ma non avevo idea che avrei incontrato non solo molte altre sirene, ma anche creature di profondo significato alchemico, come i Panozi – dai quali sono particolarmente affascinata, sin da quando scrissi il mio articolo di ricerca sulla Basilica di Vézelay, in Francia, che ospita anche rilievi di un vichingo e una sirena; – e scene di vita selvatica che rievocano consapevolezze e antichi riti pagani, tra cui il riflesso dionisiaco della unione tra Adamo ed Eva. A Pavia avevo già visitato, verso la fine dell'anno 2023, la Chiesa di Santa Maria in Betlem; ove la Madre celeste, nondimeno Iside Stella Maris ma anche volto della cometa Astarte, ovvero la Madonna della Stella; che lì svettava con i suoi riverberi di luce. Madonna di dietrologia sirenica – ovvero eredità delle stesse Dee nutrici che abitano il volto originario delle Sirene – che ogni anno viene fatta sfilare, agli inizi di Giugno e in memoria del mese di Agosto in cui si svolse la leggenda della miracolosa nevicata, in una processione che la vede attraversare il Ticino.![]() |
Appunti di Viaggio, La Sirena Bicaudata come porta sull'altrove Con la fotografia della prima sirena, la più significativa, forse, sul capitello a sinistra del portale principale della Basilica di San Michele Maggiore; traccio alcuni appunti di viaggi ispirati al mio saggio di ricerca intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini: Kurt Latte, filologo tedesco, in merito alla natura delle sirene cita l'aggettivo seirios, che significa letteralmente incandescente, evocando probabilmente il meriggio. Tale incandescenza evoca una citazione sita in Aurora Consurgens, pt.2, in Artis auriferae, vol.1, p.212 che recita Ignis noster est Aqua, ovvero la nostra acqua è fuoco, in riferimento agli elementi alchemici necessari alla forgiatura della pietra filosofale, da intendersi come arte interiore. Nelle sirene si evince in effetti una natura duale, una di fuoco – poichè associate dai greci al sole del mezzogiorno, ora in cui intonavano il loro canto di miele – ed una acquatica, poichè abitatrici delle isole o delle acque. Ecco quindi un incontro fra forze, un come sopra così sotto che vede, nella Sirena, la perfetta coninunctio oppositorum a cui molti alchimisti ed esoteristi hanno anelato, tutt'oggi molto frainteso da coloro che millantano capacità e conoscenze esoteriche di gran spessore. Nel caso della basilica di San Michele Maggiore di Pavia, le sirene sono bifide, simili a quelle presenti nelle allegorie medievali dei bestiari. Si iniziò ad avere un massiccio incremento di queste figure mitiche in vari tipi di rappresentazioni soprattutto in epoca etrusca e romana, nonchè rintracciabili nel medioevo romanico tra X e XIII sec., con doppia coda di pesce o di altre creature ctonie, talvolta tenuta in alto tra le mani a formare un arco, allegoria simbolica forse “di una porta” che attraversando il femminile si apre; presente in rilievi su muri e pavimenti di chiese e pievi cristiane. Sebbene siano assenti rilevanze mitologiche che contemplino a tutto tondo; si evince che le sirene, in particolare le bicaudate; hanno una natura doppia: protagoniste del canto armonico, ad esempio; non potrebbero emettere le loro armonizzazioni senza essere dotate di una intrinseca pluralità – come si evince in Platone ove sono in otto a intonare la sublime armonia celeste. Anche Omero concepì una sirena duale, quasi che le sirene siano caratteristiche di una “forza-sirenica gemellare”; una ittiomorfa e l'altra ornitomorfa. In questo modo, sono stati anche riprodotti i loro due arti inferiori originari della mitologia greca e la doppiezza relativa alle loro ali, in quanto creature celesti/stellari nella storia semita e donne-uccello in quella greca. Sarà tra il X ed il XIII sec. che la Sirena avrà quasi sempre doppia coda, a ogni modo; e la lettura del suo simbolismo verrà approfondita sia da mistici che cristiani. Anche Giano, tendenzialmente bicefalo; che con le mani saldamente si tiene i piedi, ad esempio raffigurato sull'ingresso del Duomo di Modena, potrebbe essere rappresentativo di una sirena bicaudata: si rammenti che il dio, secondo attendibili fonti, fu già una mascolinizzazione della dea Diana, peraltro di origini forse etrusche, dalla dea Tana. Quale Dio degli ingressi e dei trapassi richiamerebbe la natura di Diana in quanto uno dei volti della preindoeuropea Dama Bianca rilevata in area celto/germanica e nella quale si identificano anche Perchta/Befana/Santa Lucia e Frigg/Freya che sono, tutte, legate alla soglia, «dee che possiedono le chiavi» dell’altrove. Il glifo della runa Perth che nel libro Runemal si lega etimologicamente a Perchta, la nostra brillante strega alpina che ha legami con la Grande Madre protogermanica Nerthus/Hertha; è infatti una serratura, un portale che separa i mondi; esattamente come la sirena, “aperta in due code”, lascia intendere uno spazio arcano da attraversare percorrendo l'anima femminile. Macrobio (390-430 circa) ci dice che Giano è anche detto Gemino, perché come il Sole esso sarebbe padrone “dell’una e dell’altra” parte del cielo: interessante che, la Diana preromana, che peraltro potrebbe sussistere nel volto romanizzato delle Matronae di origine celtica, fosse proprio, fra le altre, una dea della luce, della vegetazione e delle fonti, poi passate nella nostra Gallia Cisalpina alla Brigid celtica e in un secondo momento assimilate dai romani sotto la egida di Minerva; e dunque legata per stretta conseguenza a un simbolismo solare oltre che il più conosciuto lunare, come le sirene. Inoltre, si apprende dagli studi di Luisella Vèroli, nel libro Dal Cosmo alla Cosmesi, p.57; che, dato che in latino porta si dice “juana”, dal sanscrito jana, da cui Diana, Giana, Domus de Janas; è a Diana che porte e serrature, che le sirene presiedono e controllano e forse segnano nelle pievi, erano titolate. “Juanua coeli” era infatti un epiteto delle dee, poi passato alle litanie della Madonna. Ad ogni modo è di doppiezza che si parla, legata a una natura primigenia femminile non scissa, ma completa di tutti gli elementi dello spettro della materia, che peraltro trascende; e vive nella iconografia della Sheela Na Gig, di Inanna, e della Chakray Amman.
Curiosità di Viaggio, Le Sirene e La Rabdomanzia Anche la presenza di corsi d’acqua sotterranea era rappresentata nei capitelli dei luoghi sacri dalle sirene e dai draghi e non è difficile immaginare che le sirene siano connesse alla rabdomanzia, nonchè l'abilità di cogliere le linee d'acqua insite nelle profondità del suolo, simili alle linee di energia chiamate “leyline”. Tali linee sono tradizionalmente punti di potere elevatissimo, su cui, non a caso, i nostri antenati erigevano i loro templi – poi sottratti e fatti propri dalle confessioni religiose venute dopo – per caricarli di quella antica energia segreta. A Pavia, il contrasto tra l'anima pagana antica e quella cristiana è talmente forte, che sembra di camminare in due luoghi diversi contemporaneamente: il furto è palpabile! All'interno di queste linee vi scorre ancora, del resto, l'energia tellurica della Madre-terra, ma si dice che vi sia canalizzata anche l'armonia celeste, ossia punti energetici di incontro tra gli assi dell'universo che si trovano nella maggior parte delle cosmogonie delle origini – alberi cosmici – quanto nell'alchimia; da cui il famoso motto, attribuito ad Ermete Trismegisto del “come sopra così sotto”. La maggior parte degli edifici sacri della cristianità, sono stati costruiti per assorbire quella energia sprizzante, attribuita al culto della Madonna Nera o della Stella ma che, in realtà, incarnerebbe la madre oscura e sotterranea delle origini, rappresentata da un serpente che scorre tra gli anfratti della terra. La “ Wouivre” o “Woëvre” è lo specifico nome che questo serpente, nonchè la sorgente guizzante, aveva tra i Galli. Ora chiamate correnti telluriche, possono essere punti di comunicazione tra correnti di suoli di nature diverse, oppure provenire come “vene” dal profondo cuore terrestre. Probabilmente nei territori delle Gallie i celti si radunavano in questi luoghi, e ci vivevano in prossimità per assorbire la benevolenza sprigionata dalla terra e assicurarsi buoni raccolti. Infatti tali faide sorgive venivano segnate con pietre particolari – i menhir, dal bretone men e hir, pietra lunga; avevano, ad esempio, lo scopo di attrarre magneticamente a quelle vene le energie celesti, anche dette “correnti del drago”, per via della loro estrema potenza nell'incedere fra terra e cielo sull' axis mundi, che, come approfondito dagli studi passati sulla mitologia baltofinnica dello Scrigno di Luce; era percorsa anche dagli sciamani artici nella loro tenda, che la risalivano come una scala per portare messaggi divini, ricevuti in connessione con tale asse, durante i loro riti, canti e pratiche. Tutt'oggi, in Europa, frequentemente nel Nord così come in Italia, sono proprio serpenti, uccelli, centauri, tritoni barbuti o sirene bicaudate (altri esempi si trovano a Como, nella Tuscia, a Bari e a Lucca) a svolgere su angoli, mura o capitelli, la funzione di quei menhir.
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Seguono altri scatti dei rilievi individuati all'esterno della chiesa, in particolare nei dintorni del portale principale, sui capitelli della navata della facciata principale tra cui una figura antropomorfa con arti inferiori divaricati, forse anch'ella una sirena; e la splendida allegoria dionisiaca sopraddetta, che a primo sguardo fa pensare ad Adamo ed Eva cinti all'albero della vita: in questo caso, però, una vite; che richiama alla selvatichezza di Bacco e/o Dioniso; indicativo della vicinanza che i nostri antenati ed antenate pagani e pagane dovevano sentire con i riti naturali primigeni legati alla crescita, alla sessualità sacra, alla danza ed al rinnovamento.
Meravigliosa, poi, l'altra piccola sirena su un capitello minore. Erano tante, tutte offerte ai miei occhi gravidi di letizia: credo di non essere nemmeno riuscita a riconoscerle tutte!
Curiosità di Viaggio, Culto di Lucia Il fatto che anche nei paesi nordici si sia diffuso il suo culto, probabilmente deriva dall’accostamento della figura di Santa Lucia alle antiche festività legate alla luce dei popoli germanici che cadevano intorno al 21 Dicembre. Il Solstizio d’Inverno è infatti legato alla rinascita del sole e della luce, e una antica cantilena recita “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”. Il Natale è infatti un residuo, una variazione dell’antica Festa della Luce. Essendo il culto di Lucia precedente alla conversione al cristianesimo, è collegata ad Artemide/Diana. Artemide è infatti una vergine selvatica – come la Lucia siracusana, che consacrò la sua verginità a Cristo – e Diana è anch’ella divinità preindoeuropea legata al culto della luce, forse assimilabile alla protoceltica dea del fuoco Belisama o alla etrusca Tana; oltre che la celebre Regina delle Fate e delle Streghe tipica del culto pre-agricolo delle donne illustrato da Margaret Murray, ovvero la Dea Diana preromana; venerata nella originaria Vecchia Religione. Anche Lucia, come molte delle Streghe dedicate a Diana; venne accusata per la sua fede, sotto Diocleziano: la leggenda vuole che sia stata torturata e arsa – invano – sul fuoco, e si dice addirittura che le siano stati cavati gli occhi, o che se li fosse cavati per non donarli a un corteggiatore, ma quest'ultima è solo un'ipotesi, poichè non furono mai trovate le prove, che invece convergono verso la Jugulatio. Ciò che la vuole raffigurata con i suoi occhi appoggiati nel vassoio che tiene tra le mani, dipende forse dal suo legame con la luce, una luce che è dentro e che necessità della vista di un «occhio altro» per essere colta.
Tratto da La Dama Bianca, L'Antico Culto della Luce e Le Vere Origini del Natale e dell'Epifania, ricerca di Claudia Simone
Numerosi anche i richiami e rilievi boomorfi; e il volto stilizzato del caprone all'entrata della cripta; indicativi della selvatichezza delle divinità che qui un tempo venivano evocate, nondimeno le Matronae di retaggio celtico, assimilabili alle Madonne del Latte e alla Diana preromana sopraddetta; nella Gallia Transalpina erano spesso raffigurate su rilievi in compagnia di mucche o tori.
Curiosità di Viaggio, I Timidi Panozi Infine, l'ultimo punto luce su uno dei capitelli interni, i rilievi antropomorfi che ho subito accostato ai Panozi, delle creature molto timide che, all'avvicinarsi di estranei, dispiegherebbero le orecchie come ali per fuggire. Questi esseri dalle orecchie alate; sono rappresentati anche sui muri di certe commanderie templari dove avevano il nome allusivo di “atlanti”. Qualcuno crede fossero nobili Inca, chiamati dagli spagnoli "orejones", dalle grandi orecchie, per via dei dischi inseriti ai lobi delle orecchie. Altri li assimilano a Orejona, la regina-dea venusiana raffigurata sulla porta del sole di Tiahuanaco, civiltà precolombiana. Plinio, invece nella Historia Naturalis (libro IV, capitolo 95), li riconduce al popolo dei Panozi, presunti abitanti di una terra mitica situata nell'estremo Nord d'Europa. Altri credono fossero abitatori della lontana Scizia, area euro-asiatica antica; ma erano anche simili agli indigeni che vide Colombo durante i suoi viaggi. Etimologicamente la parola Panozi deriva dal greco pan e othi, che significa tutto orecchi. Compaiono ab origine in Pomponio Mela, ma forse ne diedero notizia già Periplo e Megastene. Ctesia, negli Indaka, parla di pandae o macrobi, le cui donne hanno un solo figlio nella vita, neonato che presenta i capelli già bianchi, otto dita per ogni arto, e orecchie gigantesche. Appaiono inoltre ne Le Gesta romanorum, una antologia inglese francescana precedente al 1342, dove le enormi orecchie sarebbero un mezzo per ascoltare meglio la parola di Dio. Appaiono anche nella favole di Esopo di Sebastian Brant (1457-1521 p. 372) dove figurano insieme ad Adamo ed Eva, peraltro presenti in altri rilievi presso la Basilica di San Michele Maggiore. Simili creature si trovano anche in malaysia e Giappone. Il cronista a seguito di Magellano Pigafetta li chiama Cafri. Forse sono raffigurati a memento di una propensione e saggezza all'ascolto del mondo altro da cui provengono; tema affrontato in saggio sulle Sirene, le creature del suono e della voce, che a livello psicosomatico sono connesse all'orecchio che, infatti, ricorda la forma della conchiglia, che nel contesto è ulteriore allusione alle acque, al mare, alle sirene. Al seguente collegamento è disponibile un altro articolo di questo sito dedicato ai Panozi, ai vichinghi e alle sirene, che figurano in buona compagnia presso la Basilica di Vézelay in Francia, altro luogo di potere connesso alle corrente telluriche della Basilica di San Michele Maggiore: Il Vichingo e La Sirena Bicaudata di Vézelay, ricerca di Claudia Simone.
In secondo luogo, abbiamo incontrato l'arcangelo Michele che schiaccia il drago: intorno alla sua immagine pareva vibrasse una luce – come quando, fissando una fiamma a lungo, lo sguardo si offusca ed illumina. Ciò che fa del sito di culto una speciosa gemma è del resto l’alchimia che abita la sua figura controversa; verso la quale ho sempre provato una attrazione profonda; poiché parte di una tradizione popolare che mi era stata insegnata e che, a livello esoterico ed evocativo; funzionava per me. Con la ricerca, però, a volte il canto spontaneo dell’anima e della ispirata pratica magica; coglie consensi nella realtà mentre, altre volte, si disillude e perde voce. Tutt'altro che santo, Michele è infatti per antonomasia colui che schiaccia il drago – che qui accostiamo alla sirena, dato che la sua natura ctonia è portavoce delle dee sireniche dell’abisso che sgorga dalle profondità della terra; emanazione di una corrente segreta, di natura femminina; su cui la nuova religione ha costruito il proprio culto patriarcale e prevaricante; derubando la vecchia religione e la sua anima primigenia della “voce”. La magia era a ogni modo palpabile: come davanti a un arcano – che per me ha sempre segnato l'equinozio di autunno; ovvero il momento che traccia il passaggio all'ombra, nonchè la festa dell'angelo che cade qualche giorno dopo, ovvero il 29 Settembre – ci siamo allora assopiti in un istante divinatorio che, da lì in poi, avrebbe segnato la mia vita, e ne avrei esperito l'evidenza poco dopo...
All'interno dell'edificio abbiamo poi ammirato un'altra piccola sirena bicaudata, il crocefisso in argento del X secolo della Badessa Raingarda, la cripta che risale all'originario luogo di culto; i cui ingressi erano adorni di sirene-gatto e altri mammiferi “ittiomorfi”; e una meravigliosa Madonna del Latte del secolo XV-XVI, dal seno particolarmente prospero – come non ne avevo mai viste, e direi che ne ho viste un po' – a testimoniare il legame atavico tra le antiche madri nutrici della protostoria dalle sembianze di uccello o serpenti; le sirene, e le Madonne che secondo Douglas N. ne La Terra delle Sirene, p.12; “sono «tutte» antiche reincarnazioni di sirene, regine del mare con le loro corone scintillanti in capo”...
Dopo aver visitato la cripta, che conteneva anche un gruppo di suppellettili liturgiche del XII secolo facenti parte del tesoro di San Brizio; nonchè altri particolari intrecci sui capitelli; abbiamo ammirato l'arazzo con il ciclo dei mesi e il Re-Anno. Sulla didascalia si legge: “l'arazzo rappresenta La Teoria dei Mesi con, al centro, l'Anno di Trono. Riproduce un mosaico antico realizzato tra il 1100 e il 1124, che si trova sul pavimento dell'Altare Maggiore di San Michele. Purtroppo solo una parte del mosaico originale tornò alla luce nel 1863, quello visibile oggi. Grazie agli studi del prof. Adriano Peroni, storico dell'arte, si ha potuto risalire alla rappresentazione completa, il cui frontespizio si può ora apprezzare nel raffinato ricamo, opera unica, eseguita dalle 14 allieve del corso di ricamo UNITRE, coordinato magistralmente dalla signora Luisa Ultre. Pavia, 2021”.
Dopo aver assorbito gli arcani presenti nella Basilica; ci siamo rifocillati con un caffè nero e bollente, percorrendo le rinomate vie del centro; per poi abbandonarci a una bella passeggiata “in borgo”; assopendoci nella calma che i giochi di luce tra il sole e le acque irroravano, giungendo dritti al cuore.
E, infine, appunto ciò che del viaggio di Sabato 24 Febbraio è più degno di nota, poiché, in mezzo a tutte quelle deliziose sirene, precisamente nella cripta sotterranea; “ho detto il mio sì”; mentre il mio compagno di esplorazione, inginocchiato e commosso, porgeva uno splendido zaffiro incastonato in oro bianco al mio anulare sinistro. Un sì per la vita, un sì che ho avuto bisogno di interiorizzare e realizzare per un paio di settimane; prima di scriverlo e renderlo pubblico, e che ha fatto attendere un po' la stesura di questo brano di bordo che, ora, diventa un tratto indelebile sulla tela della nostra anima.
Diritti
Testo e fotografie di proprietà di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.




































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