Il Ramo delle Streghe. Di Streghe e Verdi Bagliori sul Fiume Ticino.
Passata la foschia degli ultimi giorni, e nonostante i brividi di fresco iniziale, nel sabato che precede la Pasqua, mi sono avventurata nel reame frondoso di una delle diramazioni lombarde del fiume Ticino, che si snoda nella parte più settentrionale del parco lombardo, in sponda destra, prima di raggiungere il confine piemontese e il cui percorso detto anello delle streghe, può essere incominciato dalla centrale idroelettrica di Vigevano, oppure dalle parti della chiesa parrocchiale della Buccella; e termina nella frazione Villareale di Cassolnovo, in provincia di Pavia, che è anche il luogo da cui ho imboccato il cammino, percorrendone il tratto di mio interesse procedendo a ritroso; inizialmente un po' disorientata per le indicazioni dei passanti, non sempre chiare, per poi ritrovarmi in un luogo talmente luminoso, sereno e familiare, da aver acquisito in pochi istanti una certa confidenza. Ma prima di trovare il giusto imbocco per il ramo, ho fatto un tentativo che mi ha condotta a una strada chiusa, dalla quale sono dovuta ritornare all'auto, che avevo parcheggiato su un pendio, per spostarmi verso la zona Buccella e dirigermi a Villareale per poi addentrarmi nell'area boschiva interna.
Sul percorso sbagliato, che dava su un punto del ramo ma non rendeva possibile l'accesso se non ai privati, ho incontrato una casa abbandonata che ristrutturata sarebbe un vero incanto, il tipico luogo dove mi piacerebbe abitare; e mi sono inoltre imbattuta nel maneggio che prende il nome dal Ramo delle Streghe, dove ho preso confidenza con un cavallo molto docile, nonostante la staccionata a separarci e il paraocchi che gli impediva la vista.
Giunta all'ampia distesa verde che accompagna all'imbocco della stradicciola fiabesca che conduce alle sponde del ramo, ho subito notato le meravigliose alghe brillanti che sfilavano sulla superficie dell'acqua a tappeto e che, secondo le leggende locali, potrebbero essere i capelli delle donne che un tempo, proprio lì, si radunavano in segreto per svolgere riti magici. Uno dei loro appuntamenti, avvenne di sabato, in una notte di luna piena ed ebbe lo scopo di purificare l'animo di una delle sorelle del cerchio, tuttavia si risolse tragicamente: secondo il racconto locale della lomellina, infatti, il demonio stesso prese possesso della situazione, trascinando prima la donna affetta dal male, che si trasformò in un'enorme alga; e con sé tutte le altre a catena, forse perché nel tentativo di tenere a galla la prima scivolarono giù nelle acque smeraldine.
L'unico tratto rimasto delle presunte streghe, e della presunta vicenda di possessione (che senz'altro è una rivisitazione cristiana di una storia più antica dove il demonio cosiddetto nemmeno esisteva) furono proprio le caratteristiche alghe, che ancora oggi giacciono liete a ondeggiare sulla superficie delle acque, rapendo lo sguardo dei visitatori e disegnando ataviche fantasie negli animi.
A ogni modo, secondo quanto ipotizzato, non si trattò di un caso isolato, bensì fu per molto tempo una abitudine delle donne di potere del luogo, unirsi per il famigerato Sabba, e pare che i testi a cui le streghe si ispiravano per la guarigione della loro compagna malata, discendevano direttamente dal verbo dei celti, forse, come reminiscenza di un tempo molto addietro, dove i druidi avrebbero praticato riti di magia e purificazione proprio su quelle sponde che oggi, tra verdi bagliori e cangianti brillii, mi hanno permesso di assorbire il loro audace potere ed il loro canto inabissato.
Curiosità di Viaggio L'origine della parola sabba è poco chiara. Pare derivi da un rapporto con il numero sette, e pare anche non essere una parola di derivazione del cerimoniale giudaico, ma potrebbe avere radici etimologiche nel verbo s'ebattere (giocare) a prova dell'originario sentimento di gaiezza che, sin dalla notte dei tempi, animò le praticanti delle vie dell'incanto e della consapevolezza naturale; tutt'altro dal sentimento diabolico che la chiesa ha poi attribuito agli abitanti delle campagne in cui viveva ancora il vagito dei riti intitolati alla Grande Madre e alle sue potenze sottili e acquatiche, di cui il Ramo delle Streghe è chiaramente intriso, in quanto potrebbe essere eredità di un sentire molto antico. Tale termine, così come il termine esba, che indicava appuntamenti più specifici e particolari dedicati a pochi adepti, venne coniato da Estebène Cambrue.
Quella ospitata dal ramo delle streghe, è una natura d'armonia e di bisbigli, e flebili sibili di vento che spogliavano gli alberi spettinando petali bianchi a roteare fino a adagiarsi sulle acque limpide, e ad imperlare le inflessioni della luce e i movimenti dei timidi rami gravidi di energia primaverile.
Curiosità di Viaggio Tutt'oggi, si tratti di leggenda o di realtà, le alghe fanno inceppare le barche che navigano il ramo, facendo incorrere i pescatori, che vi si recano numerosi per via della copiosa varietà di pesci e anfibi che lo abitano, in spiacevoli disguidi. Che si tratti delle streghe, ormai trasformate in spiriti delle acque, che fuorviano deliberatamente gli uomini nella nebbiolina verde, emettendo un pallido languore e sventolando i loro lunghi capelli vellutati?
Digressione di Viaggio Il tema della donna e strega che si assenta al sabato, e nelle notti di luna piena, è senz'altro ricorrente nell'immaginario tradizionale europeo, si pensi alla sirena alchemica Melusina, che dopo aver ceduto la sua mano a un conte francese, gli fece promettere di non essere disturbata ogni volta che sarebbe giunto il sabato - dall'ebraico shabbat, giorno di riposo - ma quando la promessa venne infranta e l'uomo scoprì che alla donna compariva a contatto con l'acqua una coda di pesce, ella dapprima svenne, poi fuggì per scomparire per sempre nelle acque del mare e la casata dei Lusignan subì sventure, dato che la sirena appariva alle porte del castello lanciando grida funeste ogni volta che uno dei membri della stirpe stava per passare ad altra vita. Persino i re di Francia vennero colti, in un secondo momento, dalla stessa sventura e alcune importanti famiglie alterarono il loro lignaggio per includervi Melusina, probabilmente per ingraziarsi la sua benevolenza...
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Passeggiando lungo il sentiero dell'anello che costeggia il ramo delle streghe, mi sono abbandonata a sentimenti di candidezza e beltà. Le penombre degli alberi, e le foschie della luce che irroravano tra le foglie baciando l'aria leggera, mi donavano una tenue sensazione di pace, nella quale vedevo dissolversi la mia identità, che ho lasciato cadere tutt'intorno a me, come la pelle di un serpente, accolta dalle mani della madre verde; per vestirmi di un rinnovato modo di sentire che ho scelto di portare con me.
Taccuino di Viaggio Senza farlo apposta, anche io mi sono unita al cerchio di sorelle, ormai intangibili, di sabato, e nel periodo di luna piena del mese; ci troviamo infatti sotto l'egida della lunazione della lepre. Proprio quando si smette di comunicare con il suono della parola, e si incomincia a comprendere una lingua più lontana e sottile, ci si cala in una consapevolezza aurorale, dalla quale è possibile scaturire intuizioni profonde che ci trasportano verso l'essenza delle cose che ci assomigliano, unendoci al cerchio che ci spetta, che non sempre è fatto di persone e luoghi sondabili, ma a volte necessita di travestirsi di un incanto arcano, invitandoci a un sabba segreto, visibile solo a noi e a poche altre o pochi altri.
Il Ramo delle Streghe è un sito che va visitato più e più volte, adesso che conosco bene il sentiero, senz'altro lo aggiungerò a far crescere la meravigliosa lista dei miei luoghi dell'anima, non vedo l'ora di ritornare a passeggiare tra le sue nebbioline brillanti e i suoi brillii, che danzavano a qualsiasi altezza dello sguardo, nel cielo, tra le foglie, sulle distese verdi tutt'intorno e tra le onde. L'acqua era dovunque, non solo proveniente dal Ticino, responsabile della formazione dei vari Rami, ma nella sponda sinistra, i lembi dei boschi, tra cui sono ospitati anche carpini bianchi e giovani farnie, erano attraversati da pittoreschi corsi d'acque risorgive, ad esempio la Roggia Don Antonio o Del Fortino. Peccato non aver potuto ammirare la fioritura delle ninfee, del ranuncolo giallo e delle iris, di cui, almeno il tratto che ho visitato, era ancora spoglio.
Altre fotografie del bosco dove sorge il ramo
Decisi di visitare il Ramo delle Streghe già da molto tempo, attratta dalle acque e dalle pittoresche imbarcazioni che scorgevo negli scatti che trovavo sul web. Mentre ero in cammino temevo che non ci fossero più, ma dopo una lunga ricerca del tratto del ramo che avevo visto in fotografia, graziose erano lì, tutte per me.
E, infine, l'immancabile giretto in Piazza Ducale a Vigevano, dove insieme al mio accompagnatore ho gustato un pranzo caratteristico presso il ristorante Verdesalvia di Filippo Lazzaroni, dove i vegetali utilizzati nella cucina sono a chilometri zero e per questo il posticino, quasi esotico per via della creatività caratterizza la scelta stilistica e la varietà dei piatti, è davvero molto apprezzato.
Taccuino di Viaggio “Dalla toccante giornata di esplorazione, in cammino su uno dei molti sentieri della mia anima, mi porto il benessere del verde, la brillantezza dell'aura fatata che abitava ogni angolo del Ramo delle Streghe, e l'essenzialità di un luogo semplice, che si è tradotta in un silenzio meditativo dal quale, ne sono certa, faticherò a uscire, poiché ha molto ancora da dirmi”.
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Dettagli Faunistici
I boschi dove il Ramo delle Streghe e altri rami lombardi del Ticino si dispiegano cono costituiti prevalentemente da Ontaneti, complessi formati quasi esclusivamente da Ontano nero e popolazioni di Salice bianco, Pioppo nero, Robinia, oltre che da una piccola pineta di Pino strobo. Tutta l'area è ad alta vocazione agricola, costellata di coltivazioni di mais, riso e pioppo ibrido, tuttavia la presenza di molti corsi d'acqua e rami abbandonati sul fiume, come quello dei Prati e quello delle Streghe, favoriscono una presenza faunistica numerosa di anatidi e ardeidi. Numerosi sono anche i rapaci come la Poiana, l'Astore e il Falco di Palude, Colombacci, Folaghe e anatre tra cui Germani reali, Morette, Alzavole e Fischioni, e decine di Cormorani, Aironi bianchi maggiori e Cenerini, e Garzette. Tra i mammiferi sono stati segnalati la Lepre, la Volpe, il Cinghiale e il Capriolo, e la minilepre, introdotta nel parco ma che sta minando l'equilibrio della lepre europea autoctona. Un altro mammifero che è possibile avvistare mentre nuota fra le acque è la nutria.
Indicazioni di Viaggio
Se volete immergervi in un percorso di circa una decina di chilometri a piedi, consiglio le indicazioni che trovate in rete, che però sono approssimative, se si vuole conoscere la parte più mistica e abbandonata del ramo. Se quindi è di vostro interesse percorrere direttamente le aree della leggenda, vi consiglio di giungere in auto direttamente alla frazione Villareale, proseguite seguendo una cartina fino all'area che porta all'interno del paese, e noterete quasi subito un facile accesso ad una area ampia e verdeggiante, che nasconde il ramo, ma che ospita una serie di cartelli su cui è indicato il Percorso delle Streghe. Proseguendo dritto, nella direzione del sentiero battuto in mezzo al verde, formatosi prevalentemente per l'erosione causata dai pellegrinaggi che negli anni si sono susseguiti, non potete sbagliarvi. Riconoscerete le alghe stregate, il ramo, e più avanti gli altri elementi sopraddetti.
Note
(1)La leggenda del Ramo delle Streghe, disponibile in rete in diverse versioni, è tratta solo per brevi cenni da www.ilpiedeverde.it.
(2)La terminologia del Sabba è tratta dal libro Le Streghe nell'Europa Occidentale, Margaret A. Murray, Edizioni della Terra di Mezzo, p. 83, 2012.
(3)La storia di Melusina qui brevemente citata è tratta dal libro Il Fantastico Mondo delle Creature d'Acqua, Le doti magiche delle creature acquatiche, le leggende e i miti di cui sono protagoniste, le tecniche per evocarle; D.J. Conway, Casa Editrice Armenia, 2005, pp. 23-26
(4)I dettagli faunistici sono raccolti dalla legenda che introduce all'Anello delle Streghe, qui riportati integralmente.
Diritti
Testo e fotografie di proprietà di Claudia Simone. Vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte







































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