Il Lago delle Fate di Macugnaga e la furia della Perchta
Ed eccomi ad aggiornare un po' il diario di viaggio, con
le fotografie che ho scattato Sabato 23 Dicembre, a principio della esplorazione che ha
condotto me e il mio compagno di viaggio a un luogo che desideravo visitare da
tanto tempo.
Qui il panorama e qualche ispirazione: abbiamo attraversato una
serie di frazioncine della Valle Anzasca, per raggiungere la Valle Quarazza, il
nostro punto di arrivo, ai piedi del Monte Rosa. La borraccia termica con il tè
bollente al limone, è stata una chicca che mi ha cullata.
E, in secondo luogo, sul taccuino di viaggio; i doni della Dama Bianca: le “montagne fumose”, a richiamare alla perfezione le Dodici “Raunächte” – le notti fumose, in tedesco – che intercorrono tra il Natale e l'Epifania; e i cavalli, tra cui la meravigliosa creatura bianca, che ha risvegliato nel mio cuore la memoria di una breve ricerca che feci sulle tre Epone, a me molto cara:
Citazione di Viaggio “Il culto di Demetra come Dea Cavalla era assai diffuso tra i Celti della Gallia che la adoravano sotto il nome di Epona, o le tre epone, a onorare la trina madre del grano. Nella Topographia Hibernica di Giraldo Cambrense c'è un curioso episodio che rivela come tracce dello stesso culto sopravvissero ancora in Irlanda nel XII secolo, dove l'incoronazione di un reuccio irlandese a Tyrconnell prevedeva un breve rito con una bacchetta bianca – a rappresentare la giumenta bianca – in onore della triplice Dea Bianca, nel tempo sostituita con la trinità cristiana. Il culto del cavallo in Britannia risale ad epoca preistorica, ber rappresentato nel romanzo di Pwyll principe del Dyfed, a cui la Dea Rhiannon – corruzione di Rigantona, ovvero “Grande Regina” – appare evidentemente sotto forma di una giumenta bianca quasi impossibile da raggiungere...”.
(Tratto da Il Vero Mito di Demetra e Persefone e le Dee dell'assolato campo biondo, ricerca di Claudia Simone disponibile nella sezione Le Vie dell'Antro, La Via delle Madri).
I Guttviarghini
Un altro dono sono stati i volti dei “Guttviarghini”, i nani scolpiti nei ceppi lungo il sentiero di pini, abeti e larici che abbiamo percorso per raggiungere la nostra meta, reminiscenza delle molte leggende della Valle Quarazza – alcune le sto scovando proprio questa mattina, immersa nel profumo del cappuccino, in Leggende della Alpi di Paolo Crosa Lenz – che narrano dei primi giacimenti auriferi della zona, famosa per le sue miniere...
Leggenda di Viaggio, L'Ultimo Guttviarghini L'ultimo guttviarghini che è vissuto a Macugnaga viveva giù a Staffa, al vecchio tiglio, vicino al cimitero. Una mamma con un bambino piccolo è uscita dal cimitero dopo una visita ai morti e lì c'era il vecchio guttviarghini. Il bambino dice alla mamma “Muotti, muotti luk/ Mamma, mamma guarda, quello lì non ha i piedi come noi. Ce li ha girati all'indietro”. E la mamma gli ha detto: “Schwitt / Taci, loro sono così”.
Allora il guttviarghini ha detto: “Il più piccolo è il più cattivo, il più piccolo è il più malizioso. Di qui me ne vado e non tornerò più”. Poi si è arrampicato sul tiglio. Quando era in alto sul tiglio ha buttato un gomitolo di lana molto alto, tanto che quella mamma non ha visto. Si è poi arrampicato sul filo ed è sparito. Per sempre.
(Tratto da Leggende delle Alpi, Il Mondo Fantastico della Val D'Ossola, Paolo Crosa Lenz, Casa Editrice Grossi–Domodossola, p. 40)
Cenni sulle Fate Giunti in cima al percorso, finalmente alla nostra meta, abbiamo potuto godere della vista del Lago delle Fate, le quali fornirebbero marmellate gustose ai nani, in cambio dell'oro con cui produrrebbero la loro fluttuante polvere magica. La figura della Fata, ovvero della Fata Madrina tipica delle fiabe è legata alla stessa Perchta e alle Madri Germaniche antiche dalle quali la sua figura folklorica, nonchè quella di Frau Holle si è generata: un altro modo di chiamarla, in Italia, è Fata Piumetta..
A quel punto abbiamo purtroppo assistito al degrado che la gente della Valle sta vivendo: in assenza di corrente elettrica per via della tempesta scagliatasi nella notte del 22 Dicembre, e non avendo ricevuto esattamente lo stesso numero di aiuti di cui avrebbero avuto bisogno, i lavoratori locali lamentavano — Un vento caldo mai sentito prima sotto Natale — ; una sensazione inaudita, di cui nessuno si capacitava.
— Siamo distrutti, qui ogni cosa è diversa ormai, non vediamo quasi più la neve, ne ha fatta molta meno rispetto agli anni passati, e sembra andare sempre peggio — raccontava l'uomo locale — Non si sa che cosa si sia scagliato su di noi la scorsa notte, un vento rabbioso ha scoperchiato tutti i tetti, abbiamo rischiato di restare feriti, una violenza così, provenire dalla montagna, non l'avevamo mai vista, ed io vivo qui da molto tempo —.
La Marcia Selvaggia della Perchta
Sembra proprio si sia trattato della marcia selvaggia della Perchta – mi sono detta. La nostra strega alpina, memoria della Madre germanica preindoeuropea che vive nella figura folclorica di Dama Bianca, anche tipico volto della Fata Madrina che, letteralmente, scoperchia i tetti delle case con le sue Truden sotto l'egida liminale delle Dodici Notti.
Dopotutto, questo è il suo tempo, questi sono tradizionalmente i suoi giorni; ma è chiaro che non avrei potuto imbastire un simile scambio di idee con chi ascoltava dato che, con tutta probabilità, mi avrebbe ritenuta folle. Così, tenuti per me i pensieri, ho lasciato che Michele parlasse ancora un po' con lui, ed ascoltavo silenziosamente, e rattristata, il racconto del recente dragaggio del Lago delle Fate – artificiale, del 1948; costruito insieme alla diga atta a trattenere le acque del torrente Quarazza, per fornire energia elettrica alla valle – cominciato ben tre mesi fa.
Leggenda di Viaggio, La Processione dei Morti Le mie supposizioni sul legame tra la Perchta, comunemente conosciuta come La befana, che dalla notte dei tempi abita le alpi attraversando le abitazioni con il suo corteo di folletti al seguito, per una notte all'anno; trova evidenza nel motivo che emerge da una leggenda di Macugnaga, intitolata “La Processione dei Morti”, testimoniata da Corsi Genoveffa in loco (1916 – 1981), con protagonista una madre di Borca che invitava le sue figlie a udire la processione dei morti che girava intorno alla casa.
Le ragazze schernivano i racconti della donna, ritenendola folle; tuttavia si spaventarono all'ammonimento della stessa; che avvisò loro che, l'indomani mattina, avrebbero compreso il motivo di quanto farneticava. — Magritta, Magritta, scendi, la mamma è morta — gridava il padre al mattino seguente. Dunque, la donna, ne conclusero le figlie, aveva sentito la sua stessa processione di morte annunciarsi. La stessa corsa dei morti era testimoniata da Pironi Leone (Fomarco, 1914 – 1981).
(Tratto da Leggende delle Alpi, Il Mondo fantastico in Val D'Ossola, Paolo Crosa Lenz, Grossi – Domodossola, pp. 286-287)
Il Lago della Fate
— Scatti pure le sue foto, perché per almeno due anni non si vedrà che una pozza di fango, qui. Il lago era diventato uno stagno e aveva bisogno di essere ripulito —.
Il Lago delle Fate, ridotto a cantiere – abbiamo a malapena potuto varcarlo, prima di ricevere l'ammonimento dell'uomo – era una fanghiglia, risucchiava gli stivali come sabbie mobili, che mi sono ostinata ad attraversare nonostante le grida dell'uomo.
Quel poco che era rimasto delle sue acque smeraldine, l'ho fotografato gelosamente, sapendo che, forse, non avrei più potuto ammirarne bagliori e scintillii per lungo tempo...
Adiacente alla conca ormai quasi vuota, v'era una piccola cappella dedicata a San Nicola e i suoi martiri di guerra.
Quel poco che era rimasto delle sue acque smeraldine, l'ho fotografato gelosamente, sapendo che, forse, non avrei più potuto ammirarne bagliori e scintillii per lungo tempo...
Adiacente alla conca ormai quasi vuota, v'era una piccola cappella dedicata a San Nicola e i suoi martiri di guerra.
A causa della tempesta di vento l'area boschiva tutt'intorno aveva la parvenza di un cimitero di alberi: il profumo dei tronchi dei pini spezzati, uniti all'odore di selvaggina che emergeva da ogni angolo, dalle ossa di erbivori che stavano sparse qua e là, probabili retaggi di un banchetto selvatico avvenuto nelle precedenti notti; erano un innato piacere per l'anima – assopita nelle memorie ataviche – ma un dolore per lo sguardo.
Taccuino di viaggio Non amo la negromanzia e non sono una cercatrice di ossa, ma viaggiare in due serve a questo; ad arricchire, e ad aggiungere al diario di viaggio qualcosa in più: — Qualcosa di mio, qualcosa di tuo; ma non starai pensando di riempirmi il caminetto di palchi e ossa, vero? — risate.
Naturalmente io ho pensato al bottino di pigne e licheni, mentre la mia attenzione andava tutta là; sulle bianche montagne fumose terse dai bagliori del sole nascituro di Jól...
E qui, altri scatti presso le varie frazioncine di Macugnaga incontrate sulla via del ritorno, ormai tersa di luce lunare. Tra le altre, Pestarena, famosa per le miniere aurifere con il suo mulino dei minatori. E non poteva mancare la falegnameria degli gnomi, dove il mio compagno di viaggio si è sentito a casa.
I Celti e i giacimenti auriferi di Pestarena
“Non è noto con certezza chi sfruttò per primo i giacimenti auriferi di Pestarena, la tradizione vuole che i primi a ricavare l'oro dai filoni minerari dell'Alta Valle Anzasca siano stati Romani, o addirittura i Celti, gli stessi popoli cioè che scoprirono il Passo del Monte Moro”.
(Tratto da Macugnaga-Monterosa.com)
Le Miniere d'Oro della Guia La leggenda del Lago delle Fate ha radici, del resto, dall’unione tra il bacino che ospita il Lago, e le Miniere d’oro della Guia, ovvero la prima miniera museo italiana, visitabile con l'accompagnamento di una guida a cui sono legate le leggende dei nani e delle fate sopraddetti.
Infine, dopo aver fatto acquisti natalizi negli alimentari e negozietti tipici della zona, eravamo così affamati che ci siamo buttati su Anzola d'Ossola, famosa per il suo Birrificio del Popolo; un luogo che frequento sin dall'infanzia grazie a mio padre, e che per me è un po' casa, soprattutto nel periodo delle luci natalizie.
Seguono alcuni scorci del paese, con la bellissima stella cometa e il caratteristico edificio di legno che ha catturato la nostra attenzione.
Gli ultimi scatti del nostro breve viaggio, prima che entrambi i telefoni ci abbandonassero. Al birrificio di Anzola, con la mia birra preferita in assoluto, la Goose Island; e al ristorante Gout de Bouchon, carezza per l'anima che consiglio a chi dovesse fare questo giro, premesso che i prezzi non sono esattamente accessibili.
Riflessioni di una strega in viaggio Molti sono i luoghi, che la magia della Fate, ovverosia delle antiche dee e madri ha abbandonato da tempo.
Quando distruggere e privare sé stesse/i e le altre creature viventi della loro dignità è il mantra da seguire, la natura non può rispondere altrimenti.
Forse di dovrebbe occupare meno spazio, riflettere su ciò che davvero serve. Forse, questo andrebbe fatto ogni giorno, ognuna/o dal proprio angolo di mondo, il solo luogo su cui si ha potere, dopotutto.
Diritti
Testo e fotografie di proprietà di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.




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