Il Ponte delle Sirenette di Milano e il Delicato Laghetto di Giada

Lo scorso venerdì pomeriggio ho deciso che non mi sarei persa per nessun motivo al mondo il Ponte delle Sirenette di Milano, dato che, affacciandomi alla finestra della mia camera uno splendido cielo terso e lievemente increspato da lattee nuvole mi chiamava a sé, come una argentea luna piena attira a sé le onde del mare. Così, in breve ho organizzato una gita a cui anelavo da circa un anno, una gita a Milano, sapendo che, negli interni più misteriosi e nascosti del Parco Sempione, a cui si giunge accedendo direttamente dalla Piazza dell'Arco della Pace, ci sarebbero state quattro sinuose figure femminili bicaudate ad attendermi. 



Le Sorelle Ghisini, così le chiamano, per via del fatto che le quattro statue delle sirene poste sui quattro estremi del ponte, detto, appunto, delle Sirenette, sono state realizzate completamente in ghisa. Il ponte, costruito su progetto dell’architetto Francesco Tettamanti, è stato inaugurato nel 1842, quando a Milano regnavano ancora gli Asburgo, ma originariamente si trovava sul naviglio che scorreva in contrada San Damiano, nel punto che oggi collega via Borgogna e via Pietro Mascagni attraversando via Uberto Visconti di Modrone. Queste ed altre notizie, facilmente reperibili in rete, e con mia profonda gratitudine, non sono però ciò che più mi ha colpita della storia, sia del ponte - che è stato il primo ponte metallico ad essere stato costruito in Italia - che del parco...

Le testuggini in riva al laghetto artificiale



Girovagando nei dintorni della romantica costruzione  (in attesa che lo sciame di fastidiosi visitatori diminuisse) e giocando con lo sguardo ad acchiappare i piccoli pesci che nuotavano nel laghetto artificiale color giada, su cui il ponte è posto, e da cui è possibile ammirare, in lontananza, il Castello Sforzesco; la mia silenziosa contemplazione è stata sorprendentemente interrotta da un anziano signore che mi è venuto in contro sorridendo sotto a dei baffi da Gandalf e ha insistito affinché stessi ad ascoltare l'intera storia del parco e tutte le sue leggende.

Il Castello Sforzesco



La delicatezza dei piccoli pesci nel laghetto color giada

Origini e poteri delle Sirene

Secondo quanto detto “dall'unico milanese superstite”(così l'uomo si è definito) le sirenette sarebbero una vera e propria testimonianza della presenza di un antico spirito femminile che un tempo vegliava sulle coppie dei giovani innamorati, ai quali, per mezzo dell'intercessione delle sirene, veniva concessa la benedizione di un amore sincero, nobile e duraturo, e a cui veniva elargito il dono della prosperità se ne avessero toccato le generose curve; usanza che, tutt'oggi, viene onorata dalle coppie di innamorati nel giorno di San Valentino. Toccarne i seni avrebbe portato fortuna, il ché non mi sorprende affatto, dato che le sirene  potrebbero essere una  eredità delle benevole dee pregreche dalle sembianze di uccello, che nell'Antica Europa Matriarcale si credeva avessero il potere di creare, nutrire e guarire, in quanto Dee dagli attributi galattofori(2), il cui zampillo salvifico persiste tutt'oggi attraverso le Madonne del Latte cristiane. Le Madonne di Napoli, per esempio, città che secondo lo storico erudito napoletano Antonio Silla è stata fondata da una Sirena, nonché Partenope; “sono tutte regine del mare, reincarnazioni di forme antiche di Sirene: il loro culto, oggi ancora, è più pagano che cristiano”(3). In effetti, le sirene primigenie, secondo fonti classiche (che sono soltanto alcune gocce nell'oceano della vastità di testimonianze rinvenute sul loro conto, in ogni parte del mondo) non si trovavano in mare, bensì erano vergini fanciulle che vivevano su un prato fiorito(4), lo stesso su cui Persefone e sua madre Demetra regnavano armoniosamente, secondo la versione pregreca del mito, purificata rispetto agli attributi violenti, quali il ratto della fanciulla ad opera di Ade, inseriti forzatamente dalla mitologia patriarcale(5). Da ciò si evince che gli scogli, per le sirene, sarebbero arrivati soltanto più tardi, con le parole di Virgilio, nell'Eneide(4).




Le quattro statue, non solo hanno resistito a centocinquant'anni di cambiamenti della città (sia morfologici, che di altra natura) ma tutt'oggi si possono notare dei lucchetti posti in prossimità delle code delle sirene, lì posizionati da parte di tutti coloro che vi affidano il proprio amore, forse perché – a differenza di quanto parte della mitologia classica ha voluto farci credere – le Mer-maids, (e si pensi che anche Freya, giunta nel pantheon eddico con le ondate indoeuropee dall'Assua; ovvero l'Asia, la famigerata Asgard; come antica dea uccello dell'amore travestita da falco, originaria della Frigia, presso alcune tribù germaniche ebbe epiteto di Mar-doll e Syr); le vergini del mare, non sono state bandite dalla Dea Afrodite! lLa dea greca, in quanto dea dell'Amore, volto più recente della più antica Syria, Dea delle Sirene per antonomasia che ancora ha radici nella Grande Signora degli Animali Mesopotamica; si dice che avrebbe rifiutato la Sirena per via della sua natura “admete”, nonché di vergine non domata, e pertanto non dotata di attributi amorosi confacenti i bisogni dell'uomo. In realtà le sirene, prima di ricevere la contaminazione del mito patriarcale, erano creature a Lei sacre, nonché sue dirette messaggere: attraverso di loro Ella perpetra i suoi doni di amore, e di sprizzante bellezza, anche a Milano che, pur non essendo sul mare, ne custodisce un flebile vagito, uno stridente canto marino. Cito ciò in virtù dell'etimologia stessa della parola sirena; che deriverebbe secondo una delle interpretazioni proposte in Atlante delle Sirene di A. Grieco, dal termine seirenes che, nella versione greca del libro di Isaia, traduce il termine tannim, plurale di tan, con cui viene indicato un misterioso animale capace di emettere suoni acuti ed inquietanti, che la maggior parte dei lessici associa ai serpenti, alle civette, o agli sciacalli(6).

Citazione di viaggio 
Quello delle Sirene è un grido che giunge dall'abisso della madre inascoltata, irrompendo nella sordità in cui gli esseri umani errano, trafiggendone la vacua menzogna con lama tagliente”. — Claudia Simone


Non appena sono arrivata, in effetti, superata la mia insofferenza alla folla; la prima impressione che ho avuto è stata quella di una piccola Verona, di cui le sirenette son giuliette. A
 detta del mio anziano ed erudito interlocutore, all'epoca della Grande Guerra volevano fondere le quattro statue per adoperarne il materiale a scopi bellici, ma per fortuna (e, forse, non solo di fortuna si è trattato) sono state risparmiate.


Ed ecco che, intatte, se ne stanno sul ponte, avvolte da un velo di nebbia verdolina, una sorta di nube magica chiaramente percettibile che, attraversando il ponte, mi è sembrato di penetrare, e di portarne qualche leggera sfumatura via con me, nel cuore, dove ne custodirò il valore gelosamente, come del resto bisogna fare con tutto ciò che è sacro od importante. 


Curiosità di Viaggio, La Fantasma del parco
Si narra che il fantasma di una donna aleggi fra le vie del parco, soprattutto al crepuscolo e durante la notte. L'entità, però, sembrerebbe essere scomparsa dal 1970, poiché da quell'anno sono stati sempre meno i casi di avvistamento, finché nessuno ne ha più parlato...


Mentre ascoltavo le parole del gentiluomo una agghiacciante sensazione di antica verità mi ha improvvisamente angosciata. Un soffio, un leggero tremore di foglie ha accarezzato il ponte, imperlato dagli incandescenti bagliori che le acque, penetrate dal sole, vi riflettevano sopra e mi sono ammutolita, invitando ciò che forse troppo a lungo, in quel parco, è rimasto inascoltato, ad esprimersi. Il caos della città deve aver mutilato la voce delle antiche entità che vegliavano il parco e le statue stesse (che probabilmente allo stato attuale sono considerate da molti soltanto degli oggetti inanimati) analogamente potrebbero aver perduto il loro antico potere propiziatorio, dato che il solo valore loro attribuito, oggi come oggi, potrebbe essere puramente storico o confinato all'ambito di sciocche e superate superstizioni.


L'acero illuminato dal sole, che sembrava una meravigliosa illustrazione di Alan Lee 
o Brian Froud



Taccuino di Viaggio 
“Ovunque puntassi lo sguardo, veniva ferito da bagliori incandescenti. La natura, tutta, sembrava riflettere un arcano, sirenico meriggio”.


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Citazione di Viaggio 
In lei ritrovava(…) una soavità che a Milano mai aveva visto negli occhi di alcuno, e gliene veniva un sentimento pacato e grave del segreto dell'Universo, di tutti gli abissi che ci circondano e, molto probabilmente, della loro bontà”. — Anna Maria Ortese, L'Iguana, Adelphi, Milano 1986

Così Anna Maria Ortese esprime quella che definirei la nostalgica impossibilità di parlare(7) generalmente attribuita alle creature delle acque, attraverso le parole di Don Carlo Ludovico Aleardo di Grees, nonché il Daddo, che nel romanzo sopra citato (ambientato nell'immaginario di una Milano degli anni sessanta) si innamora di Estrella, una delicata fanciulla del mare fatta di povertà, di silenzio e di cenere, che incontra durante un viaggio verso l'Isola di Ocaña, al largo del Portogallo, oltre lo Stretto di Gibilterra. Estrella, creatura acquatica femminile verdissima e dall'aspetto di una lucertola alta quanto una bambina, sembra essere stata a poco a poco privata della sua voce. Ammutolita, Estrella, comunica con curiose gestualità che mettono a dura prova un Ulisse dagli attributi totalmente differenti rispetto a quelli omerici, poiché, il Daddo, fuggendo da una Milano ormai industrializzata e caotica per avventurarsi oltre la sconfinata vastità del mare, conduce in un certo qual modo il lettore a domandarsi se il vero mostro sia da considerarsi una donna iguana senza voce, o il tipico uomo borghese.


Mai come in quel momento, durante la contemplazione solitaria del ponte, e del meraviglioso laghetto luminescente su cui sorge, il romanzo della Ortese mi è stato caro. Ho scoperto che i libri, quasi sempre, giungono nelle nostre mani proprio nell'istante in cui si ha bisogno di riceverne il particolare messaggio che hanno da dare.


Curiosità di Viaggio, La nascita del panettone Una leggenda locale del Parco Sempione, che sorge su quello che un tempo era il parco ducale visconteo dei Signori di Milano, narra una delle numerose versioni della nascita del panettone. Secondo questa storia, che non avevo mai ascoltato (probabilmente poiché si tratta di una particolare leggenda locale) il cuoco di corte nella notte della vigilia di Natale fece cadere l'impasto del dolce nell'acqua, che a quel punto crebbe magicamente e così tanto da esplodere in un enorme panettone colmo di canditi, che illuminarono l'intero parco tramutandosi in tantissime lucine colorate, che finirono ovunque fino a ricoprire l'albero di Natale. Un tempo il parco era un vero e proprio bosco composto prevalentemente da querce e castagneti: non è difficile immaginare una tale esplosione di magiche luci durante una bianca notte d'inverno di una Milano di molto, molto tempo fa...


Curiosità di Viaggio, la nebbia di morte Un'altra leggenda narra che il Ponte delle Sirenette venne spostato dal naviglio che poi venne interrato, poiché v'era una antica convinzione legata alla nebbia, che avrebbe reso pericoloso l'attraversamento del ponte, ispirando tendenze suicide nell'animo dei passanti. Scoprire questa leggenda locale, per me è stata una vera e propria conferma, dato che narra di un sentire che è da sempre parte di me, e di cui ho trovato riscontro nelle numerose ricerche fatte negli ultimi mesi sulle sirene ma anche, più in generale, sulle fanciulle delle acque, che sembrano essere intimamente vicine a chi, incapace di adattarsi, finisce per vivere nell'altrove, uccidendo, per così dire, la parte di sé che ad esse è in parte ancorata, per abbracciare senza ritegno una natura altra. Le sirene, che sono per eccellenza le creature della nostalgia e della melanconia, sono anche, come accennato,  l'emblema del femminino sacro antico e inascoltato poiché, private della loro voce, e deturpate dalla mitologia greca patriarcale dei loro originari attributi benevoli, sono state costrette secondo diverse interpretazioni del caso a fuggire, privando l'uomo del loro canto per sempre, e lasciando alle loro spalle soltanto una candida e bianca schiuma, gettando l'umanità nella sordità più drammatica di cui, peraltro, i nostri tempi sono parossismo. Del resto, questo è il destino di una genia che ha preferito ricorrere all'espediente della cera o ad altri sonori inganni pur di non ascoltare la spietata voce della verità di cui, le antiche dee delle acque, erano e sono indiscusse custodi.


Citazione di viaggio 
Il solo modo che l'uomo ha posseduto, per lungo tempo; per sfuggire al canto – o all'inquietante silenzio – di una Sirena, è stato mutilarle la voce. La narrazione che di loro ci è giunta, attraverso le mitologie più conosciute e fuorvianti; non è altro che un racconto distorto del femminile selvaggio, scelto a tavolino dagli uomini per gli uomini”. Biancaspina




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Altre fotografie del Parco Sempione








Sitografia

www.tastingtheworld.it
www.milanoincontemporanea.com


Note e bibliografia


(1) La Poetica del Fanciullino di Giovanni Pascoli, Il Fanciullino, 1897
(2) Si vedano gli studi di Marija Gimbutas, Le Dee e gli Dei dell'Antica Europa, Miti e Immagini del Culto, Traduzione a cura di Mariagrazia Pelaia per Stampa Alternativa, p.118
(3) Douglas N., La Terra delle Sirene, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1972, p.12
(4) Le Sirene Esistono, Storia di un Mito Divenuto Simbolo, Fiaba, Realtà; Elissa Piccinini Ottolibri Edizioni 2014, p. 23
(5) Le Dee Perdute dell'Antica Grecia, Charlene Spretnak, Le Civette di Venexia, 2010, pp. 109 - 117
(6) "Sirene del Deserto", in Per un atlante antropologico della mitologia greca e romana, numero speciale de I Quaderni del Ramo d'Oro, 2012, pp. 151-176, cit. in Atlante delle Sirene di Agnese Grieco, Edizioni il Saggiatore S.r.l., Milano 2017
(7) In Aurora, Friedrich Nietzsche, Gli Adelphi eBook


Diritti

Testo e fotografie di proprietà di Claudia Bianca Simone. Nessuna parte di questo articolo può essere citata né utilizzata in alcun modo senza il permesso scritto dell'autrice.

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