Visita al Museo di Antichità di Torino: sepolture Longobarde, Età del Bronzo e Culto delle Matronae

Pendente antropomorfo femminile a pettine. Viverone (Biella), Bronzo, XI secolo a.c.

Si parte verso una meta, con un motivo, sovente poi, si ritorna a casa nutrite di qualcosa d'altro. Altro da ciò che ci si sarebbe aspettate, altro da sé, che così altro poi non è. Tra le titubanze di un cielo torvo, la pioggia forte dei primi momenti di viaggio in auto, giunti a Torino, io e il mio generoso compagno di viaggio - mio padre - ci siamo imbattuti in un sole brillante: vento e raggi di dolcezza, assopiti nel primo caffè della giornata, quello più sacro, consumato nello storico bar davanti al toro di Piazza San Carlo, da cui è incominciato il nostro viaggio a piedi. 

La Piazza San Carlo






Curiosità di Viaggio, I Taurini Nonostante l'immagine tradizionale del toro, associata a Torino, l'etimologia non ha a che fare con i tori, ma con le montagne. Deriva infatti dalla radice indoeuropea di oros, montagna in greco, o sthur, massiccio in sanscrito, come identificazione  della provenienza montanara dei primi abitanti di Taurinorum, dove viveva l'antico popolo celto-ligure dei Taurini, nei pressi della confluenza tra il fiume Po e la Dora, in un borgo chiamato Taurasia Taurinia dagli storici antichi.


Gustato il caffè, e passeggiando all'interno della galleria San Federico, abbiamo camminato fino alla Piazza Castello, di nostro interesse, per poter accedere ai palazzi reali dove si trovava l'area di pertinenza dell'esplorazione.

In Piazza Castello, di fronte il Palazzo Reale

Cortili interni al Palazzo Reale

Cenni Storici 

Nel 1563 Torino divenne capitale del ducato e nel 1584 Emanuele Filiberto di Savoia fece erigere il palazzo. Al tempo di Carlo Alberto (1831-1849) molti ambienti vennero radicalmente rinnovati sotto la direzione di Pelagio Palagi e nel 1862 prese forma il nuovo scalone d’onore. Con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze nel 1864 e poi a Roma, il palazzo perse progressivamente le sue funzioni di residenza e con la nascita della Repubblica italiana nel 1946 divenne bene di Stato. 

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Dopo una serie di peripezie, dove ogni addetto alle visite al museo continuava a spingerci un po' più in basso, in un palazzo che sembrava avere infiniti piani sotterranei a cui saremmo dovuti giungere per trovare ciò che con tanto fervore stavo cercando; abbiamo dapprima visitato la galleria archeologica delle collezioni storiche, dove erano conservati per lo più reperti di area d'interesse neoclassica, di cui riporto brevi cenni.

La statua di Mercurio, 1793. Ignazio Collino e Filippo Collino.
Linguaggio artistico neoclassico

Digressione Alchemica, Mercurio Sono molto legata alla figura archetipica mercuriale. Le parole alate, ossia le parole volatili, nobili ed elevate -  locuzione utilizzata da Omero oltre cento volte tra Iliade e Odissea -  sono intimamente connesse alla natura mercuriale del dio romano - assimilabile all'Hermes greco -  ma, più in profondità, portano un retaggio segreto del linguaggio degli antichi alchimisti, su cui ho prodotto diversi saggi. Mercurio, come le parole, ha ali (ai piedi e alle tempie). L'aqua mercurialis, nel linguaggio ermetico e in alchimia, rappresenta l'argento vivo, la sostanza sublimante, che immaginata come una sostanza che vivifica le parole nelle quali scorre; purifica, sublima, alleggerisce ed incanta.

Rilievo con satiro e ninfa. II sec. d.c., elaborazione da modelli ellenistici

Monumento a edicola con quattro figure femminili.
Seconda metà del II sec. d.c., dall'Egitto

Le Statuette delle Madri

Madre in trono con bambino (Kourotrophoi), VI - IV sec. a.c.; calcare, da Idalion

Altre divinità femminili in trono, terracotta e calcare da Cipro e Idalion, precisazioni disponibili nelle didascalie.

Statua di Dea in trono 400-380 a.c.(corpo)
240 a.c.(testa) calcare, da Idalion


Altre figure femminili che danzano in cerchio


Fiasca del pellegrino e brocca per vino(ASKOS) nuragica, VII sec. a.c.; 730-690 a.c.,
ceramica, Tharros(Oristano?)

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La Dama Longobarda del Lingotto

Assorbito questo primo e piacevolissimo vagito di quella antichità di cui necessitavo, siamo giunti al piano interrato della Manica Nuova, contigua alle rovine del teatro romano: il buio, l'aria che mancava a tratti, e l'improvviso silenzio - tipico di quei luoghi a cui pochi turisti avrebbero acceduto, poiché meno gettonato - mi ha condotta ad una area che ho apprezzato moltissimo, dedicata alle sepolture longobarde e alle omonime testimonianze  del contesto socio-politico del tempo; riguardo un guerriero in particolare e  una dama che mi ha da subito affascinata,
essendo anche la sepoltura più ricca di donna longobarda rinvenuta in Piemonte. Precisamente si tratta della Dama Longobarda del Lingotto, rinvenuta col suo corredo in Via Nizza.

La Dama Longobarda del Lingotto, la più ricca sepoltura femminile longobarda del Piemonte,
 una donna di alto rango deposta tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo con gioielli indossati in vita
 in parte di ambito germanico e in parte di tradizione romanza.

La Dama Longobarda del Lingotto, la più ricca sepoltura femminile longobarda del Piemonte,
una donna di alto rango deposta tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo con gioielli indossati
 in vita m in parte di ambito germanico e in parte di tradizione romanza.


Necropoli di Collegno e l'armamento del guerriero, tomba 150,
 640-660 d.c.; scavi del 2004-2006

Curiosità di Viaggio, La Necropoli Longobarda di Collegno Dalla sepoltura del guerriero, 640-660 d.c, di età intorno ai cinquant'anni e di statura di un metro e ottanta; emerge che venne addestrato alle armi nonostante soffrisse dalla nascita di una atrofia del braccio sinistro. La morte è stata causata da una lesione da arma da taglio, presumibilmente per una aggressione alle spalle. L'uomo sembrava, fra l'altro, essere guarito da precedenti lesioni nella stessa zona e sopravvissuto diversi anni oltre il trauma. Il corredo d'armi, comprende la spada e la sua cintura, con guarnizioni in ferro non decorate, lo scuda da parata con applique centrale a triquetra - composizione di teste di animali disposte a vortice -  e borchie in rame dorato, lo scramasax, custodito nel fodero dotato di borchie in bronzo, e il coltellino. lntorno al bacino si sono ritrovati i numerosi elementi della cintura multipla con guarnizioni ageminate. A questo personaggio, esponente della famiglia dominante, mancano gli speroni, per qualificarlo come cavaliere, e la croce doro, ma non è escluso che ciò sia dovuto alla violazione della sepoltura, che ha causalo anche la rimozione di parte degli arti inferiori. Su alcune guarnizioni ageminate si ha scelto di conservare i resti mineralizzati dei tessuti delle veste e dell’imbottitura di piume forse di un giaciglio deposto nella tomba.

Necropoli di Collegno e l'armamento del guerriero, tomba 150,
 640-660 d.C.; 2004-2006


Necropoli di Collegno e l'armamento del guerriero, tomba 150,
 640-660 d.C.; 2004-2006


Curiosità di Viaggio, Le Invasioni Barbariche Nel IV - V secolo la città diventa cristiana. Augusta Taurinorum abbandona il suo nome antico per il più semplice Taurinum. Mentre declina e cade l'impero d'Occidente anche la regione subalpina non sfugge alle invasioni barbariche: è del 402 la battaglia di Pollenzo tra i Visigoti di Alarico e Stilicone e nel 405 le orde gote di Radagaiso devastano le campagne intorno a Torino. Dopo i saccheggi dei Burgundi e le deportazioni di contadini in Gallia, alla fine del V secolo si torna progressivamente alla normalità con la vittoria di Teoderico re dei Goti e l'avvio del suo regno in Italia. L'insediamento e il sepolcreto aristocratico scoperti a Collegno sono tracce materiali rare e importanti della presenza gota nella penisola italiana. Riprendono gli scambi economici e Torino recupera forse una certa prosperità, come attesta lo sviluppo del gruppo cattedrale. Nel VI secolo si teme l'arrivo dei Franchi, ma nel 570 sono i Longobardi a prendere il controllo della città che diventa sede di uno dei quattro ducati della regione con Asti, Ivrea e S. Giulio d'Orta. Sempre più fitte sono invece le testimonianze archeologiche degli insediamenti di gruppi Longobardi intorno al centro urbano, come evidenzia la mappa dei ritrovamenti. Lungo i grandi assi di comunicazione che conducevano ai valichi alpini, il confine del Regno era fortificato dalle chiuse, strutture difensive poste nei fondovalle di Aosta e di Susa, nelle strettoie di Bard e di Chiusa S. Michele. Proprio alla chiusa valsusina i Longobardi cercheranno invano di fermare l'avanzata dei Franchi di Carlo Magno nel 773.

La galleria archeologica al piano interrato della manica nuova contigua
 alle rovine del teatro romano





** in aggiornamento

Probabilmente un fossile di dinosauro **in aggiornamento

Clan delle palafitte nella media Età del Bronzo e insediamenti neolitici

A quel punto mi sono rivolta a una gentile maschera per reperire ciò per cui ero giunta ai palazzi reali, che mi ha accompagnata al Padiglione dell'area piemontese, esterno del palazzo. L'area, ospitata in un luminoso spazio ipogeico di raccordo tra la Manica Nuova e le Serre di Palazzo Reale, ospitava incredibili testimonianze della vita sull'acqua che caratterizzò i clan palafitticoli piemontesi della media età del bronzo, nonché testimonianza di insediamenti neolitici precedenti - autentiche costruzioni navali in legno di quercia, e simbologie divine solari, oltre che numerosi ornamenti e utensili che provavano l'accuratezza e la varietà degli scambi del tempo. 




Cartina dei siti palafitticoli del Piemonte citati in articolo

Tecnologia dell'agricoltura del bronzo

Il pettinino antropomorfo e altri utensili femminili

Il particolare che più mi ha colpita, che è anche uno dei motivi per cui ho svolto questa esplorazione; è il pendente a forma di pettine antropomorfo femminile, che in fotografia sembrava tanto grande, e visto dal vivo faceva quasi sorridere: avrei potuto chiuderlo nella mia mano quasi come un bel sassolino trovato in riva al lago.

Pendente antropomorfo femminile a pettine. Viverone (Biella), Bronzo, XI secolo a.c.


Taccuino di Viaggio Il pettinino, rinvenuto al lago di Viverone, in provincia di Biella, era la prova tangibile di un femminile inabissato tra le acque di un remoto passato piemontese, ma mai perduto”.

Altri oggetti d'incanto femminile ritrovati lungo la visita al palazzo reale, nella galleria archeologica sopraddetta; sono stati il cofanetto da trucco a forma di conchiglia - dove c'è un richiamo alle acque ed alle sue creature femminili mitiche od antiche, chi mi conosce sa che ci sono anch'io - e lo specchio in argento, utilizzati da qualche vanitosa donna romana. 

Specchio in argento con Elle e Frisso sul montone d'oro e Portatrucco in argento
 a forma di conchiglia. Vallerano, Roma, seconda metà II sec. d.c.

Taccuino di Viaggio L'oggetto da trucco a forma di conchiglia rispecchiava una vanità d'altri tempi, che sembrava sfiorarti l'animo con dita cipriate”.

A concludere, ecco l'area di mio profondo interesse, bandita al pubblico, ospitava senz'altro i veri oggetti per cui ero giunta sul luogo: le Matronae dervonnae, le sorelle danzanti, sacerdotesse di un altro tempo, le Madri delle Gallie, di origine celtica ed assorbite dai romani nel loro culto di Minerva. 
Mio padre non ha fatto in tempo a riprendermi per il mio tentativo di superare la transenna che segnava il divieto  (che ho volutamente ignorato senza vergogna) che una voce sprezzante ha ululato: — ma lei dove va? Non ha visto che non si può entrare lì?” — Ho visto di certo, signore! Ma sono una ricercatrice e ho un lavoro, una missione da svolgere, la prego mi faccia passare, giuro che non romperò nulla e sarà come se non fossi mai stata qui!”. L'uomo alto, bruno, con barba e capelli lunghi a quel punto ha fatto una smorfia — “Non si tratta di questo” — ha detto gentilmente — “Mi preoccupo che possa farsi male signorina! Lei non è coperta da assicurazione e il riallestimento ha lasciato molto disordine non siamo in sicurezza se la faccio passare!”. Inutile dire che, nel frattempo, ero già sgattaiolata giù per il percorso che conduceva alle vetrinette tanto anelate. 
A quel punto l'uomo mi segue, ripetendo che, pure volendo, non avrebbe saputo indicarmi dove fossero le Matronae (naturalmente ci è voluto anche un po', affinché capisse di cosa stessi parlando: credeva cercassi un chip, e non un cippo delle Matronae — risate. 
E in quella corsa sfrenata (e vietata) alla quale si è unito silenziosamente mio padre ricalcando i passi dell'uomo che mi inseguiva incuriosito nell'area interdetta, eccole lì. In mezzo a tanti altri cocci, vetrinette, tavolini, penombre e raggi di sole che confondevano lo sguardo creando una nebbia luminosa intorno; eccole davanti a me: sacre, voluttuose, immerse nella danza che mi risuonava nel cuore, e sulla quale hanno incominciato a versarsi calde lacrime di dolcezza.

Cippo delle Matronae di Avigliana(To), I sec. d.c.; memoria della sorellanza sacra
di cui era intrisa la cultura celtica, poi assimilate dai romani.




Le Matronae danzanti di Biandrate(No), Carpignano Sesia(No) e Vercelli (Vc)
  fine I-II sec. d.c.; rinvenute su cocci di coppe.


 A quel punto il silenzio. Nessuno, né mio padre né l'uomo di buon cuore, trovarono il coraggio per interrompere quel contatto visivo, quel rispecchiamento tra me e le danzatrici. E in quei brevi istanti sospesi dal tempo e sospiri solenni; un patto invisibile si è suggellato: sapevo chi fossi, perché mi trovavo lì, e il motivo di tanta fatica per giungervi.

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Sorrisi, ringraziamenti e cuori in letizia - salutato l'uomo a cui avevo aperto il cuore, e forse la vista, dato che di lì in avanti dubito avrebbe dimenticato chi o che cosa fossero le Matronae; ho accontentato mio padre che tanto desiderava visitare l'area sabauda con le gallerie reali al piano superiore. Così, passando anche dalla famosa scala delle forbici, ci siamo immersi in quel viaggio che sapeva un po' di naftalina. 
Armati di pazienza, abbiamo attraversato le vare aree brandite dal caotico vociare di turisti e scolaresche. Ho fotografato alcune stanze, raccolto alcuni spunti, per me i più belli ed evocativi, di cui riporto gli scatti.



Nell'armeria

Nell'armeria

La Piazza Castello vista dai finestroni del Palazzo Reale

Nell'armeria

Dettagli dei Palazzi Reali

Giuseppina di Savoia Contessa di Provenza

La vista sulla Mole Antonelliana




La sala da pranzo


La sala da ballo

La scala delle forbici di Juvarra

Scesi di nuovo in Piazza Castello, ci siamo incamminati alla ricerca di un posticino dove gustare il Raviolino del Plin. Stanchi, ma entusiasti, abbiamo goduto di quel silenzio che avvolge la fine di un pranzo ben gustato, per poi rimetterci sul sentiero verso l'auto.

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La saponeria dell'Unicorno

Passeggiando in Via Lagrange, infine, un incontro fatato e inaspettato, con un simbolo, o meglio una figura a me molto cara: l'unicorno. 





La meravigliosa ed evocativa saponeria marsigliese La Licorne, La Savonnerie de Marseille, fondata da un piemontese, che ne ha aperto un unico punto vendita in Italia, proprio a Torino, la mia amata Torino; città natia e profondamente affezionata. 

Digressione Alchemica, L'Unicorno Secondo San Gregorio Nazianzeno, l'unicorno è simbolo di indipendenza per antonomasia, da lui va appresa questa coraggiosa virtù sacra. Sebbene la sua comparsa nella bibbia - in ben nove passaggi se non mi è sfuggito nulla - sia considerata frutto di una stortura traduttiva causata da un antico errore nel passaggio dall'ebraico al greco; è certo che la bestia solenne dal corno alessifarmacologico vi sia entrata di soppiatt,  facendo diffondere numerose interpretazioni cristologiche della stessa. 
In questo senso, l'unicorno viene legittimato come simbolo cristiano in quanto è l'unica creatura capace di affrontare da sola la sua strada verso dio. Verso il divino. Verso l'anima luminosa del mondo, che le appartiene. Mentre tutti gli altri animali vengono accoppiati dal volere divino per approdare all'arca di Noè, l'unicorno è l'unico a non essere incluso od invitato.

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Consigli di Viaggio Si consiglia vivamente di consultare il regolamento per l'accesso alle aree archeologiche chiuse al pubblico, che trovate qui.

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Sitografia

www.torinotoday.it
museireali.beniculturali.it

Diritti

Testo di proprietà di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.

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