La Sirena Dormiente di Savona, e altre Stelle di Mare in Liguria...

L'arrivo a Savona, il caffè Caboto e la Torre del Brandale

Superate le varie intemperie atmosferiche, inevitabili quando, con il tempo incerto dei primi sprazzi di autunno, ci si appresta a raggiungere la Liguria dal Piemonte; e avendo superato allagamenti e temporali in prossimità delle uscite autostradali del basso Piemonte, circa nella zona di Ovada; sono finalmente riuscita a rifocillarmi nei pressi della mia prima tappa sulla rotta: il Caffè Caboto non lontano dalla Vecchia Darsena, dove, per mia gioia, ho fatto due chiacchiere con il proprietario del ristorante, che guarda caso era ammaliato dalla «sete sirenica» che mi aveva condotta a Savona. L'elegante luogo di rifocillo, con le decorazioni a tema esclusivamente marino; mi è rimasto nel cuore.



Persino il bagno, era una graziosa opera d'arte degna di reminiscenza sirenica.


Incamminandomi dalle vie interne, dove avevo parcheggiato e dove si trovava il bistrot; per raggiungere la Antica Darsena; mi sono imbattuta in una Torre di fattura medievale, che ha da subito attratto la mia attenzione. 
Sin da bambina, torri e fari, hanno occupato uno spazio particolare nella mia anima: «se è davvero, un mondo così difficile come lo descrivono gli adulti, sarà bene avere una luce a guidare la rotta, e una torre dove rifugiarsi per restare immuni al dolore là fuori»; pensavo.


La Torre del Brandale del 1100

La Torre del Brandale, detta dai locali «Campanassa», risale alla metà del 1100, era la principale delle cinquanta torri delle mura della città che, grazie ai grandi fuochi accesi sulla sommità, fungevano da «fari». Il nome «Brandale» deriva presumibilmente dal norreno «brandr»; che significa marchiare a fuoco; a indicare la luce o il falò. La lingua norrena o nordico antico è una lingua germanica settentrionale successiva al protonordico e antenata delle varie lingue scandinave moderne. Il norreno era parlato dagli abitanti della Scandinavia e nei loro territori d'oltremare, nel periodo dell'epoca vichinga. Pochi sanno che alcuni dei nomi della dea Freya presso diverse tribù dei Germani, furono “Mar-doll” (splendore del mare) e “Syr” (che ricorda il radicale semitico Sir). Freya, ab origine, era un tutt'uno con Frigg, ed insieme rappresentavano la grande madre dell'amore, «la Frigia» epiteto anche attribuito a Cibele, dal sanscrito “prija”, che significa amore; di origine asiatica esattamente come la mitica Asgard «da “As” o “Assua”, in latino Asia; che ab origine era l'Anatolia; nonché plausibile matria di Freya come degli altri dei degli antichi germani.
Sembra, dunque; che amore, luce, la torre di guardia, e la grande madre dei Vani; rispondano di una presunta «natura sirenica», legando tra loro le sirene liguri a quelle germaniche.


La vecchia Darsena e la Sirena Dormiente

Giunta al motivo della mia visita, ammirata da canti e balli dei caratteristici «clan» tedeschi che festeggiavano una sorta di October Fest settembrino, in un locale che sorgeva proprio di fronte alla bella sirenetta dormiente; mi sono goduta il riflesso cristallino emesso dai baci del sole sulle acque che, ondeggiando sul bordo della banchina, riproducevano il tipico suono  degli ormeggi. Allora mi sono sentita nella mia casa, vicino all'acqua, un ambiente necessario alla sopravvivenza dell'animale che mi abita dentro.


















Citazione di Viaggio Sono le sirene più simili agli esseri umani per aspetto fisico. Queste creature, non hanno coda di pesce; le sottili membrane fra le dita delle mani e dei piedi sono quasi impercettibili, e raramente hanno scaglie su qualche parte del corpo. Tranne che per una remota bellezza assai pallida, i loro visi sono perfettamente umani. Si sentono talmente a casa propria sia in acqua che sulla terra ferma, che spesso vivono per qualche tempo in mezzo agli uomini senza che nessuno sia in grado di indovinarne la reale identità. Conoscono una magia potente. Tuttavia, occorre fare attenzione a evitare i loro incantesimi di fascinazione, perché possono attirare per sempre un essere umano nelle loro acque...” (…) Si dice che alcune creature acquatiche, che abitano la terra, “abbiano tutte una stella in fronte, un corpo che risplende di un bagliore iridescente che proviene dalle loro scaglie dorate; con capelli d’oro fluente”. 
(D.J. Conway, Il fantastico mondo delle creature d'acqua, p.97)


Cenni di teratologia e rabdomanzia 

Per essere, questa, la descrizione che lo scrittore D.J. Conway fa delle «sirene di lago» di retaggio europeo; che chiama anche, indistintamente, “creature acquatiche”; la dolce sirena dormiente di vecchia darsena di Savona; è molto somigliante alla descrizione. Analizzandola da un punto di vista teratologico, la morfologia sembrerebbe anche quella di una sirena bicaudata – dato che è dotata di doppiezza, avendo due arti, squamati e pinnati – ma essendo una opera realizzata di recente; va da chiedersi se Parini abbia seguito una qualche filologia legata a una concreta conoscenza delle creature acquatiche che sono parte del mito e della leggenda del suo mare – che, a quel punto, potremmo ripercorrere; – o se si sia lasciato ispirare dalla voce del vento e delle onde fragranti, in totale libertà stilistica. Il ché, non sottrarrebbe dignità  all’incanto di cui la sirenetta è detentrice e messaggera. Certa è, a ogni modo, stando alle notizie raccolte sull’artista; la sua predisposizione al retaggio femminile, sacro e profondo, che sembra aver animato tutta la sua arte. 
Se la scultura del Parini non avrà in alcun modo seguito i grandi dettami della rabdomanzia, con cui invece i nostri antenati celti ed etruschi prima, abili rabdomanti; utilizzavano nella scelta della collocazione dei loro menhir – che aveva scopo di Axis Mundi, esattamente come i Dolmen; nonché di connettere le correnti celesti alle correnti telluriche che scorrevano nel magma della terra, segnandone i nodi sotterranei strategici; tutt'oggi testimoniati dai numerosi capitelli con sirene o draghi, presenti nelle in tutta Italia ed Europa – se non altro sarà stato guidato da qualcosa, o «qualcuna», nel mettere al mondo la sua sirena, dotata di una rara fattura.


Citazione di viaggio e un tuffo nella vita dello scultore “Ricordo il suo tratto garbato e semplice, ma anche il suo rigore, la sua serietà e il suo impegno politico-sociale; il suo “fare” artistico  non è mai stato un mero esercizio formale, un estetismo fine a se stesso, pur nell’eleganza classicheggiante  del suo stile figurativo; non per niente i suoi “nudi femminili” richiamano più il Botticelli che Picasso o Guttuso e, nella scultura, fa pensare più al Giambologna che ad Agenore Fabbri – si veda  la Sirena dormiente adagiata vicino al mare nel porto di Savona. Una sua mostra memorabile  è stata anche quella dedicata alle Dieci variazioni sul tema della taranta; le  variazioni su questa danza rituale,  sulla quale ha scritto pagine mirabili Ernesto De Martino, sono molto piaciute a Nichi Vendola, il poeta  politico allora presidente della Puglia, che così le ha commentate: “Ballano a due a due le giovani donne ritratte da Giampaolo Parini, racchiuse in abiti dai colori smaglianti, sollevati a giro da incedere del cambio di passo del ritmo della musica che la muove… Il punto da cui si parte è la sofferenza femminile che, nel tarantismo, si esprime come esperienza di una doppia disuguaglianza, di classe sociale e di genere. La forza delle tele dipinte ad olio da Parini è tale da consegnarci in una immagine la vicenda di un lungo e complesso percorso, antropologico e storico, di condurci a riflettere sulle ragioni della tradizione e della modernità, della sacralità e della profanazione liberatrice”. ― Flavio Sguerso, pedagogista di Savona


Cenni storici e mitici
Ligure Aoide, il canto delle sirene

Uno degli epiteti attribuito al canto delle sirene che compare nella Atlante delle Sirene di Agnese Grieco è il famigerato «ligure aoide». Questo potrebbe non essere casuale. Secondo una concezione «invasionistica», i Liguri sarebbero stati in origine un antichissimo popolo preindoeuropeo, mentre secondo gli studiosi più “continuisti”, rappresenterebbero un antico strato diffuso nel II millennio a.C. nell’area tirrenica. Pure se non ci è dato avere una verità a tutto tondo, dalle mie letture non emerge, in effetti; come usassero chiamarsi e definire loro stessi; certo è che «liguri» sembrerebbe un termine con cui i Greci chiamarono questa misteriosa etnia, quando partirono alla volta del Mar Mediterraneo occidentale. Il termine ligure sembrerebbe connesso a “Loira”, il fiume francese che verrebbe a sua volta dal latino liger, forse dal gallico liga; che significa “fango o limo”; ovvero un tipo di sabbia. «Liga» deriverebbe dalla radice protoindoeuropea leg(h)-, che significa “giacere”, come nella parola gallese «Lleyg». 
Se non sono una filologa, ma una arguta ricercatrice animata dalla vocazione; e una profonda intuitrice, potrei azzardare l’illazione per cui “ligure” sarebbe, in qualche modo, connesso a “Ligeia”, da poco citata nel mio saggio “Le Sirene, Miti e Rivelazioni dalle Origini” – che non è solo il titolo di un racconto gotico che dobbiamo al genio di Edgar Allan Poe – ma è anche sorella di Partenope e Leucosia; ab origine “muse”; compagne di Persefone il cui mito venne introdotto sulle coste tirreniche dai coloni greci che vi si stabilirono a partire dall'VIII secolo a.C. La storia delle tre sorelle, narrata dal poeta ellenistico Licofrone; e a ogni modo il mito ellenico secondo cui Demetra le trasformò in sirene per punirle di non aver protetto sua figlia dal ratto di Ade; sono  racconti di traccia patriarcale; posteri al vero mito primitivo di Demetra e Persefone, dove non c’è alcun rapimento e che avrebbe addirittura origini nella cultura egizia, nella figura di Iside «sochit» o «sochet»; che significa campo di grano; madre dei raccolti e recante anche epiteto di «stilla maris», poi latinizzato in «stella maris»; che chiama il suo originario ruolo di stella guida nelle rotte dei marinai egizi e cananei alla volta del Mediterraneo; parte di un mito della stella guida già presente nella prima storia israelita nei panni della dea Asherah; una forma di Astarte/Afrodite; che secondo alcuni studi sarebbe associata alle Pleiadi. Se così fosse ella, come la sirena, sarebbe una versione cananea di «Sopdet», la stella egizia che richiama gli epiteti di Iside madre e stella sopraddetti, dea associata a Sirio, la cui elevazione eliaca indicava l'inizio della stagione delle inondazioni ogni anno. Questa connessione tra Asherah e le Pleiadi converge saldamente Asherah all'ittita Ishara, che era la Madre dei Sebitti, delle "Seven Stars", le sette stelle sorelle che amo molto e sulle quali mi sto concentrando da alcuni anni. 
Ishara era la parola semita per dire «convento o trattato», e come tale era la dea dei giuramenti. Forse, è per questo che si giura in nome delle stelle. Il testo più antico sopravvissuto di lei proviene dalle rovine dell'era sumera dell'Elba nel nord-ovest della Siria, tuttavia fu successivamente adottato dagli Hurriti e poi dagli Ittiti come Ishara, dagli Accadi come Ashara e dagli Ugaritici cananei come Ushara”. 
Le tre sorelle sirene, tipiche del mito mediterraneo; con zampe e ali d’uccello; simili anche alle arpie; trovano retaggio proprio nella storia delle dee di reminiscenza asiatica – mesopotamiche, sumere, egizie; – tanto è vero che la Grande Signora degli animali mesopotamica, così la sua erede Syria che ne ha in qualche modo ereditato i tratti; vividi anche nella fenicia Astart; nella siriana Atargatis, dalle quali  è emersa la stessa «Afrodite della bianca schiuma del mare»; sono tutte le dee connesse alla storia di come la sirena (dalla culla asiatica da cui peraltro trae origine la stessa Freya, o «Mardoll» ) sia stata assimilata ai miti mediterranei prima, e a quelli nel Nord Europa poi. La stessa cosmogonia artica e baltofinnica, nasce dalla reminiscenza cosmogonica asiatica dell’uovo – ab origine di anatra, per essere precise – dove «incisivi furono i traffici della via della seta». A ogni modo, la reminiscenza celtica di cui la Liguria è intrisa; peraltro Grecia e Britannia primitiva condividerebbero, secondo R. Graves, una stessa “dea Bianca” connessa ai raccolti, alle acque, e alle famigerate isole iperboree delle sacerdotesse mitiche; farebbe senz’altro pensare che non sia un’illazione, quella  presentata dagli studiosi che sostengono un contatto persino tra la parola “ligure” e «Lug», famigerato eroe e dio celtico.





Dalla Darsena Antica, ci si sposta poi al porto Costa Crociere, dove sorge un'altra deliziosa torretta.







Curiosità di Viaggio, la Torre Leon Pancaldo La Torre Leon Pancaldo, volgarmente chiamataTorretta”, è una costruzione medievale situata in corrispondenza dell'ingresso della centrale Via Paleocapa, ed è considerata dai locali il simbolo della cittàAnticamente chiamata «Torre della Quarda», è citata per la prima volta in un documento del 1392 e faceva parte della cinta muraria a protezione della città, dotata in una posizione strategica. La torre, come la piazza dove sorge, è oggi dedicata a Leon Pancaldo, navigatore savonese che accompagnò Ferdinando Magellano durante la sua prima circumnavigazione intorno al mondo.


Alcune notizie sulla Vecchia Darsena

La Vecchia Darsena di Savona è il cuore della Savona tradizionale. La banchina riservata all’ormeggio delle barche è utilizzata dai pescatori che forniscono pesce fresco ai ristoranti che lì sorgono. Il resto della darsena è adibita a porto turistico con yacht e barche a vela. Il porto di Savona è inoltre composto dalla Darsena Nuova e dal vecchio molo frangiflutti; che si estende sul mare dalla Calata Paolo Boselli. La Sirena dormiente, adagiata su una culla di reti; si trova sul bordo della banchina della darsena vecchia, a lato sud-est, non difficile da notare poiché il bronzo, opera dell’albisolese Giampaolo Parini – 1941/2015 – realizzata intorno alle fine degli anni novanta; misura circa 120 cm.

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La vecchia fonte di Lungomare Matteotti 




La statua in fotografia, che ho scoperto tramite l'articolo Non brilla(no) più; essere la quinta realizzata a Savona dallo scultore Antonio Brilla; è posizionata sul lungomare Matteotti in una ansa nascosta; alla base del muraglione che sostiene la sovrastante via Famagosta. Il luogo, assopito in una «dimensione altra»; ha naturalmente richiamato subito la mia attenzione: l'intuito mi aveva fatto pensare ad un antico luogo di reminiscenza celtica che, un tempo, sarebbe potuto essere titolato alle Matronae. Prima ancora di fare ricerca, e di comprendere di cosa si trattasse esattamente, avevo intuito che fosse una vecchia fonte che era stata interdetta dall'uomo e, in effetti, ciò mi è stato confermato da una signora incontrata in prossimità dell'ansa; che guardava con lungimirante sospetto al fatto che lì, una volta; «vi fosse uno zampillo» che sgorgava da una piccola vasca; poi chiuso, forse (per citare ancora il blog Campionario di parole e umori); «dalla atavica avversione delle amministrazioni savonesi verso le fontane» 


Sempre sul lungomare Matteotti, elevando lo sguardo dall'ansa che ospitava la vecchia fonte d'acqua; si stagliava la torre con la Madonnina, naturalmente maschera cristiana del vecchio culto lattogeno delle acque di trama pagana.


 

Albissola, il paese d'origine dello scultore della Sirena

Senza neppure sapere che il Parini, padre della Sirena dormiente della darsena, fosse albisolese; mi sono lasciata guidare dall'istinto e, riprendendo la guida, ho deciso di visitare un luogo che fosse meno affollato di Savona, nella speranza di trovare una spiaggetta dove poter nuotare e cantare. Giunta ad Albissola Marina, ho potuto rispondere di ogni esigenza dell'anima; attirando intorno a me una folla di bambine desiderose di sentirmi intonare i miei amati canti delle sirene, tratti dalla celebre serie Netflix H2o e dal sequel Mako Mermaids. E, come potete notare, non sono mancati incontri magici con Nikita, cane lupo cecoslovacco. Nel tempo dell'Equinozio d'Autunno, caduto proprio nei giorni del mio viaggio, senza che avessi manipolato gli eventi affinché ciò accadesse; la lupa; animale sacro alla Perchta/Dama Bianca (la quale fa la sua prima discesa proprio tra le foschie del velo che separa il mondo tangibile da quello occulto, nella stagione dei morti che ci attende); mi ha ricordato di non avere timore di scendere con lei nelle profondità, e di lasciarmi inghiottire dalle fauci del cambiamento.








Taccuino di viaggio Questo è uno dei miei scatti preferiti, ad Albissola Marina. L'arrivo dell'onda a dividere la mia figura; mi ha ricordato quanto io sia, da sempre, una creatura equinoziale per eccellenza: mai capace di scegliere fra l'una o l'altra parte; «perché dovrei?»;  sempre sospesa tra le profondità e la superficie, a cavallo di entrambe; con due code come la sirena bicaudata, con due teste come la sirena bicefala; e due cuori pulsanti che per troppo tempo ho visto battersi fra loro e che, adesso, si armonizzano in un unico gesto: la voce. Scritta, o cantata. Nella sirena, ho incontrato colei che viaggia nell'abisso più nero e oscuro, e contemporaneamente sprizza fuori in volo, verso la trapunta celeste a cui fa ritorno, solo per rituffarsi ancora, nel riflesso di se stessa e della Grande Madre di cui è erede”.

Citazione di viaggio Ne deduco che le Sirene sono le stelle del mare, e le Stelle, compreso il Sole che anche loro appartiene; sono le sirene del cielo. Forse, protagoniste della forma più primitiva di rito femminile, quello del «rispecchiamento»; per parafrasare Luisella Veroli, archeologa dell'immaginario. 
(Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalla Origini; saggio di Claudia Simone)




Dopo la sosta in spiaggia, ho visitato il lungomare e il centro, dove ho mangiato la focaccia tipica accompagnata dal biscotto fragrante a forma di stella, che mi è stato offerto. Nel frattempo, ho incontrato I Bagni Sirena sulla passeggiata; e al Luna Park ho vinto il peluche di una sirenetta, pescando le papere di plastica dallo stagno artificiale; assorta nell'impresa come una bambina che aspetta il Natale.




Curiosità di Viaggio Sulla rotta tra Albissola Marina e Varazze, di cui ammirerete l'incanto qui sotto; sperduta tra vie che non saprei ricordare o riferire, alla ricerca di una uscita sulla principale per poter imboccare di nuovo l’autostrada; alla ricerca del b&b dove mi sarei rifocillata; ho incontrato la farmacia «Stella Maris»; dove il legame tra le sirene e le sorelle celesti si è fatto ancora più stretto. Una indicazione, fra l’altro, di un paese che suppongo si trovasse a pochi chilometri, riportava il nome “Stella”; nell’esatto istante in cui mi stavo soffermando a pensare alla stella guida dei naviganti che avevo scoperto facendo ricerca per il mio saggio sulle sirene. Sebbene le interpretazioni etimologiche di stella maris siano svariate, trovando radici sia nel greco biblico, che nella cultura egizia e nell’ebraico; è a ogni modo a Iside, nel suo carattere di protettrice dei marinai di cui ho parlato poc'anzi, che la Vergine Maria a cui sono titolare chiese e farmacie; guarda caso adibite alla «guarigione»; deve il suo bell’epiteto di «Stella Maris» e, “stella del mare” interpretazione basata sui termini ebraici come “mor” o “mari”, «resta secondo secondo le mie ricerche una delle più diffuse del nome ed è tuttora uno dei titoli della Madonna». 

Citazione di viaggio Le Madonne (di Napoli)sono tutte regine del mare, con corone luccicanti di splendore, reincarnazioni di forme antiche di sirene”. 
(Douglas N., La terra delle Sirene, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1972, p.12)

Citazione di Viaggio Nell’arte la figura di Iside con bimbo Oro al seno somiglia talmente alla Madonna col Bambino che qualche volta ha ricevuto l’adorazione di inconsapevoli cristiani
(J. Frazer, Il Ramo d’Oro, p.461)


Varazze

E, infine, il viaggio si è concluso con l'ultima sosta, Varazze; alla quale non dedico parole, poiché la letizia che traspare dagli scatti di giada e colori aurorali; è sufficiente a dare giustizia all'incanto.











Taccuino di viaggio Un semplice brano dedicato al mio incontro con la Sirena di Savona, si è trasformato nella ennesima ricerca, ed anche non molto facile da svolgere; dato che ho dovuto rivolgermi a più amiche partecipi del mondo dell'arte; per reperire le fonti di cui necessitavo. Dopotutto, è nella mia natura, andare sotto, ancora più sotto, dove le origini delle cose giacciono dormienti; dove l'intuito, quasi sempre, porta a essere dimostrato da qualcosa di, presumibilmente, reale e vero”.

Citazione di Viaggio Perché l’arte, come l’amore, quando è vera, è più forte della morte. 
(Flavio Sguerso, pedagogista di Savona)

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Diritti

Testo e fotografie di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.

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