Tesori e Fantasmi al Castello di Nibbiola

Nibbiola,  in lombardo occidentale  che è il dialetto parlato nel Comune come in quasi tutta la provincia di Novara  si dice Nibiola. La versione in grafia piemontese, con cui è noto nel resto del Piemonte, è sempre Nibiola, e si pronuncia ni'bjʊla. L'etimologia del nome potrebbe collegarsi al tardo latino nibulum, nibbo, od attraverso un nibuliola, che significa villa; ossia piccolo luogo dei nibbi. 
Si incontra l'edificio medievale percorrendo la strada regionale nel cuore della Lomellina, che da Novara conduce a Mortara. Venne fatto erigere nel 1198 dai consoli del comune di quel tempo, i Graciano di San Vittore. Passò poi a diverse famiglie novaresi e milanesi, tra cui gli Sforza, i della Porta, i Tornielli e gli Ala Ponzone e nel settecento venne totalmente ristrutturato. 


Il nucleo del paese sorge sul Terrazzo Novara-Vespolate, di origine fluvio-glaciale, sopraelevato di una decina di metri rispetto al territorio circostante. 
In effetti, la costruzione medievale si estende sopra una graziosa collinetta, circondata da una rigogliosa vegetazione che sembra separare il castello in un mondo altro; ispirando il desiderio di trovare accesso alla soglia segreta che, forse, cela da qualche parte. 
Costruito in mattoni a vista, presenta sul lato di accesso due torri angolari e una torre centrale che aveva la funzione di difendere l'ingresso, con ponte levatoio ad oggi funzionante, per oltrepassare il fossato che un tempo circondava l'intera struttura. All'interno gli ambienti si articolano intorno ad un cortile con porticato, realizzato nella sua forma attuale nel XVIII secolo. 
Dal cortile si accede al grande giardino, costituito quando il complesso assunse funzione residenziale e non più difensiva. Circondato da un grande muraglione, il giardino, era collegato tramite un viale al laghetto dove si trovava un piccolo rifugio di caccia con le gondole. 
Il castello vige in uno stato di degrado e abbandono, eppure alcune porzioni di appartamento sono abitate.
Mi ero recata a Nibbiola per svolgere delle visite di controllo in un centro medico e, dopotutto, lo stare a fissare il castello attraverso le sbarre del vecchio cancellone in ferro, mi ha permesso di immaginare, lì dentro, una “vita altra”.
I resti archeologici di cui si ha traccia grazie agli archivi del Duomo di Novara  – con il ritrovamento di anfore, monete, coppe e balsamari in vetro nella tenuta di Montarsello   indicano la presenza in epoca romana di una piccola necropoli sita dove ora sorge il modesto paesino.



La leggenda del fantasma del tesoro

Si narra di un preziosissimo tesoro in monete d'oro, occultato dal castellano in qualche angolo del castello di cui, da secoli, si sarebbe persa traccia. L’unica a conoscere il luogo tanto anelato era la moglie dell’uomo, che egli – si dice – fece murare viva a causa della sua gelosia. Il suo fantasma, affranto e piangente; pare non abbia mai lasciato il castello, e che appaia talvolta vagante tra le stanze. Secondo alcune versioni della leggenda difenderebbe il tesoro; mentre secondo altre vagherebbe nel tentativo di trovare giustizia a quanto subito. Durante queste apparizioni pare che la dama evanescente, fluttuando di camera in camera, conduca chi riuscisse a vederla e a seguirla fino al nascondiglio del tesoro, e che lo indichi con un “gesto della mano”. A ogni modo, nessuno può sapere quando ella apparirà, pertanto nessuno ha potuto essere presente al momento fatale e  il tesoro  – si dice – sarebbe ancora dormiente, nel suo giaciglio secolare. 
O, forse, perché no; qualcuno molto fortunato potrebbe essere stato scelto per il fortuito incontro e, magari, aver trovato il tesoro; senza andarsene in giro a vantarsene, e godendone la ricchezza da qualche parte, magari in compagnia della dama...


Sitografia

Le informazioni sul castello sono tratte per brevi cenni dal sito FAI
La leggenda è tratta, ma rinarrata, dalla pagina Facebook Raccontiamo Novara

Diritti

Testo e fotografie di proprietà di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.

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