Il Borgo Medievale di Torino e Il Parco del Valentino, camminando tra le vie di un altro tempo
Sovente affranta dalla dicotomia che mi abita e che, spesso, mi porta a dover dividere i miei cammini nel sacro da quelli nel profano, ho ad ogni modo organizzato al volo una gita fuori porta a Torino, luogo scelto di comune accordo con una compagna di viaggio lavorativo, in quanto perfetta città a metà strada tra le nostre differenti provenienze. Allora, non sapevo che il cammino che credevo profano, si sarebbe rivelato più sacro di ogni altro, conducendomi ad un luogo che, ad oggi, è entrato a far parte della mia lista di viaggio dell'anima.
Con la gioia nel cuore, per poter finalmente incontrare una persona che ritenevo - e adesso ritengo ancora di più - molto speciale; ho rinchiuso per un giorno quelle voci interiori che, spesso, mi dissuadono dall'uscire dalla mia ricercata solitudine, per lasciar emergere un sentimento di candida amicizia femminile che, lungo il tempo trascorso insieme, non ha fatto che crescere in intensità e bellezza.
Passeggiando tra le vie principali di Torino, che pur essendo la mia città natia, ho come la sensazione che tutto si sposti, ogni volta che la visito, regalandomi la percezione di visitare un posto nuovo; ci siamo recate alla nostra meta prestabilita, dove avremmo potuto conoscerci, chiacchierare e ridere a crepapelle di ogni più insignificante dettaglio: il Parco del Valentino.
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| La famosa panchina degli innamorati |
Immerse tra panchine avvolte dall'incanto, come la panchina degli innamorati, ed altre realizzazioni in legno molto suggestive; abbiamo incontrato diversi scoiattoli, alcuni in corsa, altri in arrampicata sugli alberi e sui piccoli pendii a bordo del tragitto, altri ancora buffamente intenti a mangiare con le guance gonfie di noci.
Curiosità di Viaggio La presenza dello scoiattolo grigio, alloctono, sta incoraggiando l'estinzione dello scoiattolo rosso autoctono. Gli esemplari che invadono parchi e giardini torinesi sono stati importati nel XIX secolo dal Nord America, ad opera dell'ambasciatore americano, e si sono poi diffusi rapidamente creando una vera e propria invasione.
Personalmente, quando scelgo di ricercare un contatto con la natura e con i suoi abitanti - animali e sottili - mi ostino a scegliere mete il più possibile rimaste lontane dal sentimento moderno che porta a sostituire, deturpare od addirittura annientare con l'artificialità ciò che un tempo era sano, naturale e prospero per principi ben lontani da quelli che oggi l'uomo sceglierebbe; tuttavia è anche giusto accogliere ciò che di buono si incontra, in ogni situazione, assaporando la gratitudine ad ogni passo. Notare la gioia sul volto della mia accompagnatrice, fra l'altro, non ha avuto prezzo: si sentiva libera, serena, felice della candidezza del nostro incontro; gravido di sorrisi, parole finemente scelte. Senza accorgermene, assopita dallo sguardo di Cinzia e dai suoi racconti, non ho fatto in tempo ad appoggiare il piede sinistro in prossimità del ponte levatoio, che lo sguardo mi si è riempito di meraviglia, nel rendermi conto di essere giunte, senza volerlo, ai piedi del tanto discusso borgo medievale; che onestamente non avevo mai visitato, non che io ne abbia memoria, almeno. Tu sai che, adesso, mi toccherà scriverne qualcosa e conoscerne ogni dettaglio, vero? — Ho esordito rivolgendomi a Cinzia, la quale, colpita dai miei ragionamenti intuitivi sugli affreschi che incorniciavano il portale, si è espressa con queste parole "altro che guida turistica, io devo andare con te nei musei!". E, in effetti, il borgo medievale di Torino è un vero e proprio museo en plein air, una fedele ricostruzione di un tipico borgo piemontese del Quattrocento, ultimata nel 1884 dall'idea dell'archeologo Alfredo d'Andrade e in onore dell'Esposizione generale italiana artistica e industriale.
Cenni storici
Sia il borgo medievale di Torino - accarezzato da una sponda del fiume Po - che il parco nei pressi di cui sorge, sono intitolati a Valentino ma, facendo un po' di ricerca, ho avuto conferma che il nome del borgo e del parco restano ad oggi immersi nel mistero, poiché le ragioni di questo battesimo restano occulte. Giunta dinnanzi al borgo, in effetti, ho potuto notare l'affresco con un soggetto dalle caratteristiche ferine sulla facciata del ponte levatoio, su cui avevo già avuto modo di fare un po' di ricerca quando un amico lì in visita mi chiese se lo conoscessi. Il mio primo pensiero è stato ricondurre quell' uomo selvaggio col bastone, l’homo selvaticus (simbolico guardiano posto a protezione dell’abitato e ammonimento a chi entrava) alle antiche illustrazioni che ritraggono le cerimonie romane dei Lupercalia, che si tenevano in prossimità di Febbraio (in particolare tra il 12 e il 15 del mese) in onore del Dio Lupercus, per ingraziarsi i suoi favori e difendere ovini e caprini dei loro complessi abitati dall'attacco dei lupi, soliti a procacciarsi cibo in quel periodo per via della fame accumulata nell'inverno.
Le scene con protagonisti i luperci (uccisori dei lupi) conservate in diversi affreschi, riportano infatti uomini selvatici col bastone, ricoperti di fango sul volto e vestiti da pelle di capre uccise in sacrificio al dio fauno; ripresi in riti dove gli animali venivano sacrificati e trascinati per le strade. Sebbene le origini dei lupercali siano incerte, non si esclude un legame con il mito della fondazione di Roma di Romolo e Remo, dove si tratterebbe di una reminiscenza di antichi riti di fertilità propiziati in onore della Grande Madre, in questo caso la Lupa. Da qui, il legame con l'accoppiamento e gli innamorati? A me piace immaginare che sia così e, in effetti, un altro indizio del legame con le antiche dee madri del nutrimento, è l'assimilazione delle antiche usanze di purificazione, legate al latte, proprie alle dee nutrici dette Matronae, di culti celtici a loro volta contaminati dal culto delle madri selvatiche come la Diana preindoeuropea e la grande Perchta, o Dama Bianca, figura celto-germanica tipica del folklore alpino che, guarda caso, nelle sue leggende è legata alla lupa selvaggia e alla caccia selvaggia tipica del folklore germanico-norreno; essendo la stessa un volto di Frigg/Freya (ciò che di più simile a una grande madre è rimasta nella mitologia nordica più recente).
Essendo altresì il borgo ed il parco intitolati proprio a Valentino, il santo che la chiesa ha sapientemente sostituito come simbolo dei festeggiamenti febbrarini, è stato naturale, per me, auspicare a un collegamento tra l'affresco dell'uomo selvatico e quella che potrebbe essere stata l'anima precristiana di quella che oggi chiamiamo Festa degli Innamorati. Non si dimentichi, peraltro, che l'influenza romana a Torino fu imponente: dalla parte opposta della città sorge in effetti il cosiddetto Quadrilatero romano.
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Pur non essendo un autentico, molte delle costruzioni interne richiamano alla perfezione il modello di edifici realmente esistenti come la Torre del Ricetto, che si trova a Oglianico, le decorazioni pittoriche che derivano dal Castello di Malgrà, nei pressi di Rivarolo canavese, e la casa di Bussoleno, che riprende i connotati di una dimora realmente esistente nel paese della Val di Susa.
Inoltre l'albergo dei pellegrini, dove sostavano viandanti in pellegrinaggio, richiama edifici realmente esistiti nel cuneese; così come la fontana con vasca rettangolare in pietra, che riporta la data 1484 in caratteri romani, è tipica dell'architettura dei borghi medievali sparsi in tutto il Piemonte. Anche la facciata della piazzetta dell'edificio sacro, oggi adibita a mostre ed esposizioni si ispira a quella del Duomo di Ciriè, di cui il frontone che sovrasta il principale, nonché la ghimberga, è una riproduzione fedele.
Altri edifici di riproduzione storica sono la Casa di Mondovì, ispirata a una residenza nobiliare trecentesca della cittadina piemontese; la Torre di Avigliana che si affaccia sulle acque del Po, e la meravigliosa Rocca (visitabile integralmente e recante interni mozzafiato) di cui purtroppo non ho potuto fare esperienza. Il borgo era infatti delimitato da transenne che impedivano libero accesso ad alcune aree, per via dei lavori di ristrutturazione. Ciò, ad ogni modo, non mi ha impedito di godere di ogni istante, di quel luogo d'incanto dove, per brevi attimi, mi è sembrato di trovarmi in una dimensione di profonda appartenenza, in accordo con molti sogni e visioni che mi attraversano l'inconscio sin da bambina.
Memorie di Viaggio In particolare ricordo un sogno, dove corro tra le vie di un borgo medievale stringendo tra le braccia un libro nero. Nell'immagine in movimento di questo ricordo dell'anima, con lo sguardo riesco a vedere la rue ed i miei piedi che si rincorrono cinti in stivaletti anch'essi neri, con la punta a triangolo, coperti in parte da una veste anch'essa nera, che smerletta oscillando tra i passi decisi e il cuore adrenalinico.
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Taccuino di Viaggio Passeggiando con Cinzia per le incantevoli ricostruzioni medievali di Torino, mi sono accorta che spesso non sono più io a cercare e a camminare il sacro, bensì è il sacro che cammina in me, e mi conduce, anche quando ne sono inconsapevole, alla sua casa, che è anche la mia, la casa dell'anima. Io non cammino, piuttosto, sono camminata. Io non attraverso, sono attraversata; e allora non sono più l'occhio che scruta, ma colei che è scrutata. Non sono più osservatrice di ciò di cui vado alla ricerca, invero, sono osservata dalla presenza silente che si offre gravida alla mia attenzione, poiché reciprocamente ci apparteniamo; forse a causa di legami che si intrecciarono in altra forma e in un altro tempo.
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Dopo la visita al borgo, ci siamo immerse nella ricerca di un posticino accogliente dove consumare un pasto corroborante, e dopo una lunga camminata costeggiando il Po, e superato il Ponte Umberto I, abbiamo incontrato all'orizzonte anche il famoso Monte dei Cappuccini, che tentava di specchiarsi nella acque del fiume con grazia.
Siamo dunque arrivate in Piazza Vittorio Veneto, dove ci siamo rifocillate al sole, presso l'incantevole Bistrot Clarissa, dove sono rimasta incantata dagli interni caratterizzati in shabby chic, che amo moltissimo. Le pietanze dolci facevano da padrone, illuminate dalle lucine dorate che imperlavano l'intero locale, persino l'area di accesso ai servizi, aveva le sue lucette!
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Altre fotografie
Colgo l'occasione per riportare altri incontri a tema lungo la passeggiata intorno al Po.
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Ultimato il momento del pranzo, abbiamo deciso di fare ancora un piccolo sforzo, recandoci alla Mole Antonelliana, dove ci siamo divertite a scattare fotografie gustando il gelato della cremeria artigianale.
E, infine, il ritorno alla stazione, i saluti colmi di gioia e sincerità, e il desiderio nel cuore di rivedersi il prima possibile, per realizzare altri contenuti di valore insieme. Insieme, la chiave dell'intero viaggio a Torino. Una parola che avevo dimenticato e, sulla quale, continuo a meditare da giorni, quasi incredula che questo stia accadendo a me, proprio a me.
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Per concludere, allego altri scatti della giornata insieme alla mia dolcissima accompagnatrice. Ne avrei moltissimi da mostrare, ma qui, nel mio diario di viaggio, cerco di essere il più possibile minimale, per lasciare che i ricordi si trasformino in immagini volatili e intangibili, e non riducano a qualcosa che perisce il tempo, come una fotografia, che un giorno, svanirà.
Consigli di Viaggio Attualmente la Rocca del Borgo Medievale non è visitabile poiché sono in corso i lavori di ristrutturazione, ma è comunque possibile deliziare gratuitamente delle vie del borgo, dove poter acquistare ninnoli a tema e souvenir. Il borgo è aperto dalle 9 alle 19 dal Lunedì alla Domenica.
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Sitografia
www.borgomedievaletorino.it
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Diritti
Testo di proprietà di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte.





























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